Come i gamberi

Le grandi proposte che hanno portato al successo il governo giallo-verde stanno arrivando… annacquate. Reddito di cittadinanza: i 5Stelle cercano di evitare l’immagine assistenzialista della proposta, quindi ora cercano di preoccuparsi più dei giovani disoccupati che delle famiglie. Ma non si tratta dell’unico problema, perché occorre ridurre anche l’impatto sui conti pubblici. Ecco allora altre idee: estendere la sanatoria fiscale a IMU e TASI non riscosse fra il 2000 e il 2017 e il prelievo dell’1,5% per i trasferimenti di denaro sopra i 10 euro verso i Paesi extra-UE, misura che sembra fatta apposta per penalizzare i lavoratori extracomunitari. Ricordiamo poi la possibilità lasciata ai Comuni di aumentare IMU ed addizionali, tanto per rimarcare la promessa di non aumentare le tasse. Tutto ciò però non basta per varare effettivamente il decreto. L’idea geniale allora è quella di approvare il reddito di cittadinanza, come decreto “bandiera” , ma di rinviarne l’effetto di mesi. Stesso procedimento previsto del resto anche per la prescrizione. Per il momento i 5Stelle stanno ipotizzando una fase sperimentale, che passerebbe attraverso un allargamento del reddito di inclusione (REI) voluto da Gentiloni.  Per avere accesso al reddito non sarebbe necessario essere alla ricerca attiva di un lavoro, basterebbe l’iscrizione alle liste di collocamento, anche perché un legame con le offerte di lavoro è impossibile da attuare senza una riforma dei centri per l’impiego.

Prescrizione: vale quanto già detto, si farà, ma a tempi lunghi. La prescrizione è dunque prevista, ma tale riforma è subordinata ad una riforma complessiva della giustizia, almeno così pare, salvo ulteriori dispute interne alla maggioranza. La legge entrerà in vigore solo dopo il 1 gennaio 2020 ed avrà effetto solo per i reati che avverranno dopo tale data. Si prevede che tali effetti si potranno vedere tra 6 o 7 anni. Qualcuno però dice che la prescrizione rischia di essere solo uno slogan, in quanto entrerà in campo dopo il primo grado di giudizio. Il problema è che nel 2016, ad esempio, su 100 prescrizioni, 80 sono maturate prima, causa l’inefficienza della giustizia che soffre di mancanza di personale e vede i tribunali intasati da questioni minime ed una notevole disorganizzazione. Al momento dunque sembrerebbero più parole che fatti.

Una nuova idea dei 5Stelle sarebbe quella di voler controllare la divulgazione scientifica in televisione. Tale divulgazione dovrebbe essere controllata da una commissione apposita, che ne decreta l’importanza. Detta commissione, che decide le ricerche da divulgare, dovrebbe essere istituita dal Mise (Ministero dello sviluppo economico) con il coinvolgimento della RAI. Moltissime le reazioni contrarie da parte del mondo scientifico e politico. Citiamo l’Usigrai, sindacato dei giornalisti RAI: “E’ inaccettabile affidare a una qualunque commissione esterna all’azienda la decisione su quali ricerche divulgare. Ancor più grave pensare a una commissione governativa. Si tratterebbe di una inammissibile lesione dell’autonomia editoriale”. Dice Simona Malpezzi (PD): “Chi decide quale ricerca è degna di essere divulgata mentre l’altra no? Somiglia al Miniculpop fascista”. Che non abbia tutti i torti?

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