Disastri ambientali: ci risiamo…

Ci risiamo, o meglio, si continua con le ferite inferte alla natura e dalla natura, spesso provocata, restituite all’uomo. Non c’è stagione immune: frane, smottamenti, allagamenti, alluvioni, terremoti, ecc. sono ormai tristi compagni di ogni stagione. Se certi fenomeni non si possono prevedere ed arginare, altri sono indubbiamente da addebitarsi all’egoismo ed all’imprevidenza e stupidità dell’uomo. Non parliamo oggi essenzialmente di prevenzione, anche se essa rimane l’aspetto più importante nella lotta agli eventi naturali catastrofici, soffermiamoci invece sugli sprechi e le esasperate lentezze burocratiche, sempre in campo ambientale. E’ appena uscito il “Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano” redatto dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale), che analizza il suolo ed il territorio di 119 città italiane. Dal dossier si evince che dal 1999 al 2016 sono stati stanziati 1,5 miliardi di euro per realizzare 384 interventi urgenti nel territorio delle città sopra citate, ma di tale somma, circa la metà non è stata utilizzata, cause: troppa burocrazia, contenziosi legali, fallimenti delle ditte, mancati collaudi. Alcuni interventi di piccola entità restano fermi perché sforano il patto di stabilità e quindi non possono essere pagati dai Comuni. In parecchi casi poi l’iter procedurale degli appalti e della fase di progettazione blocca tutto. Emblematico il caso dell’Emilia Romagna: la Regione nel 2014 aveva finanziato 100 milioni di euro per lavori tesi al rinforzo degli argini del fiume Secchia, dopo 3 anni ne sono stai spesi solo 30 e quel territorio, come sappiamo, è appena stato allagato. Tutto ciò ha come risultato evidente l’incuria e quindi eventi tragici. A proposito di incuria, ricordiamo che il Nord Italia sta franando. Un volume del CNR ha raccolto e classificato i disastri naturali dal 2005 al 2016 nelle Regioni settentrionali italiane. Sono stati censiti 2125 eventi, alcuni di modesta entità, altri devastanti, in pratica uno ogni due giorni. Si è scoperto così che spesso tali eventi avrebbero potuto non comportare danni, se l’uomo non ci avesse messo del suo, costruendo ferrovie a ridosso della montagna, ponti bassi e stretti, case e capannoni accanto ai corsi d’acqua, ecc. Il risultato è che negli ultimi 10 anni ci sono state 85 vittime. Inoltre, mancando un piano di mitigazione del rischio, si finisce sempre per rincorrere l’emergenza, con un costo 7 volte maggiore rispetto alla azioni di prevenzione. Tra l’altro, le legge che dovrebbe arginare il consumo del suolo, giace da 3 anni in Parlamento. Anche questa è incuria.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento