Le città di alcuni Paesi europei vedono in questi giorni forti proteste giovanili, espresse con modi e ragioni diverse da quelle a cui abbiamo assistito negli anni passati. A scendere in piazza per primi sono stati gli studenti francesi, che protestavano contro le trascurate strutture scolastiche. Si è trattato di proteste violente, represse con altrettanta forza. Presto si è passati a protestare contro il caro vita, l’inefficienza dei servizi pubblici, la forte segregazione sociale. Accanto agli studenti allora è scesa in piazza la gente comune. In Spagna l’origine della protesta è stato lo sfratto di Mariacarmen Abascal, sfrattata da casa a 87 anni e deceduta poco dopo. Il caro affitti è esploso con forza dirompente. In parallelo con gli studenti universitari hanno protestato i lavoratori ed il ceto medio, toccati dallo stesso problema, causato da logiche finanziarie di scarse vedute ed antieconomiche. Episodi simili li abbiamo visti poi in Albania, in Italia, in Portogallo, dove spesso la gente si è affiancata agli studenti, perché alle prese, in questo periodo più che in altri, con un caro vita preoccupante, o ha levato la voce contro la corruzione. In Italia non dimentichiamo pure il problema dei bassi salari che impediscono la crescita e la vita di milioni di famiglie. Si tratta evidentemente di ragioni politiche, considerato che le proteste vengono originate da diseguaglianze ed ingiustizie. Aggiungiamo poi che un’ altra causa concreta, alla base dei fatti capitati, possiamo individuarla nell’instabilità politica dell’Europa, che ha impedito una organica politica di crescita. Non dimentichiamo le guerre in Ucraina ed in Iran, volute da Putin e da Trump, che hanno assestato un grave colpo all’economia. I due Presidenti potrebbero beneficiare della debolezza dei governi europei. Tutto ciò a discapito purtroppo di chi è sceso in piazza a protestare. Terminiamo con un accenno al problema dei minorenni che hanno dato vita a gravi danneggiamenti e violenze, azioni che sono da condannare senza alcuna riserva. E’ opportuno però riflettere su di un fatto: i minorenni vengono ascoltati dalla società e magari coinvolti in alcune decisioni da assumere? Forse alla base delle loro proteste ( proteste, non violenze ) vi è anche una volontà di partecipazione alla vita sociale. Indirizzarli alla discussione è più opportuno che lasciar loro distruggere le vetrine. A chi devono rivolgersi per avere risposte ai loro problemi, all’ IA?

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