Situazione climatica mondiale e alluvioni nostrane

Nella corrente settimana USA e Cina hanno raggiunto un accordo per ridurre i gas serra. I due Paesi economicamente più importanti del nostro pianeta concordano per la prima volta di ridurre la Co2; ricordiamo che da soli nel 2013 hanno scaricato nell’atmosfera il 43% del totale mondiale delle emissioni dei gas serra. Si tratta certo di un passo importante dopo il fallimento del summit di Copenhagen del 2009, quando non ci fu nessun tipo di accordo, un passo che può rendere in discesa la strada verso la Conferenza di Parigi del 2015, attirando altri Paesi economicamente importanti (India, Giappone, Canada) e facendo sì che si possa arrivare ad una soluzione che riesca a contenere l’aumento della temperatura media della Terra entro i 2 gradi centigradi, controllando proprio l’emissione nell’atmosfera dei gas serra. Certo l’accordo USA- Cina richiede molti anni:  i Cinesi pensano di ottenere risultati positivi a partire dal 2030, mentre gli Americani si impegnano a tagliare del 26/28% le emissioni, rispetto al 2005, entro il 2025. Anche l’accordo di questa settimana presenta comunque dei limiti: 1) il taglio promesso non è sufficiente a limitare di 2 gradi il riscaldamento globale – 2) gli impegni assunti parlano di “migliori sforzi”, quindi sembrano piuttosto formali. Esistono poi motivazioni contrarie, prettamente “politiche”: i leader repubblicani del Congresso statunitense hanno bocciato l’accordo e si apprestano a proporre leggi per tagliare i finanziamenti all’Agenzia federale per la protezione dell’Ambiente, avendo definito l’accordo con Pechino come un “esempio della crociata del presidente Obama contro l’energia affidabile ed economica”. Di positivo c’è la convinzione che l’ambiente, il salvataggio del clima, cominciano ad apparire come un grande affare economico (vedi la realizzazione di impianti rinnovabili). Non si tratta di una grande convinzione, quella basata solo sul guadagno, ma l’importante è cominciare a comportarci in maniera “virtuosa”.

Mentre a livello internazionale si discute di clima, in Italia siamo alle prese con le recenti (e ricorrenti) alluvioni e frane. E’ ormai assodato che molta responsabilità di quanto succede nel nostro Paese è dovuta all’inerzia politica: lavori non realizzati, fondi non spesi, condoni edilizi reiterati, quattrini spariti. Non sempre esiste rilevanza penale per quanto accaduto, ma piuttosto scandalo istituzionale e mancanza di coscienza ambientale. Citiamo alcuni esempi: a Chiavari ci sono voluti 11 anni per convocare una riunione di sindaci – 12 anni a Napoli per approvare un progetto – 15 a Porto Empedocle per concludere un esproprio – sempre a Porto Empedocle dopo 6 anni si sono accorti che i 2 milioni per mettere in sicurezza il centro abitato erano stati dati per errore alla Provincia anzichè alla Regione – a Camaiore sono stati finanziati progetti per 800.000 euro 15 anni fa, nessun progetto ancora completato – ancora a Chiavari i primi 8 milioni per sistemare il fiume Entella arrivarono nel 2002, ma solo nel 2011 è stata convocata la conferenza dei servizi e nel 2013 è arrivato il parere favorevole. Come è possibile tutto questo? La colpa non è tanto delle cause giudiziarie, quanto dell’inadeguatezza tecnica dei Comuni, dell’intrico legislativo, della lentezza delle procedure, del vincoli dovuti al patto di stabilità e dei conflitti tra i partiti. A Genova manca ancora la dichiarazione di stato di calamità naturale da parte del governo, atto che potrebbe agevolare le imprese che hanno subito danni. Purtroppo viviamo una paralisi istituzionale generalizzata ed una grave irresponsabilità politica.

 

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