Come i gamberi

Le grandi proposte che hanno portato al successo il governo giallo-verde stanno arrivando… annacquate. Reddito di cittadinanza: i 5Stelle cercano di evitare l’immagine assistenzialista della proposta, quindi ora cercano di preoccuparsi più dei giovani disoccupati che delle famiglie. Ma non si tratta dell’unico problema, perché occorre ridurre anche l’impatto sui conti pubblici. Ecco allora altre idee: estendere la sanatoria fiscale a IMU e TASI non riscosse fra il 2000 e il 2017 e il prelievo dell’1,5% per i trasferimenti di denaro sopra i 10 euro verso i Paesi extra-UE, misura che sembra fatta apposta per penalizzare i lavoratori extracomunitari. Ricordiamo poi la possibilità lasciata ai Comuni di aumentare IMU ed addizionali, tanto per rimarcare la promessa di non aumentare le tasse. Tutto ciò però non basta per varare effettivamente il decreto. L’idea geniale allora è quella di approvare il reddito di cittadinanza, come decreto “bandiera” , ma di rinviarne l’effetto di mesi. Stesso procedimento previsto del resto anche per la prescrizione. Per il momento i 5Stelle stanno ipotizzando una fase sperimentale, che passerebbe attraverso un allargamento del reddito di inclusione (REI) voluto da Gentiloni.  Per avere accesso al reddito non sarebbe necessario essere alla ricerca attiva di un lavoro, basterebbe l’iscrizione alle liste di collocamento, anche perché un legame con le offerte di lavoro è impossibile da attuare senza una riforma dei centri per l’impiego.

Prescrizione: vale quanto già detto, si farà, ma a tempi lunghi. La prescrizione è dunque prevista, ma tale riforma è subordinata ad una riforma complessiva della giustizia, almeno così pare, salvo ulteriori dispute interne alla maggioranza. La legge entrerà in vigore solo dopo il 1 gennaio 2020 ed avrà effetto solo per i reati che avverranno dopo tale data. Si prevede che tali effetti si potranno vedere tra 6 o 7 anni. Qualcuno però dice che la prescrizione rischia di essere solo uno slogan, in quanto entrerà in campo dopo il primo grado di giudizio. Il problema è che nel 2016, ad esempio, su 100 prescrizioni, 80 sono maturate prima, causa l’inefficienza della giustizia che soffre di mancanza di personale e vede i tribunali intasati da questioni minime ed una notevole disorganizzazione. Al momento dunque sembrerebbero più parole che fatti.

Una nuova idea dei 5Stelle sarebbe quella di voler controllare la divulgazione scientifica in televisione. Tale divulgazione dovrebbe essere controllata da una commissione apposita, che ne decreta l’importanza. Detta commissione, che decide le ricerche da divulgare, dovrebbe essere istituita dal Mise (Ministero dello sviluppo economico) con il coinvolgimento della RAI. Moltissime le reazioni contrarie da parte del mondo scientifico e politico. Citiamo l’Usigrai, sindacato dei giornalisti RAI: “E’ inaccettabile affidare a una qualunque commissione esterna all’azienda la decisione su quali ricerche divulgare. Ancor più grave pensare a una commissione governativa. Si tratterebbe di una inammissibile lesione dell’autonomia editoriale”. Dice Simona Malpezzi (PD): “Chi decide quale ricerca è degna di essere divulgata mentre l’altra no? Somiglia al Miniculpop fascista”. Che non abbia tutti i torti?

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Vogliamo copiare la Francia?

Ultimamente abbiamo aspramente criticato la Francia perché, entrando arbitrariamente sul suolo italiano, camionette della Gendarmerie hanno fatto scendere dei migranti, in barba ad ogni accordo. Giustissimo, però, secondo notizie di stampa, sembra che anche poliziotti italiani utilizzino lo stesso copione, o quasi, lungo il confine sloveno. Alla frontiera Nord-Est italiana è ormai un segreto che molti conoscono: migranti caricati su camionette della nostra Polizia vengono sbarcati sul confine sloveno, presi in consegna da quei poliziotti e portati al confine con la Croazia. Qui, a quanto pare, magari dopo maltrattamenti ingiustificati, portati al confine con la Bosnia, fuori dall’Europa. I migranti vengono dunque abbandonati nei boschi come veri e propri banditi indesiderati. Una soluzione sbrigativa, che, come detto, ricorda il comportamento dei gendarmi francesi alla nostra frontiera. Mentre a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia conosciamo il numero dei migranti accolti regolarmente, grazie al sistema sbrigativo cui abbiamo fatto cenno, non conosciamo il numero dei respinti. Così si esprime Gianfranco Schiavone, presidente di una istituzione dell’accoglienza che opera a Trieste: “Sono respingimenti a catena. Restituzioni illegittime. Violazioni delle direttive europee, del regolamento di Dublino e delle leggi italiane… E la cosa più sconcertante è che tutte le polizie coinvolte sanno benissimo di muoversi al di fuori della legge”. Fa bene Salvini a tuonare contro la Francia, però è opportuno che guardi anche in casa propria.

Abbasseremo le tasse… è proprio vero?

Abbasseremo le tasse, sta scritto nel contratto di governo. Concetto che ha fatto parte della propaganda Lega-5Stelle. Ma è proprio così? Con la nuova legge di bilancio pare proprio che sia saltato il blocco delle imposte che entrano nelle casse di Comuni e Regioni, blocco introdotto nel 2016. Conseguenze: gli Enti avranno mano libera su IMU e addizionali e c’è da credere che saranno capaci o costretti ad approfittarne. Secondo Boccia (PD) la sintesi della manovra è “più tasse locali e meno investimenti pubblici”. Altre notizie in breve: sembrano spariti dalla manovra i 100 milioni per i fondi alle famiglie – tagliati di 2/3 gli incentivi per l’apprendistato – tagliati 5 milioni di sgravi fiscali per le librerie ed i cinema – nessuna decisione chiara sulle “pensioni d’oro”.

Tagli sull’accoglienza ai migranti

Sembra che il Viminale voglia ridurre i 35 euro stanziati dallo Stato per l’assistenza e l’integrazione di ogni migrante, un modello virtuoso, unico in Europa. I 35 euro servono a pagare gli affitti delle case, gli stipendi degli operatori che aiutano i migranti nel processo di integrazione, i vestiti, il cibo e i circa 2 euro al giorno per ogni migrante. Secondo Davide Bertello, responsabile della cooperativa Valdocco di Torino, questo taglio potrebbe diventare un boomerang: “perché oggi quei 35 euro, quando vengono ben gestiti, servono non solo a far integrare i migranti, ma anche spesso a rivitalizzare territori ormai spopolati… Sarebbe meglio ridurre i tempi di attesa tra l’arrivo in Italia dei migranti e l’udienza alle commissioni territoriali che valutano la loro posizione, visto che oggi si parla di 18-20 mesi”. Sicuramente non possiamo dargli torto.

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Salvare la faccia

Chi segue da semplice uomo della strada le vicende politiche di questi giorni ha l’impressione che il governo si preoccupi di salvare la faccia, cambiando però la sostanza delle cose, di quelle cose che sono poi le promesse fatte in campagna elettorale. Mentre Salvini afferma che “andiamo dritti come treni”, la realtà ci appare diversa. Ma andiamo con ordine, partendo con le due misure bandiera dei partiti al governo, cioè reddito di cittadinanza e riforma della legge Fornero. Entrambi i provvedimenti saranno inseriti in disegni di legge collegati ed avranno percorsi parlamentari diversi dalla legge di bilancio. Sì, ma quando partiranno? La risposta di Giorgetti è tanto lapidaria quanto generica: “partiremo quando sarà tutto pronto per partire”. Sembra poi che l’ultima versione della bozza sul bilancio dica che i 16 miliardi previsti per le due misure “simbolo” potranno non essere utilizzati esclusivamente per quel fine, ma potranno essere indirizzati altrove, magari anche per ridurre il deficit. In sostanza sembra proprio che si prenda tempo per cambiare qualcosa delle promesse fatte, il tutto senza dare molto nell’occhio. Da aggiungere poi che il clima all’interno del governo non appare così idilliaco: prima le polemiche sul condono fiscale a marca Lega, poi su quello edilizio voluto dai 5Stelle ed ora sul decreto di sicurezza. Aggiungiamo inoltre le discussioni su TAV, TAP ed il quadro è quasi completo. A proposito sempre di  “primo salvare la faccia ed intanto cambiare le cose”, il governo, come evidenzia Mattia Feltri su La Stampa, ha detto sì al Muos, il mega radar americano costruito a Niscemi. Scrive Feltri: “Per Beppe Grillo era un’opera da volgari zerbini degli americani, per Di Battista era anticostituzionale, l’intero Movimento lo avrebbe bloccato perché le mamme siciliane piangono”. Ora il ministro grillino della Difesa afferma che le ragioni di sicurezza prevalgono su tutto. Continua Feltri: “Quindi sì al radar, sì ai caccia bombardieri, sì al gas che sforacchia le spiagge pugliesi… E poi sì al condono fiscale, sì al condono edilizio, sì all’Ilva. Niente male: Di Maio mantiene le promesse… Il governo del cambiamento ha cambiato solo i cinque stelle”.

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Nuovo governo, nuovo decreto salvabanche?

“Vogliamo uno Stato innovatore che non si venda agli istituti di credito” – “Questo è un Paese a misura di banche” – Parole di Di Maio ai tempi dell’opposizione. Ora, una volta al governo, sembra invece che stia per predisporre un nuovo decreto in tal senso. Gli istituti di credito, lo vediamo in questi giorni, sono esposti ai molti pericoli dello spread e Di Maio cambia idea rispetto al passato, anche se afferma che la ricapitalizzazione si può fare in vari modi, ad esempio con un intervento sui crediti deteriorati, per evitare la speculazione.  Inoltre, per rafforzare la sua decisione, farà in modo di creare una Commissione di inchiesta sulle banche, per indagare su banchieri e banche che si sono arricchiti illecitamente, a spese dei cittadini. Certo il mese di novembre non sarà facile per l’Esecutivo: dovrà esserci la risposta all’UE sulla legge di bilancio, si attende la pubblicazione dei risultati degli stress test e potrebbe arrivare la procedura di infrazione dall’Europa. Intanto, se lo spread continuasse a salire,   sicuramente Lega e 5Stelle dovranno pensare alle banche e magari utilizzare i fondi stanziati nel 2017 dal governo Gentiloni, i circa 15 miliardi rimasti. Però, come sottolinea Morando, sottosegretario nell’esecutivo di allora: “quel fondo era stato stanziato in un contesto di stabilità finanziaria. Adesso non è più così”. In un momento così difficile poi, potrebbe rendersi magari necessario l’ingresso dei grandi investitori stranieri e allora l’Italia perderebbe il controllo delle sue banche. Con non poca malizia interviene Brunetta: “Un bel risultato per un governo che ha fatto del sovranismo il suo cavallo di battaglia”. A questo punto sono in parecchi a credere che il governo cederà di fronte all’emergenza, infatti cresce la convinzione circa la correzione del deficit previsto per il 2019: scendere dal 2,4% al 2,1% o addirittura al 2%. E’ veramente il governo del continuo cambiamento…

Aiuto dalla Russia 

La Russia ha promesso a Conte di finanziare il debito pubblico italiano. Secondo l’economista Daniel Gros (vedi intervista a La Stampa) si tratta di un film già visto: il film della Grecia che aveva chiesto per l’appunto un aiuto economico alla Russia. Ci sono state promesse da Mosca, che però ha usato la Grecia per creare scompiglio nell’UE e per bloccare le sanzioni economiche nei suoi confronti, poi nulla più. Si tratta, secondo Gros, di un brutto segnale, vuol dire che le cose si stanno mettendo male. Il debito pubblico italiano vale 2000 miliardi di euro e qualche acquisto di Btp da parte della Russia non risolverebbe nulla. Certo, conclude Gros, “Putin ha interesse a far passare questo messaggio. Per dire al governo e soprattutto ai cittadini italiani: vedete, sono il vostro amico, il vostro salvatore, non quelli di Bruxelles”.

Scenario avveniristico

La grave criticità economica italiana e la linea intransigente del governo fanno prospettare a qualcuno uno scenario avveniristico, molto lontano dalla propaganda ufficiale. Lo prospetta Francesco Bei in un suo articolo. Circola voce che febbraio prossimo potrebbe essere la data per lo sbocco elettorale di una crisi che da “finanziaria e bancaria, potrebbe diventare anche politica”. Sarebbe, ad esempio, una mossa più azzeccata rispetto all’umiliazione del programma Omt, in pratica il commissariamento dell’Italia, che nessuno ha voluto e vorrebbe. Da qui la via d’uscita, quella delle elezioni, sostenute a tempo debito, da una propaganda antieuropeista. Secondo Bei le ragioni per un tale passo non mancherebbero: ” Gli sbarchi dalla Libia, che hanno fatto schizzare i consensi di Salvini, sono finiti; l’entusiasmo per la cancellazione della Fornero lascerà il posto alla delusione di chi si troverà in pensione con assegni decurtati; il reddito di cittadinanza, spalmato al 70% in Sicilia e Campania, produrrà invidia sociale nelle altre Regioni; la crisi delle banche si porterà dietro una stretta del credito che colpirà le imprese del Nord; le scelte politiche sulle infrastrutture (TAV, TAP) comporteranno scontento in una parte dell’elettorato… Dunque perché non fermare le lancette e incassare lo stellare 60% ancora accreditato a Lega e 5Stelle?”

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Governo del cambiamento: ritorno al passato con danni per il futuro

” Se l’Europa boccia la manovra, la ripresenteremo uguale… Bruxelles non è il maestro che fa l’esame, non ha i titoli per intervenire, in questi anni c’è stata una subalternità psicologica dell’Italia verso gli eurocrati”. Se qualcuno legge queste frasi, sicuramente pensa che le abbia pronunciate in questi giorni Salvini, ma non è così: sono parole di Matteo Renzi del 16 ottobre 2015. Allora le cose in Italia non sono poi così cambiate con l’avvento del governo giallo-verde! La differenza sta nel fatto che, mentre Renzi parlava, il ministro Padoan trattava con l’Europa. Lo stesso era accaduto con i governi Berlusconi, Monti, Letta ed anche l’esito era stato il medesimo: nessuna bocciatura per l’Italia, che è stato il Paese che ha ottenuto più flessibilità dall’EU, 30 miliardi in quattro anni. Altre Nazioni, messe davanti alle loro responsabilità economiche, si sono salvate dalla bocciatura, nessuno però lo ha fatto sfidando in maniera così totale l’Europa, le sue istituzioni, i suoi trattati. L’Italia dimostra apertamente di non avere la volontà politica di trattare. Bruxelles sperava che il ministro Tria convincesse i due leader del governo a tagliare il deficit intorno all’1,7% del Pil, ma così non è stato. Quali i danni per il futuro, se non si giungerà ad un compromesso? Il presidente Mattarella non è intervenuto apertamente sulla questione, si è limitato a raccomandare che sui conti pubblici prevalga il senso della responsabilità, in modo da evitare disastri. Ricordando la Costituzione, ha rammentato che i bilanci in ordine sono sfide a cui nessuno può sottrarsi. Anche l’episodio dell’eurodeputato della Lega, Angelo Ciocca, che si è tolto una scarpa e con quella ha calpestato il discorso di Moscovici, non è un inedito, il pensiero corre a Krusciov che batteva la scarpa sugli scranni dell’ONU. Non si tratta dunque di un cambiamento, semmai di semplice maleducazione.

Ancora condono

Nel decreto per Genova sono stati inseriti anche provvedimenti sui terremotati. Un emendamento della maggioranza nelle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera dovrebbe permettere la ricostruzione delle case crollate durante il terremoto di Ischia e del Centro Italia, ma soprattutto legittimare moltissimi abusi edilizi. Ecco dunque un altro storico cambiamento del nuovo governo: si prevedono aiuti di Stato per le abitazioni di Ischia costruite abusivamente. In pratica, come sottolinea Rossella Muroni (LeU), si tratta di “uno scambio di favori nella maggioranza giallo-verde: la Lega ottiene il condono fiscale e con il decreto Urgenze i Cinque Stelle ottengono la sanatoria edilizia per Ischia tanto cara al vicepremier Di Maio”.

L’appello del Papa contro i populismi

Papa Francesco alla presentazione del libro “La saggezza del tempo” curato da padre Antonio Spadaro, ha parlato di populismo, rivolgendosi in particolar modo ai giovani. “I giovani sappiano come cominciano i populismi: seminando odio”. Occorre imparare dal passato, dal risultato delle due guerre dello scorso secolo. Non si tratta di discutere tanto di politica, quanto di umanità. “Che cosa faccio io, dice il Papa, quando vedo che il Mediterraneo è un cimitero? Non dobbiamo accettare questa sofferenza, non dobbiamo limitarci a dire: si soffre dappertutto… Oggi c’è la terza guerra mondiale a pezzetti. Guardate i posti di conflitto, mancanza di umanità, aggressione, odio… Seminare odio è un cammino di distruzione, di suicidio. Questo si può coprire con tanti motivi. Hitler nel 1922 lo copriva con la purezza della razza… Ora con i migranti: accogliere i migranti è un mandato biblico”. Serve l’integrazione. Un governo deve avere strutture idonee per integrare i migranti accolti, ma anche la prudenza per dire “fin qui posso, di più non posso”. Inoltre ” bisogna che tutta l’Europa si metta d’accordo, non che tutto il peso sia portato solo da Paesi come l’Italia o la Grecia… Il nuovo cimitero europeo si chiama Mediterraneo, si chiama Egeo”.

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Lega e 5 Stelle: vicenda condono e legge di bilancio

La vicenda del condono, seppur ricomposta, è stata comunque una chiara frattura fra i due partiti di governo: per la prima volta la divergenza tra i loro obiettivi è apparsa quasi insanabile. Gli esiti di tutto ciò probabilmente si vedranno durante l’iter parlamentare della legge di stabilità e del decreto fiscale. Sebbene Salvini e Di Maio continuano a prospettare un governo di lunga durata, si affaccia l’ipotesi di un esecutivo non più di legislatura, ma a più breve termine. Può essere realistico pensare che i due vice-premier guardino alle elezioni europee come ad un test utile a misurare le forze dell’uno e dell’altro. Fini ad allora le due componenti governative non possono consentirsi una crisi, allo stato attuale delle cose sarebbe un fallimento.

La vicenda condono sta portando alla luce un’altra spaccatura, quella tra Nord e Sud Italia. Da un lato la Lega raccoglie la stragrande maggioranza dei suoi consensi al Nord, mentre il Movimento 5 Stelle ottiene al Sud grandi risultati. Ci si domanda fino a quando può reggere un’alleanza che deve accontentare basi così diverse. Per ora lo scambio di provvedimenti tra le due forze politiche tiene, pur smussati e rivisti i provvedimenti sono accettati, però siamo ancora nella fase degli annunci, poco abbiamo visto di concreto. Quando le misure diventeranno effettive, secondo il politologo Paolo Feltrin, si ” creeranno gli esclusi: quelli che pensavano di poter andare in pensione, o di poter accedere al reddito di cittadinanza, o di ottenere un condono resteranno delusi. Di riflesso, le distanze tra i partiti e i loro elettorati causeranno tensioni nell’alleanza”.

A rendere più difficile il cammino del governo abbiamo poi una legge di bilancio che, per alcuni versi, riecheggia il passato e che prevede più spese e debiti nel 2019. Vediamo l’esame sulla legge che fa Carlo Cottarelli. Sebbene il deficit previsto non sia elevatissimo, non si promette però di raggiungere il pareggio di bilancio nei prossimi tre anni, come richiesto dalle regole europee. Mentre le manovre degli ultimi anni erano basate sul relativo contenimento della spesa pubblica e sull’utilizzo delle risorse, che derivavano dalla crescita economica, per ridurre la pressione fiscale, ora l’ottica è diversa: la pressione fiscale resta immutata al 41,8 per cento del Pil, mentre aumenta la spesa pubblica. Al netto degli interessi, la spesa cresce nel 2019 del 3,6 per cento rispetto al 2018, ossia 28 miliardi. La parte del leone la fa la spesa corrente, soprattutto la quota 100 per le pensioni ed il reddito di cittadinanza. Rispetto al passato inoltre ritroviamo il deficit pubblico come motore di crescita, come negli anni 70 e 80, ritroviamo l’accento sulla spesa pubblica e su quella corrente. Invece ” se si vuole aumentare il tasso di crescita in modo sostenuto, occorrono spese che accrescano la capacità produttiva del Paese, occorrono buoni investimenti pubblici, non spesa corrente”. Un altro aspetto della manovra che ricorda il passato è quello dei condoni: ” la portata e alcune modalità delle misure ora prese, compreso il forte sconto concesso per mettersi in regola, ricordano le più generose forme di condono che avevano caratterizzato i decenni precedenti… Non ci si dovrà allora stupire se l’evasione fiscale resterà elevata. I ripetuti condoni non aiutano”.

Un accenno sulla crisi italiana valutata in ambito europeo. Seguiamo l’articolo di Franco Debenedetti “Nel tunnel della crisi peggiore”. Nelle nostre precedenti e pur gravi crisi ” gli italiani in larga maggioranza concordavano: che i percorsi di uscita dalla crisi dovessero essere tutti all’interno di una preliminare scelta di campo, la convergenza su valori e obiettivi dell’Occidente. Oggi è invece l’opposizione all’Europa ad accomunare Lega e Movimento 5 Stelle. Non la richiesta di riforme, ma la contestazione dei principi su cui si fonda… Gli opposti populismi sono uniti dalla convinzione che, dei nostri mali, l’entrata nell’euro sia la causa e l’uscita possa essere la soluzione; e dall’attesa che dall’emergenza migranti, dalla nostra crisi finanziaria, dalle elezioni di maggio esca un’Europa radicalmente diversa dall’attuale… A rendere questa crisi diversa e più grave di tutte le altre è anche il non vedere come uscirne ritornando alla convergenza con l’Occidente”.

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Governo giallo-verde: principio di non contraddizione e vittimismo.

Considerato che solo da pochi mesi il nuovo governo è attivo, procediamo coi piedi di piombo nel permetterci qualche valutazione. L’attuale periodo burrascoso che vede ampliata la lotta agli immigrati, lo scontro con l’UE e la preparazione del DEF, ci offre materia al riguardo. Mentre gli altri partiti  agiscono con gli strumenti della politica tradizionale, Salvini e Di Maio hanno operato una rivoluzione nel linguaggio e nelle forme di fare politica: nuove parole e “pensiero magico”. Come illustra Massimiliano Panarari in un suo scritto “il pensiero magico è un processo cognitivo prelogico in cui non viene messo ben a fuoco, o risulta alterato, il nesso causa-effetto… E oggi è dato vedere un pensiero magico prepotentemente all’opera nella comunicazione e nella propaganda del governo legastellato che, nella sua campagna elettorale permanente, sembra farsi beffe del principio di non contraddizione come di quello di realtà… Sta andando in scena uno scontro tra la razionalità tecnico-politica (ritenuta troppo calcolante) e un irrazionalismo politico-seduttivo preoccupato solo del consenso e infastidito da limitazioni e rispetto delle compatibilità (le cifre del bilancio e del debito pubblico come il primato dello Stato di diritto)”. Ci troviamo di fronte ad alcune parole che sembrano avere poteri miracolosi. Siamo arrivati, dice ancora Panarari, al “lessico zero”, cioè una politica linguistica che vuole azzerare la possibilità del dibattito con concetti tanto basici, che diventa impossibile dichiararsi contro. Ecco allora parole come: azzeramento della povertà, sicurezza, popolo, reddito di cittadinanza (il vecchio reddito di inclusione). Tale modo di parlare in apparenza elimina le problematicità del reale ed acquisisce consensi. Peccato che, se si scava in profondità, le soluzioni efficaci latitano. Come riporta Mattia Feltri su La Stampa, si può ricordare Anton Cechov “quando disse che non bisognerebbe permettere alla lingua di oltrepassare il pensiero. Visto il pensiero, oggi resterebbe il silenzio”. Lo stesso Cechov, parlando della rivoluzione russa, disse: “L’angustia mentale, le rivendicazioni spropositate, l’eccesso di autostima e una totale mancanza  di qualsiasi coscienza determinerà un’atmosfera così soffocante che ognuno ne sarà nauseato”.

Altra tecnica di rapportarsi con i cittadini da parte dei personaggi governativi è quella del vittimismo: se lo spread sale a quota 300, la colpa non è delle decisioni economiche del governo, ma dell’UE e così via. In sostanza la responsabilità delle cose che non funzionano è sempre addossata ad altri. La realtà, come scrive Francesco Bei, è che esistono due scenari economici: quello prospettato dal governo, con numeri poco ragionevoli, ed un altro che pare poggiare su prove più fondate e, ad esempio, che prospetta lo spread salire  ad alti livelli, per pagare gli interessi sul debito, le agenzie di rating che ci declassano, la BCE che non compra i titoli di un Paese bancarottiere, che “se ne frega ” delle regole. L’Italia non verrà salvata, continua Bei, perché non vorrà farsi salvare. Occorre una correzione dal punto di vista economico. Le cifre inviate a Bruxelles dal ministro Tria appaiono ancora poco credibili. “Sia detto ancora una volta- annota Stefano Lepri- le regole europee di bilancio sono nate per evitare che un Paese faccia danno agli altri che condividono la stessa moneta. Ma all’interno di ciascun Paese sono anche una potente garanzia offerta ai cittadini contro l’irresponsabilità dei politici: i politici a cui piace spendere oggi a debito, sperando che il conto arrivi dopo le prossime elezioni”.

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Per sconfiggere l’intolleranza

Nel nostro Paese gli episodi di intolleranza verso gli immigrati in questi ultimi tempi si sono moltiplicati. L’avversione per chi viene considerato diverso è sempre esistita in ogni gruppo, sia esso nazionale, sia semplicemente tribale, però dopo le catastrofi del secolo scorso, da essa in buona parte generate, si pensava ormai messa da parte, sparita. Purtroppo oggi essa riemerge prepotentemente. Scrive Maurizio Molinari in un suo articolo: ” L’avversione per il prossimo è il più pericoloso dei virus perché annebbia la mente, trasforma la conoscenza in un avversario e conduce su una strada disseminata di conflitti, dunque senza uscita. L’antidoto più efficace contro questo demone è la forza della ragione: il razzismo ha causato nel Novecento 60 milioni di morti e la distruzione dell’Europa, perché resuscitarlo?” L’intolleranza è inoltre alimentata dall’insicurezza collettiva, capace di allontanare i cittadini dalla democrazia per affidarsi a chi si proclama con maggior enfasi autentico paladino del bene. Offuscata la ragione, magari ad arte, non si ricerca più la soluzione ai veri problemi, ma ci si lascia trascinare dall’avversione per quello che consideriamo nemico. Nell’Italia “sovranista” i principali nemici vengono identificati negli immigrati, nei rom, nell’euro, nell’Europa.

Per sconfiggere l’intolleranza occorrerebbe utilizzare il consenso popolare per varare utili riforme: da un nuovo modello economico, che produca anche giustizia sociale, all’integrazione capace di divenire motore di crescita, all’applicazione delle leggi già esistenti, ma spesso trascurate, ai controlli efficaci, alla lotta alla corruzione, alla salvaguardia ambientale. Dice ancora Maurizio Molinari: ” Se intraprenderà la strada delle riforme il governo si guadagnerà sul campo il merito di aver dato un nuovo orizzonte al nostro Paese, se invece preferirà scagliarsi contro nemici vicini e lontani si assumerà la responsabilità del ritorno dei demoni. Il bivio è fra la scommessa su un futuro migliore e il ritorno al passato più buio. Fra fedeltà alla Costituzione e rincorsa degli istinti più pericolosi che albergano in ognuno di noi”.

