Per sconfiggere l’intolleranza

Nel nostro Paese gli episodi di intolleranza verso gli immigrati in questi ultimi tempi si sono moltiplicati. L’avversione per chi viene considerato diverso è sempre esistita in ogni gruppo, sia esso nazionale, sia semplicemente tribale, però dopo le catastrofi del secolo scorso, da essa in buona parte generate, si pensava ormai messa da parte, sparita. Purtroppo oggi essa riemerge prepotentemente. Scrive Maurizio Molinari in un suo articolo: ” L’avversione per il prossimo è il più pericoloso dei virus perché annebbia la mente, trasforma la conoscenza in un avversario e conduce su una strada disseminata di conflitti, dunque senza uscita. L’antidoto più efficace contro questo demone è la forza della ragione: il razzismo ha causato nel Novecento 60 milioni di morti e la distruzione dell’Europa, perché resuscitarlo?” L’intolleranza è inoltre alimentata dall’insicurezza collettiva, capace di allontanare i cittadini dalla democrazia per affidarsi a chi si proclama con maggior enfasi autentico paladino del bene. Offuscata la ragione, magari ad arte, non si ricerca più la soluzione ai veri problemi, ma ci si lascia trascinare dall’avversione per quello che consideriamo nemico. Nell’Italia “sovranista” i principali nemici vengono identificati negli immigrati, nei rom, nell’euro, nell’Europa.

Per sconfiggere l’intolleranza occorrerebbe utilizzare il consenso popolare per varare utili riforme: da un nuovo modello economico, che produca anche giustizia sociale, all’integrazione capace di divenire motore di crescita, all’applicazione delle leggi già esistenti, ma spesso trascurate, ai controlli efficaci, alla lotta alla corruzione, alla salvaguardia ambientale. Dice ancora Maurizio Molinari: ” Se intraprenderà la strada delle riforme il governo si guadagnerà sul campo il merito di aver dato un nuovo orizzonte al nostro Paese, se invece preferirà scagliarsi contro nemici vicini e lontani si assumerà la responsabilità del ritorno dei demoni. Il bivio è fra la scommessa su un futuro migliore e il ritorno al passato più buio. Fra fedeltà alla Costituzione e rincorsa degli istinti più pericolosi che albergano in ognuno di noi”.

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Verso la fine dello Stato di diritto?

Il nostro governo sta focalizzando la propria attività sul problema immigrazione, ben poco invece ha dimostrato di fare finora per tutte le altre profonde necessità del Paese. D’altro canto Salvini i consensi li ha ottenuti proprio grazie alla politica anti-immigratoria. I due recenti casi della nave Diciotti ci costringono a parlare di diritto nazionale ed internazionale, oltre che di diritti umani violati. Netto, al riguardo, il giudizio di Medici senza frontiere, attraverso le dichiarazioni di Marco Bertotto: “Il governo italiano sta facendo una battaglia in netta violazione degli obblighi internazionali… E’ un braccio di ferro fatto sulla pelle delle persone”. Non si può infatti chiedere che intervenga la guardia costiera libica (alla quale abbiamo fornito delle motovedette) per ricondurre i migranti in Libia o minacciare di farlo. Esiste l’obbligo del non respingimento, sancito da sentenze, ormai assodate, della Corte europea. Ricorda ancora Bertotto: “Discutere ancora che in Libia ci sia il “porto sicuro” è una cosa che lascia stupiti. E che questo debba essere fatto con la responsabilità e la complicità delle autorità italiane è inaccettabile. La portavoce della Commissione è stata esplicita sui regolamenti UE e sugli obblighi degli Stati in questa materia e sul concetto di porto sicuro, e ha ribadito che nessuna nave europea può riportare in Libia le persone”.

