Significato di politica

Dopo aver espresso su Info le motivazioni dell’apertura di questo blog, credo che sia opportuno iniziare il primo articolo con la definizione del concetto di politica e di democrazia: se non abbiamo un concetto univoco di detti termini, ci sarà difficile fare in seguito delle proposte concrete.

 Significato di politica

La parola “politica” affonda le proprie radici nella lingua e nella cultura greche. Ha attinenza con la “polis”, vale a dire la comunità, con “politicos”, vale a dire il cittadino o  colui che è versato negli uffici dello Stato;  come avverbio, significa “operare in modo favorevole ai cittadini”.

Il cittadino è dunque al centro della politica. Bisogna quindi governare in nome del cittadino e nel suo interesse, rispettando i valori della comunità. E deve essere un servizio totale ed onesto.

Sentire e fare la politica come sopra descritto, porterà al recupero del senso dello Stato, permetterà di costruire un diverso rapporto con le istituzioni e di riavere il rispetto dei valori costituzionali.

Democrazia a rischio?

Se l’etimologia del vocabolo “democrazia” (governo del popolo) è abbastanza semplice da capire, più complesso appare il suo intrinseco significato. Essa ha un obiettivo: l’autogoverno consapevole dei cittadini. Per raggiungere tale obiettivo necessitano delle condizioni, ad esempio l’uguaglianza delle posizioni. Purtroppo la nostra società produce disuguaglianza, basta pensare a quelle economica e culturale. Spesso diciamo che un Paese è democratico perchè vi si svolgono le elezioni, ma questo aspetto non è sufficiente per parlare di vera democrazia. In Italia abbiamo modo di esercitare il diritto elettorale, ma con l’attuale legge, non quello di scegliere i nostri rappresentanti: lo fanno per noi le segreterie di partito. In pratica conosciamo i volti dei “capi” e poco di più. Il bipolarismo indotto dal maggioritario ingigantisce la figura del leader e questa è una manifestazione di degrado democratico.Esiste un altro aspetto che indebolisce la democrazia. Citiamo il pensiero di G. Zagrebelsky: “ Oggi ci si avvia al rovesciamento della piramide democratica, abbiamo la concentrazione in alto del potere. Siamo al potere che scende dall’alto e produce consenso dal basso: lo schema della demagogia. E demagogia, ci ricorda Zagrabelsky, significa letteralmente “popolo che è agito” e non che “agisce”.Anche il sistema di comunicazione mediatico-televisivo ha contribuito all’impoverimento della riflessione politica ed ideologica. Oggi guardiamo alla politica così come ad un semplice intrattenimento o ad una palestra di scontro.Lo stesso concetto di “popolo” assume un significato particolare nel nostro ordine democratico. Esso è divenuto di fatto l’antitesi del sistema democratico esistente e delle sue regole. Popolo è chi vota per il leader, non è più la nazione. La democrazia del voto è la democrazia tout-court.Come chiarisce G.E.Rusconi in un suo articolo, “ nelle intenzioni del leader se questo popolo vince le elezioni, può pretendere di modificare a suo piacimento la Costituzione”.  In Italia il berlusconismo diventa così esso stesso espressione della società.

Ci sembra interessante riportare parte di un articolo di M. Ainis apparso su La Stampa del 31 luglio 2010. Si tratta del conflitto tra due concezioni di democrazia.Dice l’autore: “la prima è una democrazia plebiscitaria: significa che la sovranità si trasferisce dagli elettori al leader, il quale poi la esercita dettando in solitudine l’agenda di governo così come l’organigramma dello Stato. La seconda è una democrazia parlamentare…E’ alla prima che si è richiamato Berlusconi, cacciando dal partito Fini…è alla seconda che s’appella il Presidente della Camera per rimanere al suo posto”.

“Ecco allora l’autentico conflitto che in Italia si consuma ormai da molti anni: quello fra Costituzione scritta e Costituzione materiale. E’ un conflitto fra diritto e anti-diritto, che in ultimo ci rende viandanti nel deserto del diritto, perché i due regimi s’elidono a vicenda”.

“Nella seconda Repubblica (i vari partiti) si sono avvicendati a turno sui banchi del governo, senza mai adeguare la Costituzione scritta al nuovo ordinamento materiale, o senza contrastarlo in nome della legalità formale. In più trattano le istituzioni come la propria cameriera. Ne è prova lo scandalo del nuovo CSM, dove hanno trovato un posto al sole l’avvocato di Bossi (Brigandì), quello di Berlusconi (Palumbo), quello di D’Alema (Calvi)”.

 Ridare valore alla politica

Per ridare valore all’attività politica, chi ci governa deve dimostrare che alla base di ogni scelta sta il rispetto per l’uomo.Va da sè che non debbono esistere scambi possibili con l’utilità ed il vantaggio personale o di partito, anche se valutato, quest’ultimo, come possibile apportatore di un ampliamento di consensi. La parola chiave in base alla quale operare, deve essere giustizia, che è pure il presupposto di libertà. Anche la “globalizzazione” (crescita veloce e ramificata dello sviluppo economico) per essere positiva, deve avere come connotazione giustizia e sostenibilità, non deve limitarsi solo ad interessate regole commerciali.

 Coscienza civile

Abbiamo accennato alle responsabilità dello Stato nei confronti dei cittadini, ma, per avere un Paese veramente democratico e giusto, è opportuno non dimenticare le responsabilità dei cittadini nei confronti della collettività.E’ vero che ragioni storiche hanno sempre contrapposto fra loro Amministrazione, burocrazia e cittadini, ora però è tempo di cambiare.

Non sono ammissibili fenomeni di portata tale come l’evasione fiscale, le contrapposizioni esagerate o inutili fra diverse categorie, fra residenti ed immigrati.Dobbiamo capire che il “pubblico” non è qualcosa di estraneo, ma siamo noi tutti.Più che richiedere  voti, coloro che ci governano si adoperino per questo cambio di mentalità.Dobbiamo batterci perchè il miglioramento della qualità ambientale e insieme l’impegno per dare priorità alle attività umane, sociali, economiche basate sulla cultura e sulla conoscenza, si affermino come gli assi centrali dell’opera di modernizzazione dello stato, di rafforzamento della capacità competitiva dell’economia, di recupero e di valorizzazione degli spazi di coesione e di equità sociale.

Proprio questa nozione non economicista di benessere, “bene essere”, più che bene avere, deve essere la grande conquista.

Coscienza civile vuol dire anche non dimenticare con sorprendente rapidità le tragedie collettive, privilegiando solo gli interessi particolari delle innumerevoli categorie, corporazioni e lobby. Pochi di noi, ad esempio, saprebbero rinunciare ad un pezzettino del proprio benessere, pur di vivere in un Paese in cui non capitino tragedie dovute all’incuria ed all’egoismo.  I consumi privati ci interessano più degli investimenti pubblici.

Lo Stato nuovo deve coincidere con un nuovo “umanesimo” nel quale donne e uomini vedano riconosciuta in pieno la loro dignità di cittadini, o meglio, di persone, portatrici ognuna di cultura, di emozioni, di diritti e di doveri.Ritorniamo a pensare alla politica come partecipazione consapevole. E’ probabile allora che usciremo dalla crisi morale ed economica che ci attanagli

Obiettivi generali della politica

 Per poter correttamente operare, le forze politiche debbono avere obiettivi fondamentali comuni. Un canovaccio solido, su cui innestare le varie scelte.Questa base comune è data dai principi fondamentali della Costituzione italiana e dalla Carta dei diritti dell’uomo.E’ un cammino assai lungo da compiere quello che porta alla attuazione dei diritti fondamentali. La distanza fra la realtà ed i principi appare alle volte incolmabile, sembra di inseguire delle utopie. Non è e non deve essere così. Senza tali diritti e principi, non si potrà mai avere una politica giusta ed utile per i cittadini. Realizzare quanto contenuto nella Carta dei diritti dell’uomo vuol dire realizzare una società fondata sul diritto e non sul diritto dei più forti. I potenti, in nome del profitto, ci hanno già tolto sogni importanti, come quello del diritto ad una vita dignitosa e quello della pace.

Il profitto non è lo scopo della vita umana.

Ciò appare tanto più vero, se guardiamo ai diritti “sociali” voluti dalla Costituzione: al lavoro, all’istruzione, a cure adeguate, alla sicurezza sociale, alla casa, all’equa retribuzione. Sono diritti che assicurano concreta dignità ad ogni essere umano. Sarebbe una splendida provocazione ( ed un meraviglioso traguardo ) dichiarare illegale la povertà, come a suo tempo è stato fatto per la schiavitù. Basterebbe una distribuzione più equa della ricchezza prodotta e dichiarare l’umanità soggetto giuridico e politic 

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Una risposta a Significato di politica

  1. fornara piergiorgio scrive:

    Bravissimo
    grazie al Pino ho dato una lettura molto veloce, mi riprometto di intervenire con più calma in futuro perchè i temi trattati sono quelli che maggiormente la gente sente sulla sua pelle.
    complimenti ancora e a presto
    giorgio

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