Un’inutile e brutale tragedia

Le centinaia di migranti morti nei giorni scorsi nel “mare nostrum”, il Mediterraneo, hanno scosso ancora una volta l’opinione pubblica e fatto parlare ancora una volta i politici in televisione. E’ giusto quindi ricordare quanto ha detto Amnesty International lo scorso febbraio in analoghe circostanze: “Con questa nuova tragedia stanno emergendo le prevedibili conseguenze dell’assenza di una sostituzione adeguata dell’operazione Mare nostrum. Gli Stati dovrebbero smetterla di nascondere la testa sotto la sabbia”. Già, l’operazione Mare nostrum, fortemente voluta e portata avanti dall’Italia, praticamente abbandonata dall’UE. Pur con tanti difetti si è trattato di un’iniziativa umanitaria, che ha salvato migliaia di vite, sostituita poi da Triton, decisa dall’Europa per far fronte alle innumerevoli tragedie legate agli sbarchi. Si è trattato però in questo caso di una semplice operazione di salvaguardia delle frontiere, che non fa nemmeno quello, dimenticandosi  che le frontiere italiane sono frontiere dell’Europa.                                                                       A questo punto, che fare? Mons. Galatino, segretario della CEI, dice chiaramente che l’Occidente “oscilla tra l’indifferenza e l’armarsi per andare a fare la guerra” e prosegue: “Mi piacerebbe ascoltare qualche parola di autocritica da Stati Uniti ed Europa per certi interventi degli anni passati compiuti per “esportare la democrazia” ma che nascondevano altri interessi”. I  migranti che tentano di raggiungere le nostre coste non sono persone comuni, sono uomini e donne che fuggono dalla guerra, dalla miseria, dalle malattie, non fuggono più solo per ragioni economiche, si tratta di sfollati che, per il diritto internazionale, possono chiedere asilo, che hanno diritto d’asilo, come ci ricorda anche la nostra Costituzione. Ma l’Europa ha paura: paura di spendere, di perdere la tranquillità ed ora paura di infiltrazioni terroristiche, dimenticando che più ci si dimostra intolleranti, contrari a sentimenti di umanità, più si rafforza il terrorismo.                                                  Marta Dassù in un interessante articolo ci fa riflettere su tre punti: 1) i flussi migratori non possono essere più considerati e gestiti come emergenza. Si tratta di un fenomeno strutturale determinato da cause evidenti, che tutti ben conosciamo. Quindi non basta una risposta puramente umanitaria, né una risposta solamente “securitaria” (respingere i migranti nei luoghi di partenza), occorrono entrambe le risposte: 1) durezza contro gli scafisti, esame e smistamento delle domande stesse in aree rese sicure sulla sponda sud del Mediterraneo, corridoi umanitari nei Paesi di transito, ma anche una gestione razionale di flussi controllati, protetti e regolari.  2) ricostruire stabilità nei Paesi chiave, in primo luogo la Libia.  3) nei confronti del problema immigrazione l’Europa  deve dimostrare solidarietà e comune visione d’intenti. Il primo passo che l’Europa deve compiere è quello di darsi una vera e propria politica comune in materia di immigrazione “fondata su canali regolari e sicuri e su una visione comune del rapporto da stabilire fra risorse umane  straniere e mercato di lavoro continentale”. Oltre a tutto ciò è necessario un diverso approccio con i Paesi economicamente più deboli, un approccio che non sia di sfruttamento o di offerte di denaro a chi governa tali Paesi, per trarne benefici. Va offerto supporto tecnologico in loco, aiuto per l’istruzione; i Paesi in via di sviluppo non sono territori in cui sperimentare senza regole, guardando solo agli interessi delle multinazionali, né sono la pattumiera dell’Occidente. Soprattutto poi basta guerre e ciò significa stop alla vendita di armi, mercato nel quale l’Occidente eccelle e guadagna cifre enormi, Italia compresa, che è tra i maggiori fornitori di armi leggere. Senza pace, libertà, uguaglianza, solidarietà, non si costruisce nulla.

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