A quando lo ius soli?

In tutt’altre faccende affaccendati (leggi elezioni)… alle leggi importanti… con quel che segue. Un dato uscito in questi giorni dice che sono 103 le leggi cosiddette “incompiute”, cioè leggi ferme perché approvate in un solo ramo del Parlamento. Ricordiamo qualche provvedimento importante: abolizione dei vitalizi – legge sullo ius soli – sul testamento biologico – sulla legittima difesa – sulla riforma dei partiti, che attua l’art. 49 della Costituzione. Considerato che il problema dell’immigrazione, oltre ad essere “attualissimo” da alcuni anni (sembra un non senso, ma è così), riveste notevole importanza, non solo per i diretti interessati, ma anche per tutti noi (Paesi europei), ci sembra opportuno soffermarci ancora sulla mancata approvazione della legge sullo ius soli. E’ ovvio che la crisi socio-economica ha aumentato le diseguaglianze, acuito l’insicurezza per il futuro e fatto scemare lo spirito di solidarietà, producendo ulteriore guerra fra poveri, il tutto a fronte di un’aumentata presenza di immigrati. Però, se la solidarietà entra in crisi, sono poi a rischio i diritti e non solo quelli sociali. Secondo Bauman siamo in un’epoca in cui non si negano ufficialmente i diritti, ma li si fanno valere solo per sé o per i “propri”. A proposito di ius soli, mons. Galantino, segretario della CEI, sostiene i seguenti punti, sui quali concordiamo: a) i diritti (ed anche i doveri) possono essere garantiti solo in un clima di dialogo e di incontro; b) sui migranti dilaga purtroppo la disinformazione: c) una politica migratoria non può non prevedere una legittima regolamentazione all’ingresso, il facile accesso ai servizi di base, la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, fino ad arrivare alla protezione sociale e internazionale, ai ricongiungimenti familiari, alla partecipazione e alla cittadinanza; d) lo ius soli è uno strumento molto importante che garantisce diritti, esige doveri e pone condizioni. Non è, come qualcuno continua a dire, un “regalo” immeritato. Non lasciamoci rubare il diritto e scippare la gioia di impegnarci e di decidere per il bene comune, conclude mons. Galantino.

Sempre a proposito di realtà e di informazione, un duro attacco alla politica europea e soprattutto italiana sui migranti è giunta dall’Alto Commissariato per i diritti umani dell’ONU, che ha definito “disumana” la collaborazione tra UE e Libia per la gestione dei flussi migratori dall’Africa. “La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità”. Secondo l’ONU la comunità internazionale non può continuare a chiudere gli occhi sugli orrori inimmaginabili sopportati dai migranti in Libia e pretendere che la situazione possa progredire solo migliorando le condizioni di detenzione. Gli osservatori del’ONU sono rimasti sconvolti da quanto visto in Libia: uomini, donne e bambini traumatizzati, ammassati uno sull’altro in capannoni, spogliati di ogni dignità. Addirittura, è notizia recentissima, siamo tornati alla schiavitù, alla vendita di persone umane. Tutto ciò richiede più di una semplice riflessione.

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Verso le elezioni: riflessioni utili

Dopo il voto in Sicilia ed in attesa delle elezioni politiche, qualche riflessione sullo stato attuale della nostra vita politica può risultare utile. Ce ne fornisce lo spunto un’intervista a Gustavo Zagrebelsky, valutiamone qualche significativo passaggio. Zagrebelsky parla di una fase di “impolitica” per i cittadini italiani. Mentre l’antipolitica è comunque un atteggiamento attivo contro i partiti ed i politici di professione, l’impolitica, al contrario denota un atteggiamento passivo, di stanchezza. Segnale importante è l’astensionismo dal voto, non solo, dice Zagrebelsky, di quantità, ma anche di qualità, perché favorisce la corruzione politica, inaridendo il voto d’opinione. La gente si astiene dal voto, ma non altrettanto fanno gli scambisti di voti e di favori: fatto grave per la nostra democrazia. Per quanto riguarda la nuova legge elettorale, il Rosatellum, Zagrebelsky sottolinea che tra tutte le leggi, quella elettorale dovrebbe essere fatta per i cittadini elettori, ma i partiti l’hanno usata per tutelare i propri interessi. Occorrerebbero dei correttivi, ormai difficili da mettere in campo. In realtà esistono per questo due istituzioni: la Corte Costituzionale ed il Presidente della Repubblica. L’intervento della Corte, peraltro difficile, sarebbe comunque tardivo perché arriverebbe dopo le elezioni e purtroppo una giurisprudenza assurda ha detto che un Parlamento eletto con una legge incostituzionale può tranquillamente proseguire la sua opera. Dal canto suo il Presidente della Repubblica non ha rilevato nella nuova legge motivi di incostituzionalità. A questo proposito Zagrebelsky cita però un esempio, il voto unico, in base al quale un elettore vota per il candidato nel collegio uninominale e si trascina dietro una lista di nomi nelle liste proporzionali per i quali magari non vorrebbe votare. Certo, al punto in cui si era giunti, il Presidente della Repubblica difficilmente poteva rinviare la legge alle Camere, sarebbe stato utile muoversi prima, predisponendo paletti di un’onesta legge elettorale. Sulla questione di fiducia posta dal governo, Zagrebelsky è chiaro: “non c’è stata violazione di alcuna norma costituzionale, però la vita politica non è fatta solo di legittimità ma anche di correttezza costituzionale e talora la scorrettezza è anche più grave dell’illegittimità. E’ un chiaro caso di abuso del diritto”. In pratica si è trattato di un pretesto per imporre il voto palese a un Parlamento riottoso. Come al solito le parole di Zagrebelsky fanno riflettere.

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Fame e protezione umanitaria

Una delle cause principali da cui scaturisce il fenomeno migratorio è la fame. La sofferenza dei migranti comincia certamente prima che giungano da noi. Il  numero delle persone, che nel mondo soffrono la fame, quest’anno è passato da 777 a 815 milioni. Quando parliamo di fame però non dobbiamo pensare solo a coloro che letteralmente muoiono per mancanza di cibo, ma anche a quella che viene definita “fame nascosta”, cioè la malnutrizione. A ciò va collegata una malattia che nel mondo colpisce un bimbo su quattro: il rachitismo, che blocca non solo lo sviluppo fisico, ma anche quello emotivo e cognitivo, con conseguenze devastanti, perché un bambino rachitico non potrà mai raggiungere il suo pieno potenziale. Un Paese dove i cittadini non possono raggiungere un’adeguata alimentazione è escluso a priori, non solo dal raggiungimento del benessere, ma anche dalla democrazia. Occuparsi della malnutrizione implica un approccio diverso rispetto a quanto richiede il problema della fame conclamata, ma si tratta di difficoltà superabili, se si sceglie la via dell’aiuto concreto e non del respingimento. Purtroppo l’Europa e l’Italia hanno scelto nei confronti dei migranti, che si muovono spinti dalla fame e dalla povertà, una via spiccia, ma egoistica, appunto il respingimento. Nazarena Zorzella, avvocato e fondatrice dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, denuncia tale scelta, che non paga anche per un altro motivo, vale a dire il fatto che parecchi migranti fanno ricorso avverso il respingimento per le motivazioni sopra citate e spesso lo vincono. Zorzella sposta l’argomento sul piano giuridico e rileva che le commissioni territoriali, deputate a scegliere se concedere o meno la protezione umanitaria, adottano un approccio politico nei confronti della questione dei richiedenti asilo e decidono la posizione di un migrante secondo categorie che non sono giuridiche. Un rilievo viene elevato anche nei confronti del decreto Minniti-Orlando, che ha eliminato un grado di giudizio: “Se i ricorsi vengono vinti dai migranti, meglio eliminare direttamente una parte di questi ultimi”. A questo punto non ci resta che ricordare l’art. 10 della nostra Costituzione, che parla proprio dell’accoglienza dovuto allo straniero, al quale sia impedito nel proprio Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche. E come può un essere umano, che vive in estrema povertà, considerarsi libero? I padri costituenti hanno visto lontano…

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Chiarezza sull’autonomia regionale

