Europa, immigrazione e arte dell’insultare.

“Se durante una discussione un altro dimostra una cognizione di causa più esatta, un amore della verità più rigoroso e un giudizio più sano rispetto a noi, o comunque una superiorità intellettuale che ci mette in ombra, possiamo subito eliminare questa e ogni altra superiorità, nonché la nostra pochezza messa così a nudo e viceversa essere noi superiori, diventando villani: una villania prevale e ha la meglio su ogni argomento, e a meno che il nostro avversario non replichi con una villania ancora maggiore… siamo noi i vincitori”. (Schopenhauer “L’arte di insultare”) Se poi, aggiungiamo noi, non si hanno idee, allora insultare diventa quasi necessario… La citazione suesposta viene messa abbondantemente in pratica dai politici, non solo nostrani, ma a livello europeo e mondiale. In questi giorni ne abbiamo esempi in abbondanza, specie in riferimento ad un problema cruciale come quello dell’immigrazione. Chi insulta per primo o più degli altri ottiene maggior visibilità e di conseguenza, così va il mondo, maggior consenso immediato. E’ più che naturale che in un clima siffatto non si risolvono i problemi, ma li si aggravano. I politici europei, Salvini compreso, si atteggiano a somiglianza di Trump, sfruttando la rabbia e la paura della gente ed indirizzandola contro gli immigrati. Trasformano le preoccupazioni sociali ed economiche in paura, attribuendo la colpa in particolar modo ai migranti, ai rifugiati. Si è creata ad arte la convinzione che immigrazione equivale a delinquenza, che gli immigrati rubano il lavoro ai residenti: nulla di più falso, basta controllare le statistiche e vedere, per quanto concerne l’Italia, i soldi versati all’erario dagli immigrati con lavoro regolare; molti altri, purtroppo, sono spesso sfruttati. Siamo nel 2018 e ricorre il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, eppure la battaglia per i diritti dell’uomo non è stata per nulla vinta, in nessun paese del mondo. Tornando al problema immigrazione, c’è solo da rilevare come i Paesi ricchi continuano ad affrontare la crisi globale dei rifugiati con totale insensibilità, riferendosi a loro, non come esseri umani, ma come a problemi da evitare. Ma perché l’Europa continua ad essere divisa e litigiosa sull’immigrazione? Eppure Paesi che sono membri di un’Unione dovrebbero avere una base, un collante comune, che li aiuti a superare le difficoltà, le rivalità. A dire il vero tale collante esiste: sono i valori sui quali l’UE è stata fondata. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, l’UE si è affidata ad una serie di valori caratterizzanti, quali la pace, il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani. Inoltre gli Stati membri si caratterizzano per la non discriminazione, la tolleranza, la solidarietà, fra loro ed anche con gli Stati esteri. La mancanza di rispetto di tali valori può comportare la sospensione dei diritti di appartenenza all’UE. Tra gli obiettivi da raggiungere citiamo: promuovere il benessere di tutti i suoi popoli – coesione economica, sociale e territoriale tra gli Stati membri – contribuire con il resto del mondo allo sviluppo sostenibile della terra, all’eliminazione della povertà. Abbiamo detto all’inizio che i leader europei si sono permessi ultimamente uscite fuori luogo ed il nostro Ministro degli Interni non è stato da meno, ricordiamo l’incidente diplomatico con la Tunisia, da lui accusata di esportare “galeotti”. Anche le vuote frasi, tipo “la pacchia è finita” nei confronti dei migranti giunti in Italia, servono solo per il consenso, ma aiutano la discordia. Bene hanno fatto i braccianti di Gioia Tauro a rispondere che la pacchia per loro non è mai iniziata, anzi che la loro vita è un inferno. In effetti alcuni nostri connazionali non hanno scrupoli nello sfruttare indegnamente chi fugge da fame e guerre. Come può il nostro Governo strizzare l’occhio ai vari Orban ed ai Paesi di Visegrad, la cui politica migratoria si basa sul respingimento? Le uscite di Salvini, accompagnate alla decisione di chiudere i porti alle navi ONG, hanno comunque avuto il merito di costringere l’UE a riprendere immediatamente in considerazione il problema immigrati, richiamando i Paesi dell’Unione alle loro responsabilità. Incontri ne sono scaturiti, risultati comuni tangibili per ora pochi. Ognuno cerca solo il proprio interesse, scaricando l’inefficienza sugli altri (gli attacchi di Macron all’Italia sono un chiaro esempio).” La maggior parte dei leader europei è riluttante ad affrontare la grande sfida di disciplinare la migrazione in modo sicuro e legale e ha deciso che, in pratica, niente è vietato nell’intento di tenere i rifugiati lontani dalle coste del continente. Le conseguenze inevitabili di questo approccio sono evidenti negli scioccanti abusi subiti dai rifugiati in Libia, con la piena consapevolezza dei leader europei” (Amnesty International). Il nostro Governo vuole la costituzione di “hotspot” in Nord Africa, Parigi vuole che restino in Sicilia, Malta, dal canto suo, vieta l’attracco delle navi nei suoi porti, i Paesi di Visegrad non partecipano agli incontri comuni: questa purtroppo è la situazione. E’ possibile uscire da tale abnorme situazione? Considerato che gli errori li commettono gli uomini, gli stessi uomini hanno certo la possibilità ed il dovere di eliminarli, visto che sono capaci di bellissime enunciazioni di principio. Perché allora non abbandonare la politica inutile ed antiumana dei respingimenti? non pensare che i migranti possono diventare un’utile risorsa? non istituire corridoi umanitari organizzati? non rivedere in maniera intelligente gli accordi di Dublino? non portare l’aiuto alle popolazioni  in difficoltà “a casa loro”? Aiutare “a casa loro” deve significare portare ai paesi in difficoltà aiuti economici, tecnici, culturali, significa spegnere i focolai di guerra esistenti, anzi eliminare le guerre. Purtroppo accade il contrario. Mentre prima i Paesi coloniali si spartivano i territori in aree di influenza, ora si va alla caccia di ogni tipo di risorse e beni del sottosuolo, ovunque essi siano. E l’effetto è che l’Africa si impoverisce sempre di più. Poi non chiediamoci perché il fenomeno migratorio è inarrestabile (padre Giulio Albanese). Per ora l’UE dà l’impressione di un’Unione di facciata, basata più che altro su alcune convenienze economiche, i valori fondanti sono ben lontani.

Un accenno a parte merita anche l’idea del Ministro degli Interni di effettuare una schedatura, o meglio censimento, come è stato definito, delle persone di etnia rom, per poi espellere chi non è cittadini italiano. Secondo il ministro Salvini dunque i rom non italiani dovrebbero essere espulsi in quanto rom, non perché abbiano commesso qualche preciso reato. Però, se ben letta e capita, la Costituzione vieta ogni discriminazione basata su razza o etnia; anche la sola schedatura dei rom, in quanto tali, sarebbe una violazione della nostra Carta costituzionale. Gli stessi concetti sono espressi nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Fortunatamente pensiamo che la proposta salviniana sia solamente propaganda, propaganda terribile, ma , per ora, nulla di più.

 

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