Verso la fine dello Stato di diritto?

Il nostro governo sta focalizzando la propria attività sul problema immigrazione, ben poco invece ha dimostrato di fare finora per tutte le altre profonde necessità del Paese. D’altro canto Salvini i consensi li ha ottenuti proprio grazie alla politica anti-immigratoria. I due recenti casi della nave Diciotti ci costringono a parlare di diritto nazionale ed internazionale, oltre che di diritti umani violati. Netto, al riguardo, il giudizio di Medici senza frontiere, attraverso le dichiarazioni di Marco Bertotto: “Il governo italiano sta facendo una battaglia in netta violazione degli obblighi internazionali… E’ un braccio di ferro fatto sulla pelle delle persone”. Non si può infatti chiedere che intervenga la guardia costiera libica (alla quale abbiamo fornito delle motovedette) per ricondurre i migranti in Libia o minacciare di farlo. Esiste l’obbligo del non respingimento, sancito da sentenze, ormai assodate, della Corte europea. Ricorda ancora Bertotto: “Discutere ancora che in Libia ci sia il “porto sicuro” è una cosa che lascia stupiti. E che questo debba essere fatto con la responsabilità e la complicità delle autorità italiane è inaccettabile. La portavoce della Commissione è stata esplicita sui regolamenti UE e sugli obblighi degli Stati in questa materia e sul concetto di porto sicuro, e ha ribadito che nessuna nave europea può riportare in Libia le persone”.

Ma veniamo ad un nuovo episodio: il caso del ministro Salvini “indagato” dalla Magistratura. A quanto sembra il ministro ha trattenuto per vari giorni ed abusivamente, sulla nave attraccata al porto di Catania, profughi ed equipaggio e ciò in assenza di leggi che lo prevedano o lo permettano, essendo in gioco la libertà personale. Dice Ugo De Siervo su La Stampa: “il ministro dell’Interno, che pure ha giurato fedeltà alla Costituzione repubblicana, sembra aver dimenticato che uno dei fondamenti del nostro sistema costituzionale consiste nel rispetto del basilare principio di legalità, secondo cui le autorità pubbliche, ivi compresi i ministri, possono utilizzare soltanto i poteri che sono previsti e disciplinati da leggi apposite, specie se in gioco sono le libertà delle persone”. La legislazione vigente infatti disciplina l’espulsione dei migranti irregolari attraverso procedure, organi e garanzie. Non parla di coloro che giungono da noi, anche in modo irregolare, per chiedere la tutela di alcuni essenziali diritti umani (diritto d’asilo). Saranno gli organi competenti a decidere sulla fondatezza o meno di tali richieste. Giustamente De Siervo annota che: ” è del tutto contrastante con il nostro sistema costituzionale che un ministro possa, al di fuori di ogni disciplina legale, decidere di far riportare indietro un immigrato, per quanto irregolarmente entrato, o addirittura di trattenerlo nel territorio nazionale, impedendogli però di esercitare i diritti che Costituzione e leggi gli riconoscono”. Nell’operato di Salvini appare dunque la pretesa assolutamente fuori legge di decidere lui sulla libertà delle persone.

Dobbiamo poi prendere atto di un’altra stortura giuridica che sta prendendo piede, una sorta di “pensiero giuridico affine al “salvinismo”, che potremmo definire come la teoria della superiorità della volontà popolare rispetto allo Stato di diritto” come fa rilevare Sofia Ventura (La Stampa, 30/08/18), una teoria per giustificare azioni giuridicamente incomprensibili. In sostanza, secondo tale teoria, se Lega e M5S hanno la maggioranza in Parlamento, quindi esprimono la volontà popolare, sono insindacabili e quindi possono inibire anche l’intervento della Magistratura. Le gravi conseguenze che ne deriverebbero sono facilmente intuibili: la vera democrazia è a rischio. Possibile che la Storia non insegni nulla… Continua ancora Sofia Ventura: ” Nelle democrazie in crisi possono sorgere forze che pretendono di portare nuove, facile soluzioni ai problemi forzando le regole. E’ in questi casi che la capacità di discernimento diventa fondamentale. E sarebbe un errore pensare che essa dipenda dall’istruzione o dal ceto sociale. Dipende da qualcosa che è in noi e che ci rende sensibili o insensibili all’ingiustizia. Non è perciò sufficiente possedere una cultura giuridica per trasformarsi in difensori dello Stato di diritto. Specie se si è dimentichi che il diritto non serve solo i comando, ma è anche e soprattutto al servizio della persona.

Aggiungiamo da ultimo che nel progetto politico dei cosiddetti governi “sovranisti” comincia a delinearsi più chiaramente l’attacco allo Stato di diritto ed alle libertà individuali che esso garantisce, basti guardare all’insofferenza per le garanzie costituzionali, che derivano dal controllo della legalità operato sul governo da una magistratura indipendente e dalla libera stampa.

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