Cambieranno le cose? Occorre far presto…

Pur non concedendo nulla al pessimismo e coltivando profondamente la speranza nel futuro, pensare che nel breve volger di tempo lo stato di cose nel nostro Paese cambierà, è certo difficile. Una ragione di fondo la svela Luca Ricolfi in un suo articolo: ” Una società ricca che è in declino da due decenni può benissimo sottovalutare quel che le succede e avere ormai esaurito la spinta all’automiglioramento… Dal momento che il nostro declino è lento e la maggior parte della popolazione ha ancora riserve di denaro e di patrimonio, è molto facile cullarsi nell’illusione che basti aspettare, che prima o poi il sole tornerà e la ripresa economica rimetterà le cose a posto”. Il guaio è che anche la nostra classe dirigente si mantiene compassata “limitandosi alle solite invocazioni che sentiamo da 30 anni, senza alcuna azione incisiva o idee davvero nuove” (Ricolfi). Benchè nuova, non è – ad esempio – un’idea risolutiva quella del bonus di 80 euro, misura che non ha rilanciato i consumi e probabilmente pregiudica la possibilità di riduzione dell’IRAP e dell’IRES. Manca dunque l’abilità nel progettare. Qualche esempio. La questione delle partecipate degli E.L. è arrivata a maturazione grazie al commissario Cottarelli. Lì si annidano costi notevoli della politica, ma bisogna saper distinguere, chiudere le società in perdita ed avere il coraggio di farlo. Stessa capacità operativa la si richiede per i trasporti locali, quasi sempre in perdita. Altri Paesi fanno di certo meglio, tenendo ben presente la forza lavoro che ogni giorno si sposta, e possono insegnarci qualcosa, ma occorre che anche Regioni e Ministero si facciano carico di elaborare proposte fattive. Così per le privatizzazioni che possono toccare colossi come ENI o ENEL. Prima di decidere occorre comunque avere un’idea precisa di quali scelte in materia energetica farà l’Europa. Il rischio – dice Stefano Lepri – è che “i nuovi arrivati al potere con Renzi si limitino a proporre la novità di se stessi, magari inventando nemici di comodo per sfruttare a proprio vantaggio l’insofferenza contro tutte le elites. Non può funzionare. Trovare consensi al dettaglio, con favori all’una o all’altra categoria, è oggi disastrosamente dispendioso. Solo mostrando una visione di insieme si può consolidare il consenso dei cittadini in quanto cittadini”. Tutti i paesi – dice ancora Ricolfi – “stanno beneficiando di tassi di interesse via via più bassi, ma nel cammino di generale avvicinamento alla virtuosa Germania noi siamo più lenti degli altri…. La conseguenza è molto semplice, ma terrificante: se ci fosse un’altra crisi finanziaria, noi saremmo più vulnerabili di Spagna e Irlanda”. Occorre far presto.

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