Questione di fiducia

Ricordiamo pochi anni fa allorquando il PD e Renzi gridavano contro il governo Berlusconi perché poneva troppe volte la questione di fiducia sull’approvazione delle varie leggi. Passati poi il Pd e Renzi a loro volta a governare, hanno fatto al riguardo, forse peggio e così l’attuale governo. E’ di ieri la notizia che è stata posta la fiducia anche sull’approvazione della legge elettorale in discussione alla Camera. Diciamo subito che, a nostro avviso, la decisione di Gentiloni e Renzi è una grave forzatura, in quanto una legge elettorale è quella che determina all’inizio le regole del gioco politico e dovrebbe essere il Parlamento a deciderla, non un governo ad imporla. Di certo si tratta di una norma legittima quella della questione di fiducia, ma sicuramente non opportuna: pone infatti il Parlamento di fronte ad un bivio, cioè approvare la legge o provocare una crisi di governo. Tra l’altro Gentiloni aveva chiaramente annunciato che non sarebbe intervenuto sulla legge elettorale, quindi si può leggere il suo intervento come qualcosa al di fuori del programma concordato in maggioranza. Indubbiamente, dopo il pronunciamento della Consulta e l’affondamento del “Tedeschellum” (di chi la colpa?), una nuova legge elettorale è necessaria, ma frutto di una discussione parlamentare e non di patti fra segreterie politiche. Ora si punta sul “Rosatellum” che, come abbiamo anticipato nel precedente articolo, probabilmente non sarà in grado di condurre i cittadini ad esprimere un chiaro indirizzo che sfoci in un governo stabile, mentre altrettanto probabilmente interverrà ancora la Corte Costituzionale per valutarne la legittimità. E’ giunta da poco la notizia che la Camera ha confermato la fiducia al governo sul 1° articolo della legge, con 307 voti a favore e l’aula semivuota. In pratica hanno votato solo il PD e pochi altri. La parola “vergogna” non è del tutto fuori luogo.

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