Ma veniamo ad un nuovo episodio: il caso del ministro Salvini “indagato” dalla Magistratura. A quanto sembra il ministro ha trattenuto per vari giorni ed abusivamente, sulla nave attraccata al porto di Catania, profughi ed equipaggio e ciò in assenza di leggi che lo prevedano o lo permettano, essendo in gioco la libertà personale. Dice Ugo De Siervo su La Stampa: “il ministro dell’Interno, che pure ha giurato fedeltà alla Costituzione repubblicana, sembra aver dimenticato che uno dei fondamenti del nostro sistema costituzionale consiste nel rispetto del basilare principio di legalità, secondo cui le autorità pubbliche, ivi compresi i ministri, possono utilizzare soltanto i poteri che sono previsti e disciplinati da leggi apposite, specie se in gioco sono le libertà delle persone”. La legislazione vigente infatti disciplina l’espulsione dei migranti irregolari attraverso procedure, organi e garanzie. Non parla di coloro che giungono da noi, anche in modo irregolare, per chiedere la tutela di alcuni essenziali diritti umani (diritto d’asilo). Saranno gli organi competenti a decidere sulla fondatezza o meno di tali richieste. Giustamente De Siervo annota che: ” è del tutto contrastante con il nostro sistema costituzionale che un ministro possa, al di fuori di ogni disciplina legale, decidere di far riportare indietro un immigrato, per quanto irregolarmente entrato, o addirittura di trattenerlo nel territorio nazionale, impedendogli però di esercitare i diritti che Costituzione e leggi gli riconoscono”. Nell’operato di Salvini appare dunque la pretesa assolutamente fuori legge di decidere lui sulla libertà delle persone.

Dobbiamo poi prendere atto di un’altra stortura giuridica che sta prendendo piede, una sorta di “pensiero giuridico affine al “salvinismo”, che potremmo definire come la teoria della superiorità della volontà popolare rispetto allo Stato di diritto” come fa rilevare Sofia Ventura (La Stampa, 30/08/18), una teoria per giustificare azioni giuridicamente incomprensibili. In sostanza, secondo tale teoria, se Lega e M5S hanno la maggioranza in Parlamento, quindi esprimono la volontà popolare, sono insindacabili e quindi possono inibire anche l’intervento della Magistratura. Le gravi conseguenze che ne deriverebbero sono facilmente intuibili: la vera democrazia è a rischio. Possibile che la Storia non insegni nulla… Continua ancora Sofia Ventura: ” Nelle democrazie in crisi possono sorgere forze che pretendono di portare nuove, facile soluzioni ai problemi forzando le regole. E’ in questi casi che la capacità di discernimento diventa fondamentale. E sarebbe un errore pensare che essa dipenda dall’istruzione o dal ceto sociale. Dipende da qualcosa che è in noi e che ci rende sensibili o insensibili all’ingiustizia. Non è perciò sufficiente possedere una cultura giuridica per trasformarsi in difensori dello Stato di diritto. Specie se si è dimentichi che il diritto non serve solo i comando, ma è anche e soprattutto al servizio della persona.

Aggiungiamo da ultimo che nel progetto politico dei cosiddetti governi “sovranisti” comincia a delinearsi più chiaramente l’attacco allo Stato di diritto ed alle libertà individuali che esso garantisce, basti guardare all’insofferenza per le garanzie costituzionali, che derivano dal controllo della legalità operato sul governo da una magistratura indipendente e dalla libera stampa.

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Ponte Morandi: fatti, non propaganda

A poche ore, forse anche meno, di distanza dal crollo del ponte Morandi a Genova, i nostri due vice-presidenti del Consiglio hanno parlato di revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, di “chi sbaglia paga”, il tutto senza ovviamente conoscere le cause che hanno determinato il crollo della struttura. Ora, in un Paese civile è sacrosanto che chi negligentemente commette errori a causa dei quali inoltre, come a Genova, perdono la vita decine di persone, debba pagare, ma le colpe vanno provate, anche perché quelle prove potrebbero servire ad evitare altri disastri. In un Paese civile poi tale iter va svolto bene e celermente. Se ciò non avviene, ci troviamo di fronte a semplice propaganda di una politica che è stata definita “populista” e “sovranista”. Tale politica implica tre passaggi, come ben illustra Giovanni Orsina (La Stampa,17 agosto 18): “essa deve rispondere istantaneamente a qualsivoglia esplosione emotiva dell’opinione pubblica. La risposta, in secondo luogo, deve identificare un capro espiatorio contro cui l’indignazione possa sfogarsi. Infine la politica deve garantire che il capro espiatorio sarà sacrificato… La rapidità con la quale questa trappola politica e comunicativa deve scattare è, ovviamente, del tutto incompatibile con la ricerca delle responsabilità, tanto più quando ci si trovi davanti a una questione complessa come il crollo del ponte Morandi… I Paesi civili puniscono i colpevoli, quelli barbari sacrificano i capri espiatori”. Inoltre, ci chiediamo: la colpa è proprio solo della società Autostrade? Stefano lepri (La Stampa, 18/08/18) sintetizza così: “In concreto se la società Autostrade ha sbagliato, lo ha potuto fare a causa del rapporto non trasparente, ambiguo, tra Stato e privati che ha contraddistinto il regime delle concessioni autostradali. E se qualcuno ha contestato le concessioni, è stata la Commissione di Bruxelles, con ricorsi alla Corte di giustizia europea”. Ricordiamo a proposito il decreto “salva Benetton” varato da Berlusconi e votato dalla Lega compatta, Salvini compreso, che in pratica eliminava la prescrizione di severi controlli sulle strutture. Continua Lepri: “Nulla impediva di riformare  le strutture di controllo inefficaci che per conto dello Stato sorvegliano investimenti e manutenzione… I nuovi statalisti attaccano le privatizzazioni del passato anche per addossarne la colpa all’Europa. Falso. Alle istituzioni europee dobbiamo invece misure di apertura del mercato che hanno aiutato i cittadini a pagare meno certi servizi. Se alcune privatizzazioni deludono è perché chi le ha governate è riuscito ad offrire posizioni di rendita a imprese amiche… La corruzione prospera sia nelle aziende interamente pubbliche, sia nei rapporti clientelari tra potere pubblico e privati, che, se piccoli, gareggiano per ottenere i favori dei politici, se troppo grandi, possono asservirli”. Cambiare le regole può essere utile, però ricordiamo anche che le nostre autostrade sono malconce, tanto che viaggiare diventa spesso un rischio. La Liguria poi è in condizioni di emergenza da diversi anni e nessuno è riuscito a porvi rimedio. Facciamo nostre le considerazioni formulate da Marcello Sorgi: “Scaricare tutto sui Benetton, che dovranno comunque rispondere in un normale processo, si può, ma seguendo le regole dei contratti e rispondendo a qualche domanda: chi si prenderà cura delle macerie del ponte Morandi, probabilmente da demolire per intero? e del resto della rete autostradale? chi e quando ridarà la casa ai senza tetto? chi bandirà gli appalti e con quali fondi? Qualcuno al governo se ne è accorto, specie dopo l’offerta di Autostrade: mezzo miliardo per la ricostruzione del ponte e per pagare i danni, così si comincia a dire che l’eventuale revoca della concessione non va discussa oggi. Inoltre, ci chiediamo perché dopo tale disastroso evento non si debba prendere decisamente in considerazione anche la riforma della burocrazia. Un piano di manutenzione su tutta Italia richiede un enorme sforzo economico, ma con quali risorse? Il ministro Tria si è accorto che esistono fondi già stanziati, ma paralizzati per motivi burocratici. Solo negli ultimi sette anni l’Italia ha ricevuto 14,5 miliardi di euro per strade e ferrovie, soldi che andrebbero spesi subito, per evitare ancora che tutto si risolva in un’inutile propaganda.

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Europa, immigrazione e arte dell’insultare.

“Se durante una discussione un altro dimostra una cognizione di causa più esatta, un amore della verità più rigoroso e un giudizio più sano rispetto a noi, o comunque una superiorità intellettuale che ci mette in ombra, possiamo subito eliminare questa e ogni altra superiorità, nonché la nostra pochezza messa così a nudo e viceversa essere noi superiori, diventando villani: una villania prevale e ha la meglio su ogni argomento, e a meno che il nostro avversario non replichi con una villania ancora maggiore… siamo noi i vincitori”. (Schopenhauer “L’arte di insultare”) Se poi, aggiungiamo noi, non si hanno idee, allora insultare diventa quasi necessario… La citazione suesposta viene messa abbondantemente in pratica dai politici, non solo nostrani, ma a livello europeo e mondiale. In questi giorni ne abbiamo esempi in abbondanza, specie in riferimento ad un problema cruciale come quello dell’immigrazione. Chi insulta per primo o più degli altri ottiene maggior visibilità e di conseguenza, così va il mondo, maggior consenso immediato. E’ più che naturale che in un clima siffatto non si risolvono i problemi, ma li si aggravano. I politici europei, Salvini compreso, si atteggiano a somiglianza di Trump, sfruttando la rabbia e la paura della gente ed indirizzandola contro gli immigrati. Trasformano le preoccupazioni sociali ed economiche in paura, attribuendo la colpa in particolar modo ai migranti, ai rifugiati. Si è creata ad arte la convinzione che immigrazione equivale a delinquenza, che gli immigrati rubano il lavoro ai residenti: nulla di più falso, basta controllare le statistiche e vedere, per quanto concerne l’Italia, i soldi versati all’erario dagli immigrati con lavoro regolare; molti altri, purtroppo, sono spesso sfruttati. Siamo nel 2018 e ricorre il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, eppure la battaglia per i diritti dell’uomo non è stata per nulla vinta, in nessun paese del mondo. Tornando al problema immigrazione, c’è solo da rilevare come i Paesi ricchi continuano ad affrontare la crisi globale dei rifugiati con totale insensibilità, riferendosi a loro, non come esseri umani, ma come a problemi da evitare. Ma perché l’Europa continua ad essere divisa e litigiosa sull’immigrazione? Eppure Paesi che sono membri di un’Unione dovrebbero avere una base, un collante comune, che li aiuti a superare le difficoltà, le rivalità. A dire il vero tale collante esiste: sono i valori sui quali l’UE è stata fondata. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, l’UE si è affidata ad una serie di valori caratterizzanti, quali la pace, il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani. Inoltre gli Stati membri si caratterizzano per la non discriminazione, la tolleranza, la solidarietà, fra loro ed anche con gli Stati esteri. La mancanza di rispetto di tali valori può comportare la sospensione dei diritti di appartenenza all’UE. Tra gli obiettivi da raggiungere citiamo: promuovere il benessere di tutti i suoi popoli – coesione economica, sociale e territoriale tra gli Stati membri – contribuire con il resto del mondo allo sviluppo sostenibile della terra, all’eliminazione della povertà. Abbiamo detto all’inizio che i leader europei si sono permessi ultimamente uscite fuori luogo ed il nostro Ministro degli Interni non è stato da meno, ricordiamo l’incidente diplomatico con la Tunisia, da lui accusata di esportare “galeotti”. Anche le vuote frasi, tipo “la pacchia è finita” nei confronti dei migranti giunti in Italia, servono solo per il consenso, ma aiutano la discordia. Bene hanno fatto i braccianti di Gioia Tauro a rispondere che la pacchia per loro non è mai iniziata, anzi che la loro vita è un inferno. In effetti alcuni nostri connazionali non hanno scrupoli nello sfruttare indegnamente chi fugge da fame e guerre. Come può il nostro Governo strizzare l’occhio ai vari Orban ed ai Paesi di Visegrad, la cui politica migratoria si basa sul respingimento? Le uscite di Salvini, accompagnate alla decisione di chiudere i porti alle navi ONG, hanno comunque avuto il merito di costringere l’UE a riprendere immediatamente in considerazione il problema immigrati, richiamando i Paesi dell’Unione alle loro responsabilità. Incontri ne sono scaturiti, risultati comuni tangibili per ora pochi. Ognuno cerca solo il proprio interesse, scaricando l’inefficienza sugli altri (gli attacchi di Macron all’Italia sono un chiaro esempio).” La maggior parte dei leader europei è riluttante ad affrontare la grande sfida di disciplinare la migrazione in modo sicuro e legale e ha deciso che, in pratica, niente è vietato nell’intento di tenere i rifugiati lontani dalle coste del continente. Le conseguenze inevitabili di questo approccio sono evidenti negli scioccanti abusi subiti dai rifugiati in Libia, con la piena consapevolezza dei leader europei” (Amnesty International). Il nostro Governo vuole la costituzione di “hotspot” in Nord Africa, Parigi vuole che restino in Sicilia, Malta, dal canto suo, vieta l’attracco delle navi nei suoi porti, i Paesi di Visegrad non partecipano agli incontri comuni: questa purtroppo è la situazione. E’ possibile uscire da tale abnorme situazione? Considerato che gli errori li commettono gli uomini, gli stessi uomini hanno certo la possibilità ed il dovere di eliminarli, visto che sono capaci di bellissime enunciazioni di principio. Perché allora non abbandonare la politica inutile ed antiumana dei respingimenti? non pensare che i migranti possono diventare un’utile risorsa? non istituire corridoi umanitari organizzati? non rivedere in maniera intelligente gli accordi di Dublino? non portare l’aiuto alle popolazioni  in difficoltà “a casa loro”? Aiutare “a casa loro” deve significare portare ai paesi in difficoltà aiuti economici, tecnici, culturali, significa spegnere i focolai di guerra esistenti, anzi eliminare le guerre. Purtroppo accade il contrario. Mentre prima i Paesi coloniali si spartivano i territori in aree di influenza, ora si va alla caccia di ogni tipo di risorse e beni del sottosuolo, ovunque essi siano. E l’effetto è che l’Africa si impoverisce sempre di più. Poi non chiediamoci perché il fenomeno migratorio è inarrestabile (padre Giulio Albanese). Per ora l’UE dà l’impressione di un’Unione di facciata, basata più che altro su alcune convenienze economiche, i valori fondanti sono ben lontani.

Un accenno a parte merita anche l’idea del Ministro degli Interni di effettuare una schedatura, o meglio censimento, come è stato definito, delle persone di etnia rom, per poi espellere chi non è cittadini italiano. Secondo il ministro Salvini dunque i rom non italiani dovrebbero essere espulsi in quanto rom, non perché abbiano commesso qualche preciso reato. Però, se ben letta e capita, la Costituzione vieta ogni discriminazione basata su razza o etnia; anche la sola schedatura dei rom, in quanto tali, sarebbe una violazione della nostra Carta costituzionale. Gli stessi concetti sono espressi nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Fortunatamente pensiamo che la proposta salviniana sia solamente propaganda, propaganda terribile, ma , per ora, nulla di più.

 

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Crisi costituzionale

Riprendiamo questo blog dopo circa tre mesi di silenzio, periodo di tempo lasciato ad una campagna elettorale contrassegnata da toni aspri, da attacchi personali fuori dalle regole, da promesse mirabolanti ed incaute e da grande superficialità. Abbiamo atteso anche l’avvio del governo sorretto dai due partiti vincenti alle elezioni del 4 marzo u.s. che hanno scosso il nostro panorama politico, prima di parlare e di esaminare il “contratto del cambiamento”. Le difficoltà che nel frattempo sono arrivate sono figlie, vuoi della sopracitata campagna elettorale, vuoi della frattura fra una parte dell’elettorato e gli assetti politici ed istituzionali tradizionali. Siamo ormai nel bel mezzo di una crisi istituzionale grave, che probabilmente non ha precedenti nella nostra storia repubblicana. Se siamo arrivati a questo punto, lo dobbiamo  anche ad una serie di scelte errate, operate ultimamente da alcuni partiti. Ad esempio il PD, tirandosi fuori dai giochi, ha praticamente sancito l’abbraccio M5S e Lega, così posizioni “sovraniste” accreditate alle urne del 17% hanno fatto un evidente balzo in avanti. Dal canto suo Berlusconi, pur di evitare il voto, ha consentito alla Lega l’alleanza di governo con il M5S. Alcuni dei principali esponenti dei partiti che esprimono la maggioranza uscita dalle urne hanno addirittura chiesto poi la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica. A nostro avviso, il presidente Mattarella ha agito nel pieno rispetto del dettato costituzionale ed esasperare gli animi chiedendone l’impeachment è un atto irresponsabile. L’art. 92 della nostra Costituzione è chiaro: i ministri li nomina il Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. Uno propone e l’altro, se d’accordo, firma la nomina. Se si voleva modificare la Costituzione, bisognava quantomeno dichiararlo e soprattutto agire per tempo nella passata legislatura. Il presidente Mattarella non ha affatto ostacolato la nascita del nuovo governo, ha accettato tutte le proposte presentate, salvo quella relativa al ministro dell’economia, che avrebbe, secondo il suo giudizio legittimo, portato l’Italia ad uno scontro dannoso con l’Europa, paventando l’uscita dall’euro, il tutto con gravi danni economici e di isolamento per il nostro Paese, già oberato da un debito pubblico enorme. Dal canto suo il prof. Savona non ha mai modificato le sue idee “per una poltrona” come lui stesso ha detto e per questo merita tutto il nostro rispetto. E’ lecito pensare che, se Mattarella si fosse piegato a quello che ha definito “diktat”, sarebbe cessata la Presidenza della Repubblica, così come concepita dalla Costituzione. Il Presidente ha invece tutelato la dignità della sua persona e quella dell’istituzione che rappresenta. Se fosse passato il “diktat” nessun Presidente avrebbe più potuto esercitare le sue funzioni di garante. Di fronte a questi fatti perché non pensare allora alla volontà di uno dei due partner del futuro governo di arrivare ad una rottura, per tornare subito alle urne nella speranza di accrescere di molto i consensi? La crisi costituzionale di questi giorni riguarda, come dice Luigi La Spina su La Stampa, “la concezione stessa della democrazia. Se la sovranità del popolo debba essere regolata da un equilibrio di poteri che garantisca i diritti e gli interessi di tutti i cittadini. Oppure, se la maggioranza dei rappresentanti in Parlamento, anche se non si sono presentati in una coalizione unita davanti agli elettori, possa imporre a un Presidente della Repubblica, a cui la Costituzione affida la responsabilità di nominare i ministri del governo, tutte le scelte compiute non dal presidente del Consiglio incaricato, ma dai capipartito che l’hanno nominato “esecutore” dei loro voleri… Quello che è non solo inaccettabile, ma molto pericoloso per la tenuta della convivenza civile nel nostro Paese, per la sicurezza dei cittadini, per la tutela dei loro interessi, per la possibilità che le loro scelte future siano sottoposte alla ragione e non alla suggestione di promesse impossibili o alle trappole di assurde falsità, è l’eccitazione alla violenza verbale, l’invito a manifestazioni in piazza contro il Quirinale”. Falsità ne sono state dette in campagna elettorale ed oltre, ad esempio sulla “irrilevanza” del nostro debito pubblico. E’ inutile parlare di complotto dei “poteri forti”, di diktat dell’asse franco-tedesco o delle agenzie di rating. Il debito enorme ci sta sottraendo soldi ed ipotecando il futuro. L’allarme lanciato da molti economisti fatica ad arrivare ai più. Dobbiamo però ricordare che ogni italiano porta su di sé 37 mila euro di debito, neonati compresi. Citiamo quanto scritto da Marco Zatterin: “la politica che foraggia “la grande menzogna” del debito trascurabile magari farà proseliti, ma non alleggerirà la mostruosa eredità che stiamo lasciando ai nostri figli”. Il presidente Mattarella ha incaricato ora Cottarelli per arrivare ad un governo, anche se si sentono ancora rumors diversi. Ci auguriamo che tutti abbiano senso di responsabilità, per evitare elezioni a luglio e dare il tempo ad un governo di attuare gli interventi legislativi indispensabili ad evitare ulteriori difficoltà al Paese.

