Crisi immediata e crisi profonda

La crisi che stiamo vivendo in questo periodo non è certo solamente una crisi di carattere economico, ma appare fortemente anche come una crisi di carattere morale. L’altro giorno la Camera ha licenziato la quarta riscrittura della manovra economica, sicuramente insufficiente, con i deputati incapaci di cogliere la reale situazione del Paese, che si esprimeva, ancora una volta, con le proteste di molti cittadini fuori dal portone di Montecitorio. Nemmeno l’esperienza di un recente passato è servita a far loro da guida. Una situazione analoga si è già manifestata nel 91/92, con tre ingredienti simili: dissesto dei conti dello Stato, corruzione e delegittimazione della classe politica. Allora fu Amato, che tamponò il debito pubblico ed il governo “tecnico” di Ciampi, che ridiede credibilità al Paese.  Oggi il debito pubblico è giunto praticamente a duemila miliardi di euro e deve essere assolutamente fermato. Non è in grado di farlo la nuova manovra, criticata aspramente anche da Confindustria, in quanto priva di qualsiasi spinta che porti alla crescita. Il livello di corruzione ha superato ogni limite: oltre al Presidente del Consiglio le inchieste riguardano altri politici, diversi Enti Locali, amministrazioni straordinarie, ecc. Anche le iniziative più urgenti e gli eventi più dolorosi diventano terreno per la corruzione. Ecco esempi di altre conseguenze prodotte dalla “crisi profonda”. I capi di governo di Francia e di Gran Bretagna sono stati ieri in Libia per riallacciare rapporti economici, l’Italia era assente. La Banca d’Italia ha sottolineato la fuga degli investitori stranieri dai nostri titoli di Stato, mentre gli analisti e la stampa estera ripetono chiaramente che non siamo più credibili a livello internazionale. E il nostro Premier che fa? Ha passato queste ore in silenzio, attorniato dai suoi avvocati, per studiare le carte dei suoi processi. Si è manifestato in Europa, per chiedere un intervento sul problema pensioni: da solo non se la sente di procedere, perchè – ha detto – perderebbe molti elettori…

Che fare a questo punto? Premesso che il nostro Premier non sente il dovere morale di cedere il passo, si potrebbe pensare ad un governo tecnico, che dovrebbe avere però il garbo di salvare la faccia al Presidente uscente. Difficile che il Presidente della Repubblica possa sciogliere le Camere, con un governo che ha comunque una sua maggioranza. I parlamentari, d’altro canto, non si muovono, perchè sanno che, una volta a casa, difficilmente saranno rieletti. Lasciamo giustamente al di fuori dell’agone politico la Magistratura, che ha ben altri compiti. Stando così le cose, provi allora Berlusconi, se ne è capace, a governare seriamente il Paese, togliendolo dalle difficoltà, ricordandosi che governare vuol dire fare quello che occorre, non ciò che si vuole. Come dice Mario Calabresi: ” in un momento così delicato abbiamo bisogno di una guida che pensi soltanto a come salvare il Paese, che metta l’interesse nazionale molto sopra al proprio. Che non pensi a come bloccare le intercettazioni, ma a come partecipare alla ricostruzione della Libia e che sia pronto per il verdetto delle agenzie internazionali di rating, che potrebbe esserci recapitato questa sera”.

 

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