Il referendum sull’autonomia effettuato in Lombardia e Veneto lo scorso 22 ottobre ha dato per gli organizzatori risultati soddisfacenti: affluenza in Veneto intorno al 57% ed in Lombardia al 37%, con la stragrande maggioranza dei votanti che hanno optato per il sì. Facciamo un poco di chiarezza sulle richieste di questo voto referendario: a) parlare di autonomia è abbastanza fuorviante, in quanto non si tratta di creare regioni autonome a statuto speciale, bensì di modificare le competenze, allargandole ad altre materie. Per costituire una regione a statuto speciale, non basta, come dice provocatoriamente Zaia, aggiungere la parola “Veneto” all’art. 116 della Costituzione, occorre modificarla, con tutto l’iter che ne consegue; b) è vero che i cittadini pagheranno meno tasse? anche su questo punto bisogna dire di no. Le due Regioni potranno ottenere maggiori competenze su materie prima gestite dallo Stato, in questo caso esse si terranno i soldi per gestire le nuove competenze, ma parallelamente lo Stato non spenderà più denaro per gestire le stesse competenze. Sicuramente poi anche il residuo fiscale (la differenza fra quanto una regione dà e quanto ne ricava in cambio) non verrà restituito per intero e probabilmente nemmeno per la metà, perché è difficile quantizzare quanto Roma spende per un territorio; c)  quali vantaggi potrebbero derivare dal referendum? se alcune competenze verranno attribuite alle regioni e queste amministreranno bene, si avrà sicuramente un aumento dell’efficienza; d) era necessario indire un referendum per ottenere quanto detto? certamente no. L’Emilia-Romagna, senza spendere soldi per il referendum, ha raggiunto un’intesa con il governo per avere competenze su alcune materie. E’ ovvio che il referendum aveva anche intendimenti propagandistici in vista delle prossime elezioni politiche; e) che cosa succede ora? le due Regioni dovranno adottare una delibera in cui indicare le materie su cui rivendicano competenza e quindi avviare trattative con il governo. L’eventuale intesa dovrà poi diventare proposta di legge, che il Parlamento sarà chiamato ad approvare con voto a maggioranza assoluta.

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Non solo stupri, ma anche ricatti sessuali

La vicenda Wernstein è rimbalzata con grande evidenza anche nel nostro Paese. I ricatti sessuali sul lavoro sono una tremenda realtà anche in Italia: più di un milione di donne li ha subiti quando cercavano lavoro, volevano far carriera o svolgevano il loro lavoro di libere professioniste. La perversa logica di Wernstein era “sono abituato a fare così, tu non fare storie” ed è la stessa di molti uomini in Italia, logica di stupido possesso. Solo lo 0,7 delle donne denuncia tali fatti, d’altro canto difficilmente ci sarebbero testimoni a loro favore, per la paura di essere ricattati a loro volta. Purtroppo l’Italia è ancora inadempiente al riguardo: non abbiamo una norma specifica che interessi i reati sessuali sul lavoro. La legge sulla violenza sessuale del 1996 non interviene quando si ha a che fare che con le pesanti allusioni quotidiane, che alla fine fanno passare la vittima come donna di facili costumi. Siamo di fronte ad un vigliacco ricatto che tende a costringere la donna ad obbedire. Manchiamo come Paese di un’altra legge di grande civiltà. Fino a quando?

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I calcoli di Renzi

Che Renzi con il Rosatellum non abbia fatto bene i suoi calcoli? Non lo sappiamo. Di certo un sondaggio della Ipsos ha suscitato nel PD diverse perplessità. Secondo il sondaggio infatti: a) se si votasse oggi, il PD più Alfano otterrebbero pochi seggi nei collegi (58 seggi), il Centrodestra 108 e il M5s 70; b) nelle tradizionali regioni “rosse” il PD otterrebbe meno voti; c) con l’Italicum corretto, la legge elettorale attualmente in vigore, il PD arriverebbe alla Camera a 178 seggi, mentre con il Rosatellum a 163. Sicuramente Renzi pensa di invertire la tendenza creando una coalizione di liste attorno al suo partito, raggiungendo così una somma finale superiore al Centrodestra. Interessante inoltre aspettare per vedere se sboccerà una lista Pisapia-Bonino, con l’attenzione di Calenda, Saviano, Letta e Prodi. Se si facesse, sarebbe alleata del PD, ma di certo gli sottrarrebbe molti voti. Renzi ha pensato proprio a tutto?

