Il gioco dell’oca

Uno dei giochi che illuminavano le serate dei ragazzi, che oggi hanno la mia età, era il gioco dell’oca. Armati di una cartella con vari disegni e prescrizioni e di due dadi, si tentava la fortuna: vinceva chi arrivava prima al traguardo. Il pericolo maggiore arrivava dalla famigerata casella con scritto: “ritorna al punto di partenza”. La manovra economica del governo ( la quarta in pochissimo tempo) assomiglia proprio al gioco dell’oca: tante proposte e poi il ritorno alla casella di partenza. Una manovra montata e smontata troppe volte, che ha messo in luce incapacità, indecisione, interesse di partito. In pratica poca serietà nella selezione dei provvedimenti da proporre o da eliminare. Abbiamo visto provvedimenti condivisibili, ma lasciati cadere per l’intervento delle varie lobby o per la caparbietà della casta politica. Ad ogni giro il gioco dell’oca peggiora, più che migliorare. Tra l’altro il Capo del Governo aveva assolutamente garantito che non sarebbe stata posta la fiducia al Senato: si è visto come è andata a finire! Il presidente Berlusconi non si è recato al Senato e probabilmente non ci sarà nemmeno alla Camera: deve prepararsi a rispondere ai magistrati napoletani. Gli stessi senatori hanno proposto uno spettacolo abbastanza squallido: aula semideserta, capannelli e chiacchiericcio, praticamente fino al momento della “chiama” per il voto.  Fuori da palazzo Madama i cittadini, finalmente indignati, dimostravano tutt’altra partecipazione.

Vediamo qualche punto saliente della manovra:

– l’IVA passa dal 20% al 21%. Secondo il Codacons una famiglia di 3 persone pagherà 290 euro in  più nel 2012; una di 4 persone ben 385 euro in più;

– contributo di solidarietà: aliquota del 3% per i redditi oltre i 300 mila euro. A quanto sembra il contributo è deducibile. Gli interessati dovrebbero essere 34 mila in tutta Italia (povera Italia!). Per i parlamentari invece la norma sul contributo di solidarietà si alleggerisce: si applica il 20% di riduzione dell’indennità parlamentare, in caso di doppio reddito, oltre i 90 mila euro. Prima la riduzione era del 50%. Una domanda che riguarda ancora la politica: che ne è del finanziamento pubblico ai partiti bocciato da un referendum? Perchè non viene finalmente eliminato?

– la lotta all’evasione fiscale è diventata più leggera: il carcere potrà scattare non per un’evasione di 3 milioni di euro, ma per un’evasione congiunta, cioè i 3 milioni di euro ed il superamento del 30% del fatturato. E’ evidente che una tale norma colpisce praticamente solo i piccoli e medi imprenditori. Ancora una volta i veri ricchi sono al riparo. Sui siti dei comuni poi verranno pubblicate solo le dichiarazioni riferite a determinate categorie. Niente generalità dei contribuenti, niente riferimento dei conti bancari nel modello 730;

– per quanto concerne il mondo del lavoro da sottolineare che in pratica non esiste più lo statuto dei lavoratori;

pensioni, ci sarà un incremento dell’età pensionabile per le donne nel settore privato a partire dal 2014. Anticipo quindi di 2 anni rispetto a prima.

Come si vede, una cosa è chiara: ancora una volta l’equità non è il punto forte della manovra. Chi paga di più, in proporzione, sono sempre i soliti.

 

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