In questo mese il governo Meloni ha superato la fatidica soglia dei 1413 giorni di attività, divenendo così il più longevo della nostra Repubblica. Ma governo longevo è anche sinonimo di buon governo? Addentriamoci in una veloce e necessariamente superficiale valutazione, considerato che manca circa un anno al nuovo appuntamento elettorale e nel frattempo altro può essere attuato. Diciamo subito che la stabilità governativa da sola non basta certo a rendere entusiasta il cittadino che vede il proprio stipendio perdere potere d’acquisto e salire l’inflazione, o che aspetta da mesi una visita medica, o che, come molti giovani, deve recarsi all’estero per trovare lavoro. Nell’ambizioso programma elettorale dell’attuale governo, datato 2022, era tutto chiaro: taglio delle tasse, riduzione della pressione fiscale, riforme definite epocali. Esaminiamolo assieme a partire dalla parte economica. Mercato del lavoro – si sono ottenuti discreti risultati dovuti all’aumento dei posti di lavoro. Da notare però che, rispetto all’età anagrafica dei lavoratori, la crescita è attribuibile ai più anziani, ci sono 1,4 milioni di lavoratori in più over 50, mentre tra i giovani ( 15/ 34 anni ) i dati sono stazionari. L’incremento degli over 50 è legato all’innalzamento dell’età pensionabile. Nella classifica europea l’Italia rimane agli ultimi posti per occupati, specie sul fronte femminile. Pensioni minime – sono state aumentate. Per gli over 75 da 525 euro mensili a 614. Ancora sotto le aspettative la crescita: il Pil ha visto nel 2026 una crescita dell’1,9%, mentre la media europea è del 3,3%. La pressione fiscale non è diminuita: nel 2022 era pari al 41,7%, nel 2026 è al 42,9%. Anche l’allineamento alla media europea della spesa pubblica per l’infanzia e la famiglia non è stato raggiunto. Valutiamo ora altri significativi indicatori: povertà assoluta, sono circa 6 milioni i poveri assoluti, ai quali vanno aggiunti circa 9 milioni di poveri relativi; il 15,6% delle famiglie operaie vive in povertà assoluta, pur avendo un lavoro – riforma della giustizia, è stata bocciata dai cittadini nel referendum – previdenza, la promessa di Salvini di abolire la legge Fornero entro il 2023 non è stata mantenuta, anzi dal 2027 è previsto un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile – sicurezza, l’Esecutivo ha preferito declinare la sicurezza in forma repressiva, limitando anche gli spazi di dissenso e di aggregazione, il che non ha risolto il problema, ma ha aumentato il numero dei carcerati in un sistema carcerario da tempo al collasso. La scusante di incolpare gli immigrati come causa del problema non regge – sanità, nessun significativo miglioramento, ormai per controlli, analisi, visite, predomina la sanità privata. I tempi di attesa sono ancora biblici: in Piemonte per sottoporsi a gastroscopia occorre circa un anno – carburanti, prezzi alle stelle, causa certo delle guerre in atto. Il Governo naviga a vista con sconti di alcuni centesimi limitati nel tempo: perché non tassare gli extraprofitti? – politica estera, immigrati: il Mediterraneo continua a mietere vittime, la politica dell’UE e dell’Italia, dettata ancora da nazionalismi, egoismo ed interessi elettorali non risolve il problema. Ruolo internazionale dell’Italia: il sogno di Meloni di ergersi a ponte tra USA ed Europa è naufragato dopo gli ultimi battibecchi con Trump. L’atteggiamento alquanto accondiscendente con Israele ed i coloni ha creato poi un distacco da altri Paesi europei. La decisione di sospendere Schengen dopo i fatti di Ceuta ha incrinato, senza alcuna valida ragione, i rapporti con la Spagna. Quanto fin qui espresso, come detto, riguarda solo alcuni aspetti dell’attività del Governo in questa legislatura. Vedremo cosa ci diranno i prossimi mesi connotati sicuramente da una propaganda elettorale, condotta certo senza esclusione di colpi.

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