Crisi costituzionale

Riprendiamo questo blog dopo circa tre mesi di silenzio, periodo di tempo lasciato ad una campagna elettorale contrassegnata da toni aspri, da attacchi personali fuori dalle regole, da promesse mirabolanti ed incaute e da grande superficialità. Abbiamo atteso anche l’avvio del governo sorretto dai due partiti vincenti alle elezioni del 4 marzo u.s. che hanno scosso il nostro panorama politico, prima di parlare e di esaminare il “contratto del cambiamento”. Le difficoltà che nel frattempo sono arrivate sono figlie, vuoi della sopracitata campagna elettorale, vuoi della frattura fra una parte dell’elettorato e gli assetti politici ed istituzionali tradizionali. Siamo ormai nel bel mezzo di una crisi istituzionale grave, che probabilmente non ha precedenti nella nostra storia repubblicana. Se siamo arrivati a questo punto, lo dobbiamo  anche ad una serie di scelte errate, operate ultimamente da alcuni partiti. Ad esempio il PD, tirandosi fuori dai giochi, ha praticamente sancito l’abbraccio M5S e Lega, così posizioni “sovraniste” accreditate alle urne del 17% hanno fatto un evidente balzo in avanti. Dal canto suo Berlusconi, pur di evitare il voto, ha consentito alla Lega l’alleanza di governo con il M5S. Alcuni dei principali esponenti dei partiti che esprimono la maggioranza uscita dalle urne hanno addirittura chiesto poi la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica. A nostro avviso, il presidente Mattarella ha agito nel pieno rispetto del dettato costituzionale ed esasperare gli animi chiedendone l’impeachment è un atto irresponsabile. L’art. 92 della nostra Costituzione è chiaro: i ministri li nomina il Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. Uno propone e l’altro, se d’accordo, firma la nomina. Se si voleva modificare la Costituzione, bisognava quantomeno dichiararlo e soprattutto agire per tempo nella passata legislatura. Il presidente Mattarella non ha affatto ostacolato la nascita del nuovo governo, ha accettato tutte le proposte presentate, salvo quella relativa al ministro dell’economia, che avrebbe, secondo il suo giudizio legittimo, portato l’Italia ad uno scontro dannoso con l’Europa, paventando l’uscita dall’euro, il tutto con gravi danni economici e di isolamento per il nostro Paese, già oberato da un debito pubblico enorme. Dal canto suo il prof. Savona non ha mai modificato le sue idee “per una poltrona” come lui stesso ha detto e per questo merita tutto il nostro rispetto. E’ lecito pensare che, se Mattarella si fosse piegato a quello che ha definito “diktat”, sarebbe cessata la Presidenza della Repubblica, così come concepita dalla Costituzione. Il Presidente ha invece tutelato la dignità della sua persona e quella dell’istituzione che rappresenta. Se fosse passato il “diktat” nessun Presidente avrebbe più potuto esercitare le sue funzioni di garante. Di fronte a questi fatti perché non pensare allora alla volontà di uno dei due partner del futuro governo di arrivare ad una rottura, per tornare subito alle urne nella speranza di accrescere di molto i consensi? La crisi costituzionale di questi giorni riguarda, come dice Luigi La Spina su La Stampa, “la concezione stessa della democrazia. Se la sovranità del popolo debba essere regolata da un equilibrio di poteri che garantisca i diritti e gli interessi di tutti i cittadini. Oppure, se la maggioranza dei rappresentanti in Parlamento, anche se non si sono presentati in una coalizione unita davanti agli elettori, possa imporre a un Presidente della Repubblica, a cui la Costituzione affida la responsabilità di nominare i ministri del governo, tutte le scelte compiute non dal presidente del Consiglio incaricato, ma dai capipartito che l’hanno nominato “esecutore” dei loro voleri… Quello che è non solo inaccettabile, ma molto pericoloso per la tenuta della convivenza civile nel nostro Paese, per la sicurezza dei cittadini, per la tutela dei loro interessi, per la possibilità che le loro scelte future siano sottoposte alla ragione e non alla suggestione di promesse impossibili o alle trappole di assurde falsità, è l’eccitazione alla violenza verbale, l’invito a manifestazioni in piazza contro il Quirinale”. Falsità ne sono state dette in campagna elettorale ed oltre, ad esempio sulla “irrilevanza” del nostro debito pubblico. E’ inutile parlare di complotto dei “poteri forti”, di diktat dell’asse franco-tedesco o delle agenzie di rating. Il debito enorme ci sta sottraendo soldi ed ipotecando il futuro. L’allarme lanciato da molti economisti fatica ad arrivare ai più. Dobbiamo però ricordare che ogni italiano porta su di sé 37 mila euro di debito, neonati compresi. Citiamo quanto scritto da Marco Zatterin: “la politica che foraggia “la grande menzogna” del debito trascurabile magari farà proseliti, ma non alleggerirà la mostruosa eredità che stiamo lasciando ai nostri figli”. Il presidente Mattarella ha incaricato ora Cottarelli per arrivare ad un governo, anche se si sentono ancora rumors diversi. Ci auguriamo che tutti abbiano senso di responsabilità, per evitare elezioni a luglio e dare il tempo ad un governo di attuare gli interventi legislativi indispensabili ad evitare ulteriori difficoltà al Paese.

 

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