Una scuola moderna per l’Italia

Gli ultimi dati dell’OCSE di 4 giorni or sono ci dicono che ogni anno in Italia 110.000 ragazzi abbandonano gli studi in anticipo – negli ultimi 15 anni i ragazzi che non hanno terminato le superiori si aggirano intorno ai 3 milioni, perdita umana paurosa per il nostro Paese. In alcune zone poi, come Napoli e la Campania, le cifre sono ancora più elevate. Tra le cause principali vi è l’arretratezza sociale e culturale delle famiglie e l’attuale legge non riesce a far ritornare i ragazzi a scuola, anche perchè la nostra classe politica non è capace di dare maggior giustizia sociale al Paese e di dimostrare un generale livello morale capace di essere da esempio. Tentare di risolvere il problema della dispersione scolastica, specie in una città come Napoli, che presenta gravi aspetti di degrado, non è certo facile. Purtoppo esiste un’altra realtà: il passaggio dalla devianza alla deliquenza è frequente e rapido. Occorre un progetto che accomuni varie professionalità, le famiglie, le diverse agenzie educative, gruppi di volontariato, docenti motivati. Negli USA, in un caso analogo, è stato messo a punto un progetto che coinvolgeva i migliori laureati ed il coinvolgimento dei ragazzi con il mondo del lavoro. Un tale impegno favorirebbe anche la formazione di una scuola moderna, al passo con i tempi (difficili), una scuola che parta dai ragazzi e da una migliore qualità di lavoro per i docenti. I nostri giovani vedono benissimo la diffusione di modelli adulti fragili, capiscono che il denaro prevale su tutto, ovviamente anche sul merito e che l’impegno può essere vanificato. Sanno però apprezzare modelli adulti seri e disponibili ad un autentico incontro con loro ed accettano regole e limiti, se chiari e giusti. La scuola deve offrire un percorso di apprendimento che sappia misurarsi anche con il creare, l’organizzare, unendo – come dice Marco Rossi-Doria – “mente e mani, ricerca, studio ed azione”. Nè deve chiudersi la scuola al dialogo col mondo extrascolastico: volontariato, sport, musica, esperienze di studio o lavorative. “Intorno a noi stanno crescendo modi nuovi di mettersi in gioco per i giovani appena usciti dagli studi: nelle imprese che uniscono ambiente, beni culturali, agricoltura, nuove tecnologie… nell’insistenza nell’unire ricerca e lavoro, gratuitità di impegno e conquista di reddito e indipendenza”(Marco Rossi-Doria). Ecco dunque la necessità di unire ricerca e lavoro. Altri punti suggeriti da Rossi-Doria: dialogo tra la scuola del’infanzia e genitori sui comuni compiti educativi – apprendimento rigoroso nella scuola di base – capacità di unire studi e laboratorio nelle superiori – offrire maggior dignità sociale ai docenti, che a loro volta debbono saper gestire la relazione educativa, sostenere la fragilità, trasformare la didattica e dialogare con l’esterno. La strada richiede molto lavoro, ma bisogna intraprenderla.

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