Bilancio di fine anno

Fine anno è tempo di bilanci e a tener banco è quello sulla ripresa economica. Stiamo finalmente uscendo dalla crisi o no? E’ aumentato il lavoro e diminuita la povertà? Chi governa annuncia con una certa enfasi i 900 mila nuovi posti di lavoro dal 2014 (la maggior parte però a tempo determinato), l’opposizione vede ancora troppa difficoltà. Ci aiuta in questo esame un interessante articolo di Linda Laura Sabbadini. A fronte dell’aumento dei posti di lavoro, la povertà assoluta ha raggiunto il massimo livello. Come mai? Analogo fenomeno, però al contrario, è capitato all’inizio della crisi: l’occupazione è crollata negli anni 2008/09, ma la povertà assoluta non è aumentata fino al 2012. Perché?  Anzitutto, dice l’articolista, bisogna valutare quale occupazione cresce o diminuisce, poi occorre tenere conto di due ammortizzatori sociali funzionanti all’inizio della crisi: la cassa integrazione, che ha dato protezione ai capifamiglia e la famiglia, che ha protetto i giovani. Quando le famiglie, per resistere alla crisi, hanno dato fondo ai loro risparmi, la povertà è cresciuta. Oggigiorno l’occupazione, specie a tempo indeterminato, riguarda in particolar modo i non giovani e non sta avvenendo tra le donne, particolarmente al Mezzogiorno. Ecco allora che, per rimediare, occorrono investimenti nel campo della ricerca, che rappresenta un volano per il lavoro giovanile e poi assunzione nel campo della sanità, carente di personale e con quello esistente ormai “vecchio”, in quello della pubblica Amministrazione, dell’istruzione. Non bastano alcuni incentivi fiscali. Bisogna dare spazio alle professioni emergenti, all’occupazione qualificata e valorizzare il patrimonio turistico ed artistico del Paese. Esiste ancora troppa povertà. Secondo Sabbadini: “diritto al lavoro e diritto a non essere poveri possono e devono ricongiungersi. Serietà, competenza, creatività nelle strategie, abbandono di ogni tentazione demagogica, di questo ha bisogno il Paese”.

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