Il PD secondo Matteo

L’ascesa alla segreteria del PD da parte di Matteo Renzi ha suscitato nelle masse del partito un notevole entusiasmo, ora però si attendono i fatti. A prima vista il suo avvento sembra aver posto fine all’immobilismo del governo Letta, però su molte questioni Renzi dovrà spiegare meglio in quale direzione intende andare, occorre una lista chiara di decisioni da prendere. Su questo il sindaco di Firenze si è fatto guardingo e sfuggente. Certo l’importante era vincere e sarà importante vincere le prossime elezioni, perciò ha ritenuto utile dare quello che il popolo richiedeva: retorica del ricambio generazionale, polemica anticasta, un po’ di polemica con l’Europa. Pensiamo che l’attuale reticenza possa essere anche attribuita ad una nuova strategia di comunicazione, che tollera magari l’equivoco, ma anima la platea.                                                                                                      Luca Ricolfi dice: “La realtà è che Renzi, per ora, non ha affatto cambiato il PD, come vent’anni fa aveva invece fatto Tony Blair con il Labour Party, attraverso una lunga battaglia a viso aperto.” Renzi non è arrivato alla segreteria PD ed alle soglie di palazzo Chigi sull’onda di forti sommovimenti sociali finalizzati al cambiamento profondo della politica e della società. Speriamo che non si tratti di protagonismo che nulla ha di veramente progressista. Ci auguriamo che Renzi, vista la posizione che ormai occupa, come dice Ricolfi:” sappia cominciare pazientemente quell’opera di trasformazione delle coscienze che è la premessa di ogni vero cambiamento”.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento