Nuovo governo, nuovo decreto salvabanche?

“Vogliamo uno Stato innovatore che non si venda agli istituti di credito” – “Questo è un Paese a misura di banche” – Parole di Di Maio ai tempi dell’opposizione. Ora, una volta al governo, sembra invece che stia per predisporre un nuovo decreto in tal senso. Gli istituti di credito, lo vediamo in questi giorni, sono esposti ai molti pericoli dello spread e Di Maio cambia idea rispetto al passato, anche se afferma che la ricapitalizzazione si può fare in vari modi, ad esempio con un intervento sui crediti deteriorati, per evitare la speculazione.  Inoltre, per rafforzare la sua decisione, farà in modo di creare una Commissione di inchiesta sulle banche, per indagare su banchieri e banche che si sono arricchiti illecitamente, a spese dei cittadini. Certo il mese di novembre non sarà facile per l’Esecutivo: dovrà esserci la risposta all’UE sulla legge di bilancio, si attende la pubblicazione dei risultati degli stress test e potrebbe arrivare la procedura di infrazione dall’Europa. Intanto, se lo spread continuasse a salire,   sicuramente Lega e 5Stelle dovranno pensare alle banche e magari utilizzare i fondi stanziati nel 2017 dal governo Gentiloni, i circa 15 miliardi rimasti. Però, come sottolinea Morando, sottosegretario nell’esecutivo di allora: “quel fondo era stato stanziato in un contesto di stabilità finanziaria. Adesso non è più così”. In un momento così difficile poi, potrebbe rendersi magari necessario l’ingresso dei grandi investitori stranieri e allora l’Italia perderebbe il controllo delle sue banche. Con non poca malizia interviene Brunetta: “Un bel risultato per un governo che ha fatto del sovranismo il suo cavallo di battaglia”. A questo punto sono in parecchi a credere che il governo cederà di fronte all’emergenza, infatti cresce la convinzione circa la correzione del deficit previsto per il 2019: scendere dal 2,4% al 2,1% o addirittura al 2%. E’ veramente il governo del continuo cambiamento…

Aiuto dalla Russia 

La Russia ha promesso a Conte di finanziare il debito pubblico italiano. Secondo l’economista Daniel Gros (vedi intervista a La Stampa) si tratta di un film già visto: il film della Grecia che aveva chiesto per l’appunto un aiuto economico alla Russia. Ci sono state promesse da Mosca, che però ha usato la Grecia per creare scompiglio nell’UE e per bloccare le sanzioni economiche nei suoi confronti, poi nulla più. Si tratta, secondo Gros, di un brutto segnale, vuol dire che le cose si stanno mettendo male. Il debito pubblico italiano vale 2000 miliardi di euro e qualche acquisto di Btp da parte della Russia non risolverebbe nulla. Certo, conclude Gros, “Putin ha interesse a far passare questo messaggio. Per dire al governo e soprattutto ai cittadini italiani: vedete, sono il vostro amico, il vostro salvatore, non quelli di Bruxelles”.

Scenario avveniristico

La grave criticità economica italiana e la linea intransigente del governo fanno prospettare a qualcuno uno scenario avveniristico, molto lontano dalla propaganda ufficiale. Lo prospetta Francesco Bei in un suo articolo. Circola voce che febbraio prossimo potrebbe essere la data per lo sbocco elettorale di una crisi che da “finanziaria e bancaria, potrebbe diventare anche politica”. Sarebbe, ad esempio, una mossa più azzeccata rispetto all’umiliazione del programma Omt, in pratica il commissariamento dell’Italia, che nessuno ha voluto e vorrebbe. Da qui la via d’uscita, quella delle elezioni, sostenute a tempo debito, da una propaganda antieuropeista. Secondo Bei le ragioni per un tale passo non mancherebbero: ” Gli sbarchi dalla Libia, che hanno fatto schizzare i consensi di Salvini, sono finiti; l’entusiasmo per la cancellazione della Fornero lascerà il posto alla delusione di chi si troverà in pensione con assegni decurtati; il reddito di cittadinanza, spalmato al 70% in Sicilia e Campania, produrrà invidia sociale nelle altre Regioni; la crisi delle banche si porterà dietro una stretta del credito che colpirà le imprese del Nord; le scelte politiche sulle infrastrutture (TAV, TAP) comporteranno scontento in una parte dell’elettorato… Dunque perché non fermare le lancette e incassare lo stellare 60% ancora accreditato a Lega e 5Stelle?”

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento