Legge elettorale: ancora inciucio?

Questa settimana si terrà in Aula  la discussione sulla nuova legge elettorale, già battezzata “Rosatellum bis”. Alcuni suoi aspetti sono ormai chiari: a) Berlusconi e Renzi giocano di sponda tra loro. Il profilo basso tenuto dai due personaggi evita loro di intitolarsi la paternità di una legge, che quasi sicuramente darà vita ad un Parlamento ingovernabile, d’altro canto tale legge è funzionale al loro disegno di una grande coalizione; b) i dettagli tecnici della legge mettono in difficoltà il M5s, in particolare l’assenza dello scorporo, meccanismo che premia il partito che arriva primo, probabilmente il M5s, che tra l’altro non è certo attratto da grandi coalizioni; c) secondo i sondaggisti e gli esperti la nuova legge quasi certamente non consentirà ai cittadini di indicare un governo e una maggioranza e nemmeno riuscirà a favorire il governo di larghe intese PD-FI. Con i numeri odierni, a parere dei sondaggisti, anche a chi arriva primo mancheranno una sessantina di seggi per avere una maggioranza; d) a proposito di larghe intese poi non sarebbe così facile per Berlusconi lasciare Salvini e FdI per la coalizione PD-FI, né convincere Salvini ad andare al governo con lui e il PD; e) una cosa certa è che con questa legge ognuno blinda i propri candidati e che in pratica le preferenze le daranno i partiti; f) in sostanza il Rosatellum può avvantaggiare un poco le larghe intese, però, per intraprendere tale strada, occorre avere l’intenzione di governare assieme. Resta poi da vedere come si comporteranno i “franchi tiratori”, nonostante i “canguri” che saranno immessi nell’arena, tenendo anche conto che il voto finale sulla legge resterebbe a scrutinio segreto. Siamo di fronte ad una proposta di legge che in sostanza toglie potere decisionale ai cittadini e quindi un po’ sa di inciucio.

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Abolizione del superticket ed evasione fiscale

Abbiamo recentemente parlato della situazione del nostro sistema sanitario e dei costi per il cittadino. Uno di tali balzelli è il “superticket”, 10 euro pagati su ogni ricetta per esami diagnostici o specialistici. Richiesta iniqua perché pesa proporzionalmente di più su chi ha redditi più bassi e meno sui più abbienti. Si tratta inoltre di un prelievo che le Regioni applicano in modo non omogeneo. Stiamo parlando di molti soldi che gli italiani pagano per la salute. Nel 2015, per usufruire del sistema sanitario pubblico, abbiamo sborsato, oltre alle tasse, 2,8 miliardi di euro di ticket e ciò si traduce in un disincentivo all’utilizzo della sanità pubblica, rendendo in pratica più conveniente rivolgersi al privato, oppure in una rinuncia a visite ed analisi, come purtroppo avviene, nonostante i dettami della Costituzione. In questi giorni Mdp ha chiesto l’abolizione del superticket, mentre nella risoluzione di maggioranza sul Def si parla di “revisione graduale”. Dice il ministro Lorenzin che si tratta di “una questione di risorse”, in quanto tale decisione costerebbe allo Stato dai 600 ai 700 milioni di euro. E’ vero, si tratta di risorse. Sempre in questi giorni però abbiamo letto, ma già lo si sapeva, che l’evasione fiscale in Italia supera i 111 miliardi di euro l’anno. Una spontanea domanda: cosa si potrebbe fare con una somma del genere? L’abolizione del superticket ci starebbe comoda, anzi ci starebbero comode  diverse finanziarie. Purtroppo l’evasione fiscale non accenna a diminuire. L’evasione dell’IRPEF è attestabile intorno al 59,4%: nelle casse dello Stato entrano 4 euro su 10 da parte di chi esercita un lavoro autonomo. A livello europeo abbiamo il record come evasori dell’IVA. Non parliamo poi delle evasioni sui redditi di imprese, IRAP e contributi previdenziali. Che cosa pensano i nostri politici al riguardo? Probabilmente fa scuola una frase di Berlusconi: “L’evasione di chi paga il 50% dei tributi è una verità che esiste: Un diritto naturale che è nel cuore degli uomini”. La pressione fiscale in Italia è certo pesantissima, ma ciò non deve giustificare un’evasione di tale portata: Ai politici l’ardua risposta, che finora non c’è stata.

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Diritto alla salute: un diritto poco rispettato

La Costituzione italiana, che tutti riconosciamo essere tra le migliori esistenti, parla chiaramente di diritto alla salute e tale diritto ovviamente comporta anche il diritto all’assistenza sanitaria. Con la riforma sanitaria del 1978 lo Stato si è assunto infatti l’obbligo di assicurare le prestazioni farmaceutiche gratuitamente a tutti gli italiani e ciò rappresenta una grande conquista dal punto di vista civile e sociale. Tale impegno statale permette dunque a tutti l’accesso a cure adeguate agli avanzamenti della medicina. Purtroppo oggi scopriamo a nostre spese che non è proprio così. Le nostre strutture sanitarie sono in rosso e lo dice un dossier del Ministero della Salute, che quantifica i debiti in 1,5 miliardi di euro. In pratica il 42% delle strutture ha debiti e tra quelle in attivo l’assistenza ai malati spesso non è all’altezza. Per ripianare i bilanci si ricorre all’aumento delle tasse, delle addizionali regionali sull’IRPEF ed al taglio di servizi, personale e macchinari. E’ ovvio che con macchinari obsoleti, personale in numero inadeguato, personale sanitario che invecchia, le cure non possono essere al passo con i progressi della medicina. Notiamo che dal 2010 al 2016 la spesa per il personale dipendente è stata ridotta di 2,3 miliardi, mentre tra il 2009 ed il 2015 il personale è stato ridotto di 40 mila unità, il numero di posti letto è ormai più limitato di quello di molti altri Paesi europei e, da ultimo, numerosi professionisti si recano a lavorare all’estero. Come dice Linda Laura Sabbadini in un suo articolo: “Il nostro sistema sanitario è un bene prezioso, una conquista che molti Paesi avanzati ci invidiano, a cui non dobbiamo rinunciare”. Chissà se i nostri politici se ne rendono bene conto…

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Stupri: leggi speciali?

Quest’ultima estate stampa e televisione hanno riportato con evidenza casi di stupro, che certo hanno turbato le nostre coscienze. Tutti gli stupri sono crimini particolarmente odiosi e vigliacchi, non facciamo una graduatoria, gli ultimi citati però hanno riproposto un dilemma: ricorso a leggi speciali o no? Qualche forza politica inoltre ha sbandierato ancora il ritornello anti immigrati, come se autori di stupri e femminicidi siano solamente gli immigrati. Non crediamo che valga la pena di prendere in seria considerazione tali affermazioni. Ritorniamo al dilemma precedentemente citato. Un primo dato: i casi di violenza sessuale denunciati sono diminuiti dal 2006 al 2015 del 10% e quelli di stupro sono anch’essi calati rispetto al 2016. Si tratta semplicemente di un dato che non diminuisce certo la gravità di tali crimini, né ci fa sentire più tranquilli. Ciò premesso, resta la domanda: che fare di fronte ai casi di cronaca riportati nell’estate? Crediamo che sia sufficiente applicare rigorosamente la legge vigente e rafforzare i presidi di tutela dei cittadini sul territorio. Se il controllo del territorio risulta insufficiente, va potenziato, magari con un esteso sistema di videosorveglianza. Una legislazione speciale ad esempio era stata introdotta all’epoca del terrorismo: appesantite le sanzioni penali, attenuate le garanzie individuali, rafforzati i poteri alla Polizia. Tali interventi legislativi non sono serviti però allo scopo ed hanno rischiato di produrre pericolose scorciatoie autoritarie. D’altro canto la legislazione attuale al riguardo non è tenera nei casi di violenza sessuale, infatti prevede la reclusione da 5 a 10 anni e pene più elevate in casi particolarmente gravi. Un altro punto, come sottolinea Carlo F. Grosso in un suo articolo, è quello di avere un processo giusto per l’imputato, ma che garantisca anche chi ha subito violenza da “ambigui tentativi della difesa degli imputati di truccare le carte e di ribaltare il rapporto esistente tra carnefici e vittime”. E qui deve essere la magistratura a farsi garante della correttezza dello svolgimento del processo. Inoltre, è sempre il pensiero di Grosso, il tema della violenza sulle donne è ancora più complesso rispetto a quanto emerge dagli episodi narrati. Abbiamo anche, e non è meno grave, la violenza quotidiana consumata tra le mura domestiche. Anche in questi casi occorre l’applicazione inflessibile della legge, ma pure è necessaria la predisposizione di strumenti in grado di fare emergere tali fatti, quindi potenziamento dei servizi sociali, delle istituzioni di protezione delle donne ed interventi sul terreno dell’educazione civile.