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Verso la fine dello Stato di diritto?

Il nostro governo sta focalizzando la propria attività sul problema immigrazione, ben poco invece ha dimostrato di fare finora per tutte le altre profonde necessità del Paese. D’altro canto Salvini i consensi li ha ottenuti proprio grazie alla politica anti-immigratoria. I due recenti casi della nave Diciotti ci costringono a parlare di diritto nazionale ed internazionale, oltre che di diritti umani violati. Netto, al riguardo, il giudizio di Medici senza frontiere, attraverso le dichiarazioni di Marco Bertotto: “Il governo italiano sta facendo una battaglia in netta violazione degli obblighi internazionali… E’ un braccio di ferro fatto sulla pelle delle persone”. Non si può infatti chiedere che intervenga la guardia costiera libica (alla quale abbiamo fornito delle motovedette) per ricondurre i migranti in Libia o minacciare di farlo. Esiste l’obbligo del non respingimento, sancito da sentenze, ormai assodate, della Corte europea. Ricorda ancora Bertotto: “Discutere ancora che in Libia ci sia il “porto sicuro” è una cosa che lascia stupiti. E che questo debba essere fatto con la responsabilità e la complicità delle autorità italiane è inaccettabile. La portavoce della Commissione è stata esplicita sui regolamenti UE e sugli obblighi degli Stati in questa materia e sul concetto di porto sicuro, e ha ribadito che nessuna nave europea può riportare in Libia le persone”.

Ma veniamo ad un nuovo episodio: il caso del ministro Salvini “indagato” dalla Magistratura. A quanto sembra il ministro ha trattenuto per vari giorni ed abusivamente, sulla nave attraccata al porto di Catania, profughi ed equipaggio e ciò in assenza di leggi che lo prevedano o lo permettano, essendo in gioco la libertà personale. Dice Ugo De Siervo su La Stampa: “il ministro dell’Interno, che pure ha giurato fedeltà alla Costituzione repubblicana, sembra aver dimenticato che uno dei fondamenti del nostro sistema costituzionale consiste nel rispetto del basilare principio di legalità, secondo cui le autorità pubbliche, ivi compresi i ministri, possono utilizzare soltanto i poteri che sono previsti e disciplinati da leggi apposite, specie se in gioco sono le libertà delle persone”. La legislazione vigente infatti disciplina l’espulsione dei migranti irregolari attraverso procedure, organi e garanzie. Non parla di coloro che giungono da noi, anche in modo irregolare, per chiedere la tutela di alcuni essenziali diritti umani (diritto d’asilo). Saranno gli organi competenti a decidere sulla fondatezza o meno di tali richieste. Giustamente De Siervo annota che: ” è del tutto contrastante con il nostro sistema costituzionale che un ministro possa, al di fuori di ogni disciplina legale, decidere di far riportare indietro un immigrato, per quanto irregolarmente entrato, o addirittura di trattenerlo nel territorio nazionale, impedendogli però di esercitare i diritti che Costituzione e leggi gli riconoscono”. Nell’operato di Salvini appare dunque la pretesa assolutamente fuori legge di decidere lui sulla libertà delle persone.

Dobbiamo poi prendere atto di un’altra stortura giuridica che sta prendendo piede, una sorta di “pensiero giuridico affine al “salvinismo”, che potremmo definire come la teoria della superiorità della volontà popolare rispetto allo Stato di diritto” come fa rilevare Sofia Ventura (La Stampa, 30/08/18), una teoria per giustificare azioni giuridicamente incomprensibili. In sostanza, secondo tale teoria, se Lega e M5S hanno la maggioranza in Parlamento, quindi esprimono la volontà popolare, sono insindacabili e quindi possono inibire anche l’intervento della Magistratura. Le gravi conseguenze che ne deriverebbero sono facilmente intuibili: la vera democrazia è a rischio. Possibile che la Storia non insegni nulla… Continua ancora Sofia Ventura: ” Nelle democrazie in crisi possono sorgere forze che pretendono di portare nuove, facile soluzioni ai problemi forzando le regole. E’ in questi casi che la capacità di discernimento diventa fondamentale. E sarebbe un errore pensare che essa dipenda dall’istruzione o dal ceto sociale. Dipende da qualcosa che è in noi e che ci rende sensibili o insensibili all’ingiustizia. Non è perciò sufficiente possedere una cultura giuridica per trasformarsi in difensori dello Stato di diritto. Specie se si è dimentichi che il diritto non serve solo i comando, ma è anche e soprattutto al servizio della persona.

Aggiungiamo da ultimo che nel progetto politico dei cosiddetti governi “sovranisti” comincia a delinearsi più chiaramente l’attacco allo Stato di diritto ed alle libertà individuali che esso garantisce, basti guardare all’insofferenza per le garanzie costituzionali, che derivano dal controllo della legalità operato sul governo da una magistratura indipendente e dalla libera stampa.

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Ponte Morandi: fatti, non propaganda

A poche ore, forse anche meno, di distanza dal crollo del ponte Morandi a Genova, i nostri due vice-presidenti del Consiglio hanno parlato di revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, di “chi sbaglia paga”, il tutto senza ovviamente conoscere le cause che hanno determinato il crollo della struttura. Ora, in un Paese civile è sacrosanto che chi negligentemente commette errori a causa dei quali inoltre, come a Genova, perdono la vita decine di persone, debba pagare, ma le colpe vanno provate, anche perché quelle prove potrebbero servire ad evitare altri disastri. In un Paese civile poi tale iter va svolto bene e celermente. Se ciò non avviene, ci troviamo di fronte a semplice propaganda di una politica che è stata definita “populista” e “sovranista”. Tale politica implica tre passaggi, come ben illustra Giovanni Orsina (La Stampa,17 agosto 18): “essa deve rispondere istantaneamente a qualsivoglia esplosione emotiva dell’opinione pubblica. La risposta, in secondo luogo, deve identificare un capro espiatorio contro cui l’indignazione possa sfogarsi. Infine la politica deve garantire che il capro espiatorio sarà sacrificato… La rapidità con la quale questa trappola politica e comunicativa deve scattare è, ovviamente, del tutto incompatibile con la ricerca delle responsabilità, tanto più quando ci si trovi davanti a una questione complessa come il crollo del ponte Morandi… I Paesi civili puniscono i colpevoli, quelli barbari sacrificano i capri espiatori”. Inoltre, ci chiediamo: la colpa è proprio solo della società Autostrade? Stefano lepri (La Stampa, 18/08/18) sintetizza così: “In concreto se la società Autostrade ha sbagliato, lo ha potuto fare a causa del rapporto non trasparente, ambiguo, tra Stato e privati che ha contraddistinto il regime delle concessioni autostradali. E se qualcuno ha contestato le concessioni, è stata la Commissione di Bruxelles, con ricorsi alla Corte di giustizia europea”. Ricordiamo a proposito il decreto “salva Benetton” varato da Berlusconi e votato dalla Lega compatta, Salvini compreso, che in pratica eliminava la prescrizione di severi controlli sulle strutture. Continua Lepri: “Nulla impediva di riformare  le strutture di controllo inefficaci che per conto dello Stato sorvegliano investimenti e manutenzione… I nuovi statalisti attaccano le privatizzazioni del passato anche per addossarne la colpa all’Europa. Falso. Alle istituzioni europee dobbiamo invece misure di apertura del mercato che hanno aiutato i cittadini a pagare meno certi servizi. Se alcune privatizzazioni deludono è perché chi le ha governate è riuscito ad offrire posizioni di rendita a imprese amiche… La corruzione prospera sia nelle aziende interamente pubbliche, sia nei rapporti clientelari tra potere pubblico e privati, che, se piccoli, gareggiano per ottenere i favori dei politici, se troppo grandi, possono asservirli”. Cambiare le regole può essere utile, però ricordiamo anche che le nostre autostrade sono malconce, tanto che viaggiare diventa spesso un rischio. La Liguria poi è in condizioni di emergenza da diversi anni e nessuno è riuscito a porvi rimedio. Facciamo nostre le considerazioni formulate da Marcello Sorgi: “Scaricare tutto sui Benetton, che dovranno comunque rispondere in un normale processo, si può, ma seguendo le regole dei contratti e rispondendo a qualche domanda: chi si prenderà cura delle macerie del ponte Morandi, probabilmente da demolire per intero? e del resto della rete autostradale? chi e quando ridarà la casa ai senza tetto? chi bandirà gli appalti e con quali fondi? Qualcuno al governo se ne è accorto, specie dopo l’offerta di Autostrade: mezzo miliardo per la ricostruzione del ponte e per pagare i danni, così si comincia a dire che l’eventuale revoca della concessione non va discussa oggi. Inoltre, ci chiediamo perché dopo tale disastroso evento non si debba prendere decisamente in considerazione anche la riforma della burocrazia. Un piano di manutenzione su tutta Italia richiede un enorme sforzo economico, ma con quali risorse? Il ministro Tria si è accorto che esistono fondi già stanziati, ma paralizzati per motivi burocratici. Solo negli ultimi sette anni l’Italia ha ricevuto 14,5 miliardi di euro per strade e ferrovie, soldi che andrebbero spesi subito, per evitare ancora che tutto si risolva in un’inutile propaganda.

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