Chiarezza sull’autonomia regionale

Il referendum sull’autonomia effettuato in Lombardia e Veneto lo scorso 22 ottobre ha dato per gli organizzatori risultati soddisfacenti: affluenza in Veneto intorno al 57% ed in Lombardia al 37%, con la stragrande maggioranza dei votanti, che hanno optato per il sì. Facciamo un poco di chiarezza sulle richieste di questo voto referendario: a) parlare di autonomia è abbastanza fuorviante, in quanto non si tratta di creare regioni autonome a statuto speciale, bensì di modificare le competenze, allargandole ad altre materie. Per costituire una regione a statuto speciale, non basta, come dice provocatoriamente Zaia, aggiungere la parola “Veneto” all’art. 116 della Costituzione, occorre modificarla, con tutto l’iter che ne consegue; b) è vero che i cittadini pagheranno meno tasse? anche su questo punto bisogna dire di no. Le due Regioni potranno ottenere maggiori competenze su materie prima gestite dallo Stato, in questo caso si terranno i soldi per gestire le nuove competenze, ma parallelamente lo Stato non spenderà più denaro per gestire quelle competenze. Sicuramente poi anche il residuo fiscale (la differenza fra quanto una regione dà e quanto ne ricava in cambio) non verrà restituito per intero e probabilmente nemmeno per la metà, perché è difficile quantizzare quanto Roma spende per un territorio; c)  quali vantaggi potrebbero derivare dal referendum? se alcune competenze verranno attribuite alle regioni e queste amministreranno bene, si avrà sicuramente un aumento dell’efficienza; d) era necessario indire un referendum per ottenere quanto detto? certamente no. L’Emilia-Romagna, senza spendere soldi per il referendum, ha raggiunto un’intesa con il governo per avere competenze su alcune materie. E’ ovvio che il referendum aveva anche intendimenti propagandistici in vista delle prossime elezioni politiche; e) che cosa succede ora? le due Regioni dovranno adottare una delibera in cui indicare le materie su cui rivendicano competenza e quindi avviare trattative con il governo. L’eventuale intesa dovrà poi diventare proposta di legge, che il Parlamento sarà chiamato ad approvare con voto a maggioranza assoluta.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento