Governo giallo-verde: principio di non contraddizione e vittimismo.

Considerato che solo da pochi mesi il nuovo governo è attivo, procediamo coi piedi di piombo nel permetterci qualche valutazione. L’attuale periodo burrascoso che vede ampliata la lotta agli immigrati, lo scontro con l’UE e la preparazione del DEF, ci offre materia al riguardo. Mentre gli altri partiti  agiscono con gli strumenti della politica tradizionale, Salvini e Di Maio hanno operato una rivoluzione nel linguaggio e nelle forme di fare politica: nuove parole e “pensiero magico”. Come illustra Massimiliano Panarari in un suo scritto “il pensiero magico è un processo cognitivo prelogico in cui non viene messo ben a fuoco, o risulta alterato, il nesso causa-effetto… E oggi è dato vedere un pensiero magico prepotentemente all’opera nella comunicazione e nella propaganda del governo legastellato che, nella sua campagna elettorale permanente, sembra farsi beffe del principio di non contraddizione come di quello di realtà… Sta andando in scena uno scontro tra la razionalità tecnico-politica (ritenuta troppo calcolante) e un irrazionalismo politico-seduttivo preoccupato solo del consenso e infastidito da limitazioni e rispetto delle compatibilità (le cifre del bilancio e del debito pubblico come il primato dello Stato di diritto)”. Ci troviamo di fronte ad alcune parole che sembrano avere poteri miracolosi. Siamo arrivati, dice ancora Panarari, al “lessico zero”, cioè una politica linguistica che vuole azzerare la possibilità del dibattito con concetti tanto basici, che diventa impossibile dichiararsi contro. Ecco allora parole come: azzeramento della povertà, sicurezza, popolo, reddito di cittadinanza (il vecchio reddito di inclusione). Tale modo di parlare in apparenza elimina le problematicità del reale ed acquisisce consensi. Peccato che, se si scava in profondità, le soluzioni efficaci latitano. Come riporta Mattia Feltri su La Stampa, si può ricordare Anton Cechov “quando disse che non bisognerebbe permettere alla lingua di oltrepassare il pensiero. Visto il pensiero, oggi resterebbe il silenzio”. Lo stesso Cechov, parlando della rivoluzione russa, disse: “L’angustia mentale, le rivendicazioni spropositate, l’eccesso di autostima e una totale mancanza  di qualsiasi coscienza determinerà un’atmosfera così soffocante che ognuno ne sarà nauseato”.

Altra tecnica di rapportarsi con i cittadini da parte dei personaggi governativi è quella del vittimismo: se lo spread sale a quota 300, la colpa non è delle decisioni economiche del governo, ma dell’UE e così via. In sostanza la responsabilità delle cose che non funzionano è sempre addossata ad altri. La realtà, come scrive Francesco Bei, è che esistono due scenari economici: quello prospettato dal governo, con numeri poco ragionevoli, ed un altro che pare poggiare su prove più fondate e, ad esempio, che prospetta lo spread salire  ad alti livelli, per pagare gli interessi sul debito, le agenzie di rating che ci declassano, la BCE che non compra i titoli di un Paese bancarottiere, che “se ne frega ” delle regole. L’Italia non verrà salvata, continua Bei, perché non vorrà farsi salvare. Occorre una correzione dal punto di vista economico. Le cifre inviate a Bruxelles dal ministro Tria appaiono ancora poco credibili. “Sia detto ancora una volta- annota Stefano Lepri- le regole europee di bilancio sono nate per evitare che un Paese faccia danno agli altri che condividono la stessa moneta. Ma all’interno di ciascun Paese sono anche una potente garanzia offerta ai cittadini contro l’irresponsabilità dei politici: i politici a cui piace spendere oggi a debito, sperando che il conto arrivi dopo le prossime elezioni”.

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