 

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Italia più razzista?

L’attuale campagna elettorale appare vuota di contenuti e di programmi seri, ma abbastanza carica di toni violenti. Già da diverso tempo alcune parti politiche, seppur non apertamente, fomentano la violenza. Si ricorre all’incitamento alla violenza, ma anche alla sua esecuzione, come abbiamo visto a Macerata (Rufini). Un recente rapporto di Amnesty International lo sottolinea chiaramente: ” l’Italia sembra concentrare più di altri Paesi europei le tendenze a odio, razzismo e xenofobia”. Il nostro Paese considerava l’accoglienza un valore importante, mentre oggi “è intriso di paura ingiustificata dell’altro”. C’è una parte di Paese che si ritiene “bella, pura, italiana, mentre il resto non merita di condividere il territorio” denuncia Rufini, che continua: ” questo fatto sta rendendo il clima impossibile in Italia, uccidendo ogni possibilità di confronto”. Possono sembrare affermazioni esagerate, ma certo la strada intrapresa da molti è quella. E’ opportuno allora parlare più di vera politica, tralasciando accenni razzisti e violenti, che hanno l’unico scopo di accaparrarsi qualche voto in più.

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Bolle di sapone

Siamo ormai pienamente entrati nella campagna elettorale e la fantasia dei nostri politici si scatena, stanno propinando agli elettori delle coloratissime bolle di sapone, pronte a scoppiare non appena toccano la realtà. I nodi da sciogliere sono sempre gli stessi: crisi economica, disoccupazione, giustizia, criminalità organizzata, sanità, ambiente, scuola, diritti civili, le ricette sono le più disparate e spesso non “ci azzeccano affatto”. Programmi organizzati non sono ancora comparsi, i partiti si affidano più che altro a specchietti per le allodole. Nei giorni scorsi l’imperativo era “abolire, diminuire”, ovviamente riferito alle tasse. Quanto poi a trovare i mezzi per la realizzazione pratica delle proposte è tutt’altra cosa. Tutti i big parlano di partiti “legati al territorio”, poi le liste vengono costruite da chi ha il potere ed il territorio viene dimenticato. Le uniche cose concrete al momento sono i sondaggi ed i calcoli per ottenere più voti e poltrone. Proponiamo alcuni punti concreti: Lotta all’evasione fiscale – è il cilindro magico che dovrebbe servire per realizzare tutti i sogni. Ultimamente sembra che, tra rottamazione cartelle ed altro, si siano rastrellati circa 20 miliardi. Una buona cosa, però la cifra elusa è molto più elevata, dai 120 miliardi in su.   Lentezza nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione –  vengono spesso citati i dati sull’occupazione, interpretati poi da ciascuno a modo suo, però poco si parla del fatto che lo Stato è un cattivo pagatore. Si calcola che il debito commerciale della P.A. nei confronti dei fornitori privati ammonti a circa 60 miliardi. La direttiva europea del 2013 impone di pagare entro 30/60 giorni, mediamente l’Italia paga in circa 165 giorni le imprese che forniscono beni e servizi e in 210 giorni i lavori pubblici. Ciò provoca come conseguenza una lievitazione dei costi e la chiusura di molte imprese. Purtroppo qualche imprenditore si è anche suicidato. Violazioni delle norme UE –  molte sono state in questi anni le procedure di infrazione comminate dall’UE nei confronti dell’Italia per chiare inadempienze delle normative. Il fatto è che tali procedimenti si risolvono in multe che costano alle tasche dei cittadini milioni di euro inutilmente buttati. Edifici scolastici a rischio ed abbandono scolastico – sono ancora molti gli edifici scolastici non a norma, se ne parla da anni, ma si procede lentamente. Prima di pensare a grandi opere, spesso inutili, cominciamo da qui. L’abbandono scolastico è ancora elevato, anche se risulta difficile avere cifre esatte al riguardo. La scuola potrebbe offrire una valida alternativa alla delinquenza minorile. Riforma della burocrazia – se ne parla, ma si agisce poco, troppo forte è la resistenza dei burocrati e troppo debole la volontà dei politici. Si tratta invece di una riforma basilare per far progredire il nostro Paese. Cura dell’ambiente e prevenzione – volenti o nolenti, la natura ci obbliga a parlare di ambiente, per il quale resta ancora molto da fare. L’attuale propaganda elettorale sembra essersene scordata. Si tratta di un aspetto che, se trascurato, incide negativamente, non solo sull’economia, ma soprattutto sulle nostre vite. A fronte di quanto esposto appare chiaro che è più facile ed accattivante parlare di “ridurre le tasse”…

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Bilancio di fine anno

Fine anno è tempo di bilanci e a tener banco è quello sulla ripresa economica. Stiamo finalmente uscendo dalla crisi o no? E’ aumentato il lavoro e diminuita la povertà? Chi governa annuncia con una certa enfasi i 900 mila nuovi posti di lavoro dal 2014 (la maggior parte però a tempo determinato), l’opposizione vede ancora troppa difficoltà. Ci aiuta in questo esame un interessante articolo di Linda Laura Sabbadini. A fronte dell’aumento dei posti di lavoro, la povertà assoluta ha raggiunto il massimo livello. Come mai? Analogo fenomeno, però al contrario, è capitato all’inizio della crisi: l’occupazione è crollata negli anni 2008/09, ma la povertà assoluta non è aumentata fino al 2012. Perché?  Anzitutto, dice l’articolista, bisogna valutare quale occupazione cresce o diminuisce, poi occorre tenere conto di due ammortizzatori sociali funzionanti all’inizio della crisi: la cassa integrazione, che ha dato protezione ai capifamiglia e la famiglia, che ha protetto i giovani. Quando le famiglie, per resistere alla crisi, hanno dato fondo ai loro risparmi, la povertà è cresciuta. Oggigiorno l’occupazione, specie a tempo indeterminato, riguarda in particolar modo i non giovani e non sta avvenendo tra le donne, particolarmente al Mezzogiorno. Ecco allora che, per rimediare, occorrono investimenti nel campo della ricerca, che rappresenta un volano per il lavoro giovanile e poi assunzione nel campo della sanità, carente di personale e con quello esistente ormai “vecchio”, in quello della pubblica Amministrazione, dell’istruzione. Non bastano alcuni incentivi fiscali. Bisogna dare spazio alle professioni emergenti, all’occupazione qualificata e valorizzare il patrimonio turistico ed artistico del Paese. Esiste ancora troppa povertà. Secondo Sabbadini: “diritto al lavoro e diritto a non essere poveri possono e devono ricongiungersi. Serietà, competenza, creatività nelle strategie, abbandono di ogni tentazione demagogica, di questo ha bisogno il Paese”.

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Globalizzazione e ingiustizia

E’ da poco stata pubblicata la lista degli uomini più ricchi del pianeta ed abbiamo letto cifre da capogiro. L’uomo considerato più ricco, Jeff Bezos, possiede un patrimonio di oltre 99 miliardi di dollari e nell’anno trascorso ha guadagnato circa 34 miliardi. Si calcola che i più ricchi aumentano la loro sostanza del 23% in un anno. Il rapporto con la maggior parte dei lavoratori è impietoso, non possiamo poi pensare ai milioni di poveri, perché ci assalirebbe un senso di dolore, di vergogna, di impotenza. Dove sei giustizia?

Nel suo discorso natalizio il Papa ha ribadito chiaro e tondo che l’attuale sistema di vita va cambiato: il capitalismo, ormai si tratta di capitalismo esasperato, che governa il mondo, amplia oltre il lecito le ingiustizie. La globalizzazione, che tempo fa si pensava potesse ridurre le distanze economiche, è stata una delusione cocente. Si è delocalizzata l’industria, non per favorire i nuovi Paesi, ma per avere mano d’opera a buon mercato e ciò non ha portato ricchezza, impoverendo nel contempo le classi produttive nei Paesi di tradizione industriale. I salari imposti dalle grandi multinazionali nei nuovi Paesi sono stati bassissimi, mentre sono aumentati i prezzi al consumo, con il risultato che moltissime famiglie si sono indebitate pesantemente. La globalizzazione senza regole ha arricchito solo le multinazionali, impoverito le classi medie ed i lavoratori dei Paesi occidentali e relegato, come detto, ai margini i lavoratori di quelli che vengono chiamati Paesi emergenti. Così il divario tra poveri e ricchi si è ulteriormente dilatato, tanto che 8 uomini della citata lista dei ricchi posseggono 426 miliardi di dollari, la stessa ricchezza posseduta dalla metà più povera del pianeta, vale a dire 3,6 miliardi di persone.

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Il biotestamento è legge

Dopo tanto tempo e non senza fatica il Parlamento italiano ha dato via libera alla legge sul biotestamento (180 favorevoli, 71 contrari e 6 astenuti). Così si è espresso un politico:  “Si è fatto un passo in avanti nella direzione della libertà e della consapevolezza dei diritti del malato”. Il tutto grazie alla pressione popolare originata da alcuni casi emblematici: Welby, Englaro, dj Fabo. Le obiezioni non sono certo mancate. Quagliariello parla di “via italiana all’eutanasia” – l’ufficio CEI per la salute giudica “fragile” il testo di legge e prevede conflitti interpretativi – l’Associazione medici cattolici italiani sembra auspicare il ricorso all’obiezione di coscienza da parte dei medici stessi, al contrario i medici cattolici di Milano salutano con favore le nuove norme. Ma reggono tali obiezioni? Crediamo di no. In primo luogo le Dat non equivalgono affatto all’eutanasia, che consiste nel porre fine alla vita di un paziente consenziente. In Italia l’eutanasia resta un reato. Nemmeno si può parlare di “suicidio assistito”, laddove il paziente stesso, assistito dai medici, si dà la morte tramite l’assunzione di un medicinale letale. Anche il suicidio assistito rimane illegale. Molti trascurano un aspetto importante della nuova legge, cioè la conoscenza ed il consenso informato. Ogni persona avrà il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata, in modo completo ed a lei comprensibile, circa diagnosi, prognosi, benefici e rischi dei trattamenti sanitari. Il paziente poi ha il diritto di rifiutare, in tutto od in parte, i trattamenti sanitari. Ogni trattamento deve avere il consenso libero e informato dell’interessato. Ci sembra che tutto ciò rientri nella sfera della civiltà. Il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente, senza responsabilità civili e penali, però il paziente non può esigere trattamenti contrari alla legge, alla deontologia professionale. Un medico può fare obiezione di coscienza, ma la struttura sanitaria deve in ogni caso attuare la volontà del paziente. Per quanto concerne le nutrizioni ed idratazioni  artificiali l’art. 1 della legge li considera trattamenti terapeutici a tutti gli effetti. Possono quindi essere rifiutati dal paziente, come qualsiasi accertamento diagnostico.

Che cosa sono le Dat (disposizioni anticipate di trattamento)? Sono le volontà in materia di trattamenti sanitari che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere può manifestare in previsione di una futura impossibilità di esprimersi. Esse sono vincolanti per il medico, a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal paziente all’atto della sottoscrizione delle sue volontà. Come già anticipato siamo ben lontani dal suicidio assistito o dall’eutanasia, si tratta invece di informazione dovuta al paziente e di rifiuto di un accanimento terapeutico. Come ultima considerazione vogliamo citare le parole di papa Francesco: “Oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”.

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