A questo punto tanto vale proseguire

Il governo Letta è nato fra mille dubbi politici, ma anche con molte aspettative. Siamo nel bel mezzo del guado, per cui dimentichiamo la strada che ci ha condotto fin qui – e ci sarebbe molto da dire e da ridire – e tentiamo di raggiungere la riva nel modo migliore possibile. Sempre che le larghe intese non si trasformino in lunghi coltelli, per la solita abitudine, che hanno gli eletti, a scambiare le forze politiche in luoghi di potere invece che in luoghi di servizio. Ecco alcuni suggerimenti, che potrebbero, o dovrebbero, trovare tutti d’accordo, alcuni trovano già collocazione nella piattaforma programmatica del nuovo governo. Si tratta di punti che scaturiscono soprattutto dall’esigenza di giustizia sociale, contro i poteri forti, perchè senza giustizia sociale non si va da nessuna parte.

Riforme istituzionali – sostituire l’attuale pessima legge elettorale – ridurre il numero dei parlamentari – pensare all’attuazione del Senato delle Regioni – abolizione delle province.

Giustizia – legge che blocchi la vergogna delle prescrizioni – ripristino del falso in bilancio – risoluzione del conflitto di interessi – rafforzare la legge anticorruzione – provvedimenti contro la lentezza processuale e l’affollamento delle carceri (misure alternative, depenalizzazione ecc.) – non intaccare il regime delle intercettazioni.

Integrazione – occorre una radicale riforma della legge sull’immigrazione, che preveda anche lo ius soli e il superamento dei CIE, luoghi di negazione dei diritti. Iniziare a parlare, come suggerisce don Ciotti, non più di integrazione, ma di interazione, cioè mutuo arricchimento tra persone e culture.

Scuola – allungamento del tempo scolastico al pomeriggio (tempo pieno) a partire dalla scuola media. Ciò permetterebbe di contrastare il fenomeno dell’abbandono e di recuperare gli studenti in difficoltà, specie se si intraprende contemporaneamente la via dell’innovazione delle metodologie didattiche. Offerta ai docenti di un migliore stipendio e possibilità di carriera. Fondi adeguati per la ricerca.

Ambiente – valutarlo in termini di valori e di opportunità economiche. Disinnescare le “bombe ecologiche” disseminate nel Paese: ILVA, impianti di Bagnoli, Brindisi, Manfredonia, Falconara, Porto Torres. Iniziare la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Stop al consumo dissennato del terreno: affidare all’edilizia l’eventuale ripartenza economica è assurdo. Incentivare il risparmio di energia e lo sviluppo controllato delle energie rinnovabili.

Crescita – predisporre con le parti sociali: imprese – sindacati ed anche le banche (per le quali devono essere varate regole appropriate) un piano innovativo di crescita. Mantenimento degli ammortizzatori sociali e contemporaneamente pensare al reddito minimo ed alla paga oraria minima. Pensare ad una diminuzione delle imposte sui servizi pubblici essenziali. Investire sulle nostre peculiarità: agricoltura, ambiente, cultura, cucina, turismo, made in Italy. Lotta senza quartiere alla criminalità organizzata.

Sanità – ristrutturazione della rete ospedaliera, attuazione di programmi di prevenzione, rilancio della ricerca scientifica, revisione dei ticket. Tenuto conto che la medicina è preventiva, tecnologica, legata alla ricerca, occorre una separazione tra diagnostica, che deve essere presente in maniera diffusa sul territorio e terapia, che può essere concentrata in centri con alta specializzazione. Per quanto riguarda i ticket è bene che passino da tassa sulla malattia (più mi ammalo e più pago) a contributo per i costi, in base al reddito: chi può permetterselo, paga.

Snellimento della burocrazia

Sottoscrivere il reato di tortura come in tutto gli altri Paesi civili –

In sostanza si tratta di punti che possono trovare adeguata collocazione nel discorso programmatico ad ampio respiro del presidente Letta. Speriamo. Nel frattempo è importante che l’Esecutivo non cominci ad arenarsi, ad esempio sull’IMU, che sembra da alcuni visto solo in chiave elettorale.

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