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Alluvioni e stupida voracità dell’uomo

Spesso in questo blog abbiamo parlato di ambiente, della sua importanza e della necessità di una sua salvaguardia ed ancora siamo costretti a parlarne a causa di eventi calamitosi, ultima l’alluvione di Livorno, che ha causato distruzioni e purtroppo otto morti. Qualcuno ha detto giustamente che, quando le abitazioni finiscono sott’acqua, nel posto sbagliato ci sono le case e non il fiume. Purtroppo non abbiamo ancora capito la lezione e parliamo ancora di eventi eccezionali e di emergenza, come se i danni e le morti causati dalle alluvioni dipendessero esclusivamente dal fato e non dal nostro atteggiamento. Non ci rendiamo conto che abbiamo un territorio sempre più impreparato, cittadini che attuano comportamenti irrazionali ed amministratori inadeguati e, alle volte, colpevoli. Un dato: in Italia esistono circa 12 mila chilometri di corsi d’acqua cementificati; torrenti, rivi e fiumi coperti da strade ed edifici, trasformati in canali sotterranei; case costruite dove non si dovrebbe costruire. Ora, di volta in volta, ne constatiamo la pericolosità, ma si continua, come detto, a gridare contro “l’evento eccezionale”. Negli anni 60/70/80 sempre più corsi d’acqua vennero coperti, non per ragioni sanitarie, ma per permettere l’edificazione di nuove costruzioni. I corsi d’acqua non coperti ebbero argini di cemento ed il loro scorrere venne rettificato, ristretto, ingabbiato. Le cosiddette “casse di espansione” in cui i fiumi riversavano l’eccesso d’acqua, sono state cancellate. Così l’acqua che giunge nella strettoia del fiume tombato “esplode” con le conseguenze che tutti conosciamo. A ciò si aggiunge il fatto che cemento ed asfalto hanno peggiorato la situazione, divenendo ostacolo alla naturale infiltrazione della pioggia in profondità, non permettendo nemmeno la ricarica delle falde sotterranee. Il consumo del suolo continua ad aumentare: solo nel 2015/16 sono stati consumati ogni giorno in media 30 ettari. La legge sul consumo del suolo non viene approvata, anche per l’opposizione di molti sindaci, che fanno approvare dai propri consigli comunali delibere contrarie, per la paura di veder diminuire gli oneri di urbanizzazione. Invece di palleggiarsi le responsabilità, le colpe, di parlare di emergenza, perché non fare opera di prevenzione? Certo la prevenzione la si fa quando non piove e la si mette in opera decisamente, magari spostando le persone dai luoghi pericolosi. In Germania si spendono soldi per “rinaturalizzare” i corsi d’acqua, demolire le sponde in cemento, ripristinare le aree di espansione. Quando cominceremo anche in Italia a ragionare correttamente e ad uccidere la stupida voracità che coltiviamo?

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Il Parlamento italiano si dimentica i diritti civili

L’agenda parlamentare sui diritti civili è bloccata. Ad un certo momento sembrava che proprio i diritti civili potessero diventare il tratto distintivo dell’attuale legislatura ed in effetti qualche riforma ha visto la luce, sulle altre incombe il buio. Due calcoli sono presto fatti: le Camere riapriranno, dopo le ferie, il prossimo 12 settembre – le elezioni politiche dovrebbero svolgersi ad inizio primavera, per questo le Camere andranno sciolte presumibilmente a metà febbraio – cinque mesi, da settembre a febbraio, potrebbero bastare, ma non è così. Calcolato che i parlamentari sono in aula mediamente 3 giorni a settimana, che ci saranno le vacanze natalizie e l’esame sulla legge di bilancio, il tempo a disposizione per l’esame dei diritti civili appare assolutamente esiguo, o meglio, insufficiente. Che cosa rimane da approvare? 1) lo ius soli “temperato”, il quale prevede la cittadinanza italiana per un bambino nato in Italia, se almeno uno dei genitori si trova legalmente nel nostro Paese da almeno 5 anni. La legge è stata bloccata dal partito di Alfano – 2) testamento biologico, che prevede la possibilità di chiedere lo stop alla nutrizione ed idratazione artificiale. Contrari i centristi e l’ala intransigente cattolica –  3)legge sugli orfani di femminicidio, approvata all’unanimità alla Camera, bloccata in Senato dal partito di Alfano, perché nel testo si fa riferimento anche ai figli nati da unioni civili    4) legge contro l’omofobia, approvata alla Camera nel settembre 2013, la legge è bloccata in Senato. La proposta prevede fino a 4 anni di reclusione per chi commette o istiga a commettere violenza con l’aggravante dell’omofobia – 5) il ddl sulla cannabis è già stato affossato alla Camera, si salva l’uso terapeutico – 6) cognome della madre, la proposta è ferma al Senato da 34 mesi. Da notare che la Consulta ha dichiarata illegittima l’automatica attribuzione del cognome paterno in presenza di una diversa volontà della famiglia. Non abbiamo nulla da aggiungere, se non constatare la miopia del Parlamento in fatto di diritti civili.

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Abusivismo: semplice peccato veniale?

Il terremoto di Ischia dei giorni scorsi ha fatto tornare in auge un termine tenuto sotto la cenere dai nostri politici ed amministratori: abusivismo. I sindaci ischitani si sono affrettati a dire che tale fenomeno nulla ha a che vedere con il terremoto, i crolli e le vittime: i turisti possono stare tranquilli. Questo, aggiungiamo noi, è quello che conta. Una domanda: se non ci fosse stato il terremoto, i sindaci avrebbero mai parlato di abusivismo sull’isola, lo avrebbero contrastato? Eppure si tratta di un fenomeno deprecabile, che i suoi morti li ha e probabilmente li avrà ancora sulla coscienza, un fenomeno che distrugge l’ambiente e lo rende pericoloso, un fenomeno che prospera in spregio alle più elementari regole di sicurezza. Un problema squisitamente italiano, perché non esiste Paese europeo che abbia case abusive e quindi da abbattere. Con un po’ di ironia potremmo dire che anche in Italia non ci sono abbattimenti di edifici, in quanto non vengono eseguiti, in pratica viene abbattuto 1 edificio su 10. Tornando ad Ischia, qualche dato in proposito: 600 sono gli immobili su cui pende la sentenza di abbattimento –  dal 1981 al 2006 sono stati costruiti oltre 100 mila vani abusivi – una famiglia ogni 2,5 ha chiesto il condono. Dati a nostro avviso significativi della realtà. Allarghiamo i dati all’Italia: esistono 1 milione e 200 mila case “fantasma” ( dati dell’Agenzia del territorio, che ha realizzato una mappatura aerea) – dal 1985 ad oggi sono state avanzate oltre 2 milioni di richieste di condono – nel solo 2016 sono stai costruiti 17 mila immobili fuori legge. Purtroppo, come detto, politici ed amministratori non vogliono uscire allo scoperto: sul cemento in Italia si ottiene ancora molto consenso, un sacco di voti. Per questo invece di combattere l’abusivismo, si preparano leggi devastanti, a livello governativo e regionale. Citiamo solo, perché ultimo in ordine di tempo, il ddl Falanga in discussione al Parlamento, che di fatto rende impossibile le demolizioni, perché vietate se c’è un residente, inoltre svincola i sindaci da responsabilità penali, quindi lega le mani ai magistrati. Si è inventato a tal fine “l’abusivismo di necessità”, concetto giuridico assurdo e pericoloso se applicato anche in altri campi. Chi ha necessità, chiede alle Amministrazioni ed allo Stato, che hanno il dovere di intervenire, se non lo fanno devono renderne conto politicamente. Non penalizziamo il nostro territorio già fragile, prendiamocela con gli incapaci. Tra l’altro in Italia esistono norme ben precise su edilizia e tutela del paesaggio, facciamole osservare. Dobbiamo aspettare un altro terremoto, per piangere altri morti? Legambiente, che ha studiato a fondo il fenomeno abusivismo, denuncia un altro rischio: su 4426 illeciti nel ciclo del cemento contestati nel 2016, oltre il 40% sono avvenuti in quattro Regioni a tradizionale presenza mafiosa: abbiamo quindi la mano invisibile della mafia o della camorra dietro le filiere del cemento illegale. Un ulteriore domanda: come è possibile che le abitazioni abusive abbiano luce, gas, acqua, quando le società devono chiedere la licenza edilizia per allacciare l’utenza? Se l’abusivismo prospera, può farlo anche perché aiutato dai ripetuti condoni edilizi. Citiamo i principali: 1985 condono Craxi – 1995 condono Dini – 2003 è la volta di Berlusconi, che replica nel 2009. Da notare il pessimo affare economico fatto al riguardo dal governo. Negi ultimi 30 anni tutti i condoni, non solo edilizi, ma anche fiscali, hanno portato nelle casse statali 104 miliardi di euro, meno dell’evasione fiscale di un solo anno. Da considerare poi che tali condoni sono stati varati praticamente senza nessuna opposizione: tutti complici. Se si continuerà su questa strada, l’abusivismo non verrà mai sconfitto, avremo un territorio, già di per sé fragile, ulteriormente sfregiato e rovinato e piangeremo nuove vittime. Su questo dato di fatto i politici ed i sindaci (tutti) dovrebbero riflettere.

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Islam-Europa: tutela delle libertà, odio o collaborazione…

E’ sempre un piacere ed un arricchimento culturale leggere gli articoli di V. Zagrebelsky concernenti i grandi problemi attuali, considerata la competenza e l’onestà intellettuale dell’autore. Su La Stampa del 22 c.m. egli ha evidenziato un particolare problema giuridico: i limiti ed i controlli alle libertà di espressione ed in particolare all’espressione religiosa. Leciti o no? Oltre a coloro che materialmente compiono atti terroristici, vi è chi incita all’odio e su tale strada li indirizza. La tragedia di Barcellona lo ha ribadito, mettendo in luce la figura dell’iman impegnato a predicare odio e guerra contro l’Occidente. Zagrebelsky sottolinea come la libertà di espressione religiosa in Europa è stata storicamente posta all’origine di tutte le altre, però ribadisce che “né la libertà di espressione, né la libertà religiosa, né la libertà di riunione ed associazione sono libertà assolute, sottratte ad ogni limitazione da parte dello Stato. A partire dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, le libertà hanno limiti per assicurare agli altri la garanzia di quegli stessi diritti e libertà. Nella nostra epoca sia la Convenzione europea dei diritti umani, sia la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea espressamente escludono dalla protezione coloro che si impegnano in attività dirette alla distruzione dei diritti e delle libertà che esse prevedono”. Nessuna tolleranza va garantita agli intolleranti dei diritti e libertà altrui. “Le nostre libertà non tutelano chi istiga all’odio” è la chiara affermazione di Zagrebelsky. E’ questo un punto fermo che tranquillizza e assolutamente giustifica le espulsioni di chi tiene gli atteggiamenti sopra indicati ed ovviamente anche la repressione di gruppi che si dedicano ad attività terroristiche. Lotta al terrorismo, alla sua propaganda dunque, senza dover per questo sospendere lo Stato di diritto.

Ma ciò, lo sappiamo, non basta, come non basta per ridurre il grande fenomeno migratorio. In queste ultime settimane tale fenomeno ha visto una diminuzione, anche per la politica del Governo italiano ed agli accordi con la Libia, che abbiamo valutato nell’articolo precedente. Di fronte a tale fatto stranamente aumentano nel nostro Paese i casi di razzismo, convinti probabilmente chi li mette in atto, che con le maniere forti i migranti si possono fermare. Fatti certo incivili, assurdi e controproducenti. Chi divulga l’idea che sia possibile fermare completamente il flusso migratorio alimenta un’illusione che può portare a gravi pericoli.

Quali iniziative mettere allora in atto? Iniziative semplici, non perché facili da condurre a termine, ma perché ormai risapute da tempo, auspicate, ma finora tralasciate. Punto primo: unità di intenti da parte dei Paesi europei e di alcuni grandi Paesi, come Cina, Russia. USA, per affrontare seriamente il problema. Ciò implica anche chiudere fronti di guerra come quello in Siria, Yemen, Afghanistan, che generano e continueranno a generare gravissime ripercussioni. Se ogni Stato implicato in quei territori pensa solo a se stesso, ai propri interessi, non si arriverà mai a nulla e, così facendo, si impedisce anche la risoluzione degli altri grandi problemi internazionali. Punto secondo: i fenomeni migratori affondano le loro radici non solo nelle guerre, ma anche nelle condizioni economiche degradate di alcune aree africane, i cui abitanti ormai possono solo scegliere fra morte, ribellione o migrazione. Una tale situazione può essere affrontata dall’Europa solo in maniera unitaria, possibilmente con un piano avallato dalle Nazioni Unite, come suggerisce Giuseppe Cucchi in un suo articolo. Attualmente l’area africana di maggior degrado, che concentra in sé i vari problemi, è il Sahel, territorio instabile e snodo di tutti i traffici illeciti e che è ormai divenuto base di partenza per terrorismo e migrazione. L’intervento dell’ONU di alcuni anni fa in quelle zone ha insegnato qualcosa: 1) necessità di migliorare le condizioni economiche di tutta l’area sahelica; 2) disponibilità di alcuni Paesi economicamente avanzati a partecipare ad un’azione congiunta, purchè inquadrata in un piano coerente, sotto l’egida ONU. Venne consegnato allora al Segretario dell’ONU un preciso elenco di quanto si sarebbe dovuto fare, purtroppo nulla è stato fatto e la situazione è visibilmente peggiorata: il Sahel continua ad essere il crocevia principale del crimine nell’area Nord africana.

Un altro punto riguarda le condizioni dei migranti in Libia ed ancora Cucchi prospetta al riguardo un intervento deciso dell’Agenzia ONU per i rifugiati. Al momento dunque le idee, le proposte esistono, però nessuno si muove, così la democrazia, la libertà dell’Europa sono oscurate dall’egoismo nazionalistico e dall’indecisione. Una meravigliosa visione sarebbe quella di riabilitare il Sud, il Mare nostrum, come “nucleo storico d’Europa, in cui insediare un progetto di sviluppo e di pace duraturo, senza imperialismo ed ottuse ambizioni di sfruttamento” (Claus Leggewie)

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Italia, migranti e diritto internazionale

Il codice di condotta per le Ong che operano nel Mediterraneo, come abbiamo visto, ha causato non poche discussioni e prese di posizione diverse. Un articolo di Zagrebelsky (La Stampa, 11/08/17) aiuta a far chiarezza sulla questione, aggiungendo elementi di diritto internazionale. Premesso che l’Italia è vincolata da trattati internazionali riguardanti i diritti umani, i rischi di responsabilità che potrebbe al momento correre sono da vedersi sotto due aspetti: a) la natura della effettiva assistenza fornita dalla nostra Marina alla Libia b) il comportamento che l’Italia terrà nei confronti delle Ong che non hanno sottoscritto il codice di comportamento.
Riguardo al 1° punto, responsabilità italiane esistono anche al di fuori delle nostre acque internazionali, in quanto l’Italia è parte della Convenzione europea dei diritti umani: “se le navi italiane dovessero imbarcare migranti, la Convenzione si applicherebbe integralmente e direttamente, poiché quelle navi sono territorio italiano”. Bisogna poi valutare il significato di “appoggio logistico” fornito alle navi libiche: “se i mezzi militari italiani dovessero aiutare troppo le autorità libiche, fino a fornire una vera partecipazione italiana, la responsabilità italiana non sarebbe esclusa dal fatto che l’attività si svolge in acque libiche”. Oltre a ciò, come sappiamo, i campi in cui vengono internati i migranti in Libia non rispettano sicuramente i diritti umani e l’Italia: “non può rendersi partecipe di violazioni delle norme sui rifugiati e sul divieto di trattamenti inumani”.
Per quanto riguarda il 2° aspetto, il codice non impedisce ai mezzi delle Ong di soccorrere persone in pericolo, tende ad impedire che la loro presenza in mare, a ridosso delle acque libiche, convinca gli scafisti che il loro viaggio sarà breve e sicuro. Il grosso problema è un altro: la condotta dell’Italia nei confronti di coloro che non hanno firmato il codice del Viminale. L’Italia chiuderà loro i porti, anche se a bordo hanno malati, bambini, partorienti?
Zagrebelsky sottolinea che “l’ipotesi è stata lanciata troppo leggermente. Se lo facesse, quali sarebbero le conseguenze giuridiche internazionali e, prima ancora, quali le conseguenze politiche?”
Siamo giunti ad un confronto forte di posizioni. Conclude Zagrebelsky, citando Andrea Riccardi, il quale “ha ricordato la convergenza di posizioni cattoliche e di quelle laiche derivanti dall’Illuminismo umanitario. Esse sono all’origine del movimento di cui la Convenzione europea dei diritti umani è il prodotto. Nessun governo in Italia reggerebbe l’opposizione di quel vasto mondo e lo scontro che qualunque “incidente” non mancherebbe di accendere. Un simile incidente non avrebbe quindi solo il carattere dell’illegalità internazionale, ma entrerebbe subito nel campo della vera politica”.

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Anch’io sto con MSF

Che il problema immigrazione sia di portata più che rilevante, difficile da affrontare e di ancor più difficile soluzione, è chiaro a tutti. Un po’ meno riconosciuto il fatto che tale problema chiede risposte alla nostra coscienza e mette alla prova il sistema politico dei nostri Paesi, convinti, a torto o a ragione, di essere depositari dell’autentica democrazia, che garantisce giustizia e libertà. Due avvenimenti hanno reso in questi giorni ancor più incandescente il clima attorno al problema migranti: il codice di condotta per le Ong che fanno salvataggio in mare ed il sequestro della nave Juventa
della Ong tedesca Jugend Rettett. Il codice “Minniti”, che contiene per altro punti condivisi dalle Ong, ha creato comunque strascichi inutili, in quanto sembra voler sottendere che coloro che non lo sottoscrivono patiranno “conseguenze”.
Tra i non firmatari c’è MSF. Il direttore di MSF, Gabriele Eminente, ha illustrato le motivazioni che hanno indotto l’Ong a non firmare: a) “avremmo voluto un richiamo più esplicito ai principi umanitari, che ispirano in sostanza sia MSF, sia le altre organizzazioni che operano nel Mediterraneo; b) no alla polizia giudiziaria “armata” a bordo. “La presenza di armi a bordo di una nostra nave confligge con un principio che applichiamo in tutti i Paesi del mondo, in qualunque ospedale di MSF”; c) no al divieto di trasbordo da nave a nave, perché tale divieto potrebbe indebolire l’intero sistema.
Gabriele Eminente ha assicurato che MSF rispetterà tutti gli altri punti del codice, come la trasparenza finanziaria e l’impegno a non entrare in acque territoriali, se non richiesto dalla Guardia costiera.
Sulla decisione delle Ong che non hanno firmato il codice del Viminale è intervenuto anche Saviano, in maniera chiara ed esaustiva. “Io sto con MSF. Lo voglio dire ed esprimere chiaramente in un momento in cui sta avvenendo la più pericolosa delle dinamiche, ossia la criminalizzazione del gesto umanitario”.
La scelta fatta dalla Ong è sostanziale, perché difende un principio fondamentale: la neutralità di chi opera. La presenza della polizia armata a bordo sarebbe la fine di tale principio, che è poi, continua Saviano, l’elemento fondante che permette all’Ong di agire con la propria identità. Ciò non significa affatto che la legge viene sospesa: ogni sbarco viene coordinato dalla Guardia costiera e a terra c’è totale collaborazione con le forze di polizia. “Non firmando il codice MSF salva i suoi operatori e la sua condotta, tutte le parti in causa nei conflitti devono sapere che MSF non ha armi, non nasconde soldati sotto le sue pettorine, non è luogo utilizzato per indagini, ma per soccorso”. L’aspetto grave è poi il materializzarsi di un concetto aberrante, quello di “reato umanitario”, accettato dalle parti politiche in un clima di perenne campagna elettorale. Mentre l’Europa non sa darsi una politica comune sull’immigrazione, politica indirizzata da principi umanitari e non economici, si individuano possibili capri espiatori. le Ong, qualcuna sospettata di essere “braccia operative” dei trafficanti. Il caso della nave Juventa viene cavalcato da alcuni in tale direzione, anche se la stessa Procura di Trapani, che si occupa del caso, afferma che la Ong tedesca avrebbe agito non per denaro, ma per motivi umanitari.
Continua l’intervento di Saviano: “Mi domando dove nasce tutto questo odio… Di fronte al senso di colpa d’essere incapaci di agire, dinanzi a centinaia di bambini che annegano nel Mediterraneo, si accusa chi agisce… Se il problema sono gli immigrati, l’incapacità economica di far ripartire il Paese, di snellire le dinamiche burocratiche, di contrastare il crimine organizzato diventa un corollario… Le Ong stanno semplicemente supplendo all’assenza dell’Europa”.
Rimane poi un altro importante problema: l’Europa intende fermare i migranti sul suolo libico o riportarli in Libia, una volta a bordo delle navi. Le dichiarazioni del nostro vice-ministro degli Esteri, Mario Giro, ci prospettano la realtà: “Riportarli in Libia in questo momento vuol dire riportarli all’inferno… I migranti finiscono in centri di detenzione nelle mani di milizie, che ne approfittano per fare i loro commerci… Per ora non è stato possibile avere dei campi normali in Libia, sotto il controllo delle istituzioni internazionali”. Sulla collaborazione con le Ong Mario Giro ha detto:
“Ci vuole un atteggiamento pragmatico che riconosca come le Organizzazioni non governative siano ormai divenute una componente imprescindibile del diritto internazionale umanitario”. Ora più che mai l’ignoranza da parte di tutti noi non è ammessa.

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