L’opinione di Massimo Cacciari

In una recente intervista Cacciari ha espresso il suo giudizio sul Rosatellum. Una breve sintesi. Primo effetto: facilmente tale legge provocherà un’esplosione di grave malcontento; secondo: essa riproduce un Parlamento di nominati ed è giunta al traguardo a colpi di maggioranza; l’aspetto peggiore però è che è stata voluta per danneggiare il M5s, in cambio ci darà ingovernabilità, più una marea di partitini, visto lo sbarramento al 3%. Inoltre ridona centralità a Berlusconi e pone Salvini nella situazione di richiedere a Berlusconi un notevole numero di seggi sicuri in cambio di una possibile alleanza. Tutto ciò avrà un’altra grave conseguenza: approfondire il fossato tra la politica e la società.

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Questione di fiducia

Ricordiamo pochi anni fa allorquando il PD e Renzi gridavano contro il governo Berlusconi perché poneva troppe volte la questione di fiducia sull’approvazione delle varie leggi. Passati poi il Pd e Renzi a governare a loro volta, hanno fatto al riguardo, forse peggio, così come l’attuale governo. E’ di ieri la notizia che è stata posta la fiducia anche sull’approvazione della legge elettorale in discussione alla Camera. Diciamo subito che, a nostro avviso, la decisione di Gentiloni e Renzi è una grave forzatura, in quanto una legge elettorale è quella che determina all’inizio le regole del gioco politico e dovrebbe essere il Parlamento a deciderla, non un governo ad imporla. Di certo si tratta di una norma legittima quella della questione di fiducia, ma sicuramente non opportuna: pone infatti il Parlamento di fronte ad un bivio, cioè approvare la legge o provocare una crisi di governo. Tra l’altro Gentiloni aveva chiaramente annunciato che non sarebbe intervenuto sulla legge elettorale, quindi si può leggere il suo intervento come qualcosa al di fuori del programma concordato in maggioranza. Indubbiamente, dopo il pronunciamento della Consulta e l’affondamento del “Tedeschellum” (di chi la colpa?), una nuova legge elettorale è necessaria, ma frutto di una discussione parlamentare e non di patti fra segreterie politiche. Ora si punta sul “Rosatellum” che, come abbiamo anticipato nel precedente articolo, probabilmente non sarà in grado di condurre i cittadini ad esprimere un chiaro indirizzo che sfoci in un governo stabile, mentre altrettanto probabilmente interverrà ancora la Corte Costituzionale per valutarne la legittimità. E’ giunta da poco la notizia che la Camera ha confermato la fiducia al governo sul 1° articolo della legge, con 307 voti a favore e l’aula semivuota. In pratica hanno votato solo il PD e pochi altri. La parola “vergogna” non è del tutto fuori luogo.

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Legge elettorale: ancora inciucio?

Questa settimana si terrà in Aula  la discussione sulla nuova legge elettorale, già battezzata “Rosatellum bis”. Alcuni suoi aspetti sono ormai chiari: a) Berlusconi e Renzi sembrano giocare di sponda tra loro. Il profilo basso tenuto dai due personaggi evita loro di intitolarsi la paternità di una legge, che quasi sicuramente darà vita ad un Parlamento ingovernabile, d’altro canto tale legge è funzionale al loro disegno di una grande coalizione; b) i dettagli tecnici della legge mettono in difficoltà il M5s, in particolare l’assenza dello scorporo, meccanismo che premia il partito che arriva primo, probabilmente sarà il M5s, che tra l’altro non è certo attratto da grandi coalizioni; c) secondo i sondaggisti e gli esperti la nuova legge quasi certamente non consentirà ai cittadini di indicare un governo e una maggioranza e nemmeno riuscirà a favorire il governo di larghe intese PD-FI. Con i numeri odierni, a parere dei sondaggisti, anche a chi arriva primo mancheranno una sessantina di seggi per avere una maggioranza; d) a proposito di larghe intese poi non sarebbe così facile per Berlusconi lasciare Salvini e FdI per la coalizione PD-FI, né convincere Salvini ad andare al governo con lui e il PD; e) una cosa certa è che con questa legge ognuno blinda i propri candidati e che in pratica le preferenze le daranno i partiti; f) in sostanza il Rosatellum può avvantaggiare un poco le larghe intese, però, per intraprendere tale strada, occorre avere l’intenzione di governare assieme. Resta poi da vedere come si comporteranno i “franchi tiratori”, nonostante i “canguri” che saranno immessi nell’arena, tenendo anche conto che il voto finale sulla legge resterebbe a scrutinio segreto. Siamo di fronte ad una proposta di legge che in sostanza toglie potere decisionale ai cittadini e quindi un po’ sa di inciucio.

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Abolizione del superticket ed evasione fiscale

Abbiamo recentemente parlato della situazione del nostro sistema sanitario e dei costi per il cittadino. Uno di tali balzelli è il “superticket”, 10 euro pagati su ogni ricetta per esami diagnostici o specialistici. Richiesta iniqua perché pesa proporzionalmente di più su chi ha redditi più bassi e meno sui più abbienti. Si tratta inoltre di un prelievo che le Regioni applicano in modo non omogeneo. Stiamo parlando di molti soldi che gli italiani pagano per la salute. Nel 2015, per usufruire del sistema sanitario pubblico, abbiamo sborsato, oltre alle tasse, 2,8 miliardi di euro di ticket e ciò si traduce in un disincentivo all’utilizzo della sanità pubblica, rendendo in pratica più conveniente rivolgersi al privato, oppure in una rinuncia a visite ed analisi, come purtroppo avviene, nonostante i dettami della Costituzione. In questi giorni Mdp ha chiesto l’abolizione del superticket, mentre nella risoluzione di maggioranza sul Def si parla di “revisione graduale”. Dice il ministro Lorenzin che si tratta di “una questione di risorse”, in quanto tale decisione costerebbe allo Stato dai 600 ai 700 milioni di euro. E’ vero, si tratta di risorse. Sempre in questi giorni però abbiamo letto, ma già lo si sapeva, che l’evasione fiscale in Italia supera i 111 miliardi di euro l’anno. Una spontanea domanda: cosa si potrebbe fare con una somma del genere? L’abolizione del superticket ci starebbe comoda, anzi ci starebbero comode  diverse finanziarie. Purtroppo l’evasione fiscale non accenna a diminuire. L’evasione dell’IRPEF è attestabile intorno al 59,4%: nelle casse dello Stato entrano 4 euro su 10 da parte di chi esercita un lavoro autonomo. A livello europeo abbiamo il record come evasori dell’IVA. Non parliamo poi delle evasioni sui redditi di imprese, IRAP e contributi previdenziali. Che cosa pensano i nostri politici al riguardo? Probabilmente fa scuola una frase di Berlusconi: “L’evasione di chi paga il 50% dei tributi è una verità che esiste: un diritto naturale che è nel cuore degli uomini”. La pressione fiscale in Italia è certo pesantissima, ma ciò non deve giustificare un’evasione di tale portata: Ai politici l’ardua risposta, che finora non c’è stata.

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Diritto alla salute: un diritto poco rispettato

La Costituzione italiana, che tutti riconosciamo essere tra le migliori esistenti, parla chiaramente di diritto alla salute e tale diritto ovviamente comporta anche il diritto all’assistenza sanitaria. Con la riforma sanitaria del 1978 lo Stato si è assunto infatti l’obbligo di assicurare le prestazioni farmaceutiche gratuitamente a tutti gli italiani e ciò rappresenta una grande conquista dal punto di vista civile e sociale. Tale impegno statale permette dunque a tutti l’accesso a cure adeguate agli avanzamenti della medicina. Purtroppo oggi scopriamo a nostre spese che non è proprio così. Le nostre strutture sanitarie sono in rosso e lo dice un dossier del Ministero della Salute, che quantifica i debiti in 1,5 miliardi di euro. In pratica il 42% delle strutture ha debiti e tra quelle in attivo l’assistenza ai malati spesso non è all’altezza. Per ripianare i bilanci si ricorre all’aumento delle tasse, delle addizionali regionali sull’IRPEF ed al taglio di servizi, personale e macchinari. E’ ovvio che con macchinari obsoleti, personale in numero inadeguato, personale sanitario che invecchia, le cure non possono essere al passo con i progressi della medicina. Notiamo che dal 2010 al 2016 la spesa per il personale dipendente è stata ridotta di 2,3 miliardi, mentre tra il 2009 ed il 2015 il personale è stato ridotto di 40 mila unità, il numero di posti letto è ormai più limitato di quello di molti altri Paesi europei e, da ultimo, numerosi professionisti si recano a lavorare all’estero. Come dice Linda Laura Sabbadini in un suo articolo: “Il nostro sistema sanitario è un bene prezioso, una conquista che molti Paesi avanzati ci invidiano, a cui non dobbiamo rinunciare”. Chissà se i nostri politici se ne rendono bene conto…

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