Il PD secondo Matteo

L’ascesa alla segreteria del PD da parte di Matteo Renzi ha suscitato nelle masse del partito un notevole entusiasmo, ora però si attendono i fatti. A prima vista il suo avvento sembra aver posto fine all’immobilismo del governo Letta, però su molte questioni Renzi dovrà spiegare meglio in quale direzione intende andare, uscire dal generico, tipo politica ladra e corrotta – porcellum da cambiare – stipendi dei manager scandalosi, ecc. Occorre una lista chiara di decisioni da prendere, sull’entità dei tagli alla spesa pubblica, sul deficit pubblico, sulla scuola, sulle privatizzazioni, sulla giustizia, sul mercato del lavoro, sui diritti civili, sulla riforma elettorale, sullo ius soli, ecc. Su tutti questi temi il sindaco di Firenze si è fatto guardingo e sfuggente. Certo l’importante era vincere e sarà importante vincere le prossime elezioni, per questo ha ritenuto utile dare quello che il popolo richiedeva: retorica del ricambio generazionale, polemica anticasta, un po’ di polemica con l’Europa. Ora però non può adagiarsi: chiarezza e coraggio debbono essere la strada da percorrere. Pensiamo che l’attuale reticenza possa essere anche attribuita ad una nuova strategia di comunicazione, che tollera magari l’equivoco, ma anima la platea. Nel prendere il timone del PD Renzi – dicono – ha fatto un discorso di sinistra, anche in tema di mercato del lavoro, di ammortizzatori sociali, di sanità. Però è bene scavare un poco sotto l’equivoco delle parole, che di primo acchito danno l’impressione di chiarezza. Quando ad esempio parla di semplificazione delle regole del mercato del lavoro, non vorremmo che il termine “semplificazione” stia per “cancellazione” delle regole. Quando parla di “riforma degli ammortizzatori sociali” non vorremmo che intenda cancellazione della cassa integrazione e assegno leggero e breve di disoccupazione, pensioni basse e nessuna reversibilità.

Luca Ricolfi dice: “La realtà è che Renzi, per ora, non ha affatto cambiato il PD, come vent’anni fa aveva invece fatto Tony Blair con il Labour Party, attraverso una lunga battaglia a viso aperto.” Renzi non è arrivato alla segreteria PD ed alle soglie di palazzo Chigi sull’onda di forti sommovimenti sociali finalizzati al cambiamento profondo della politica e della società. Speriamo che non si tratti di protagonismo che nulla ha di veramente progressista. Ci auguriamo che Renzi, vista la posizione che ormai occupa, come dice Ricolfi:” sappia cominciare pazientemente quell’opera di trasformazione delle coscienze che è la premessa di ogni vero cambiamento”.

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