Giorgia Meloni ha annunciato l’approdo in Consiglio dei Ministri di una misura per fissare un numero massimo di studenti stranieri per classe. Si tratta, a ben vedere, di una proposta discriminatoria, ingiusta, ma anche praticamente irrealizzabile. Tralasciamo le ragioni di natura pedagogica, che non vanno nella direzione della proposta Meloni e limitiamoci ai numeri. La nostra Presidente del Consiglio non ha ben presente che la composizione della nostra società è mutata, per via anche del fenomeno della denatalità, per cui non è possibile in molti territori formare classi a maggioranza di alunni italiani, semplicemente perché gli alunni italiani sono in minoranza. Se si rispettasse il tetto del 30% di alunni stranieri per classe, non sarebbe possibile, in molti casi, rispettare il numero minimo di studenti per formare una classe. Appare chiaro allora che tale proposta è stata avanzata nel tentativo di una affannosa rincorsa a Vannacci, che proprio sulla scuola ha formulato le sue proposte, alcune, ormai è assodato, pedagogicamente dannose, come quella delle classi separate per gli alunni disabili. Tra l’altro la proposta Meloni è stata anticipata nel 2010 dalla circolare Gelmini, che all’atto pratico si è dimostrata tecnicamente impossibile da realizzare. Il paradosso però è che nel 2024 il ministro Valditara voleva riproporre il numero massimo di studenti stranieri per classe, iniziativa bloccata proprio da Fratelli d’Italia, perché andava contro la realtà dei fatti. Per concludere diciamo che una proposta del genere rischia anche di essere incostituzionale, perché potrebbe comportare l’allontanamento dei minori e delle famiglie dal loro territorio e rivelarsi in contrasto con l’obiettivo funzionale dell’integrazione. Un suggerimento: perché invece di pensare al numero massimo di studenti stranieri per classe non si pensa a migliorare i processi di integrazione?

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.