L’interesse per i due principali conflitti che calamitano l’attenzione mondiale, Ucraina ed Iran, mette la sordina alla lunga e disastrosa guerra Israelo-palestinese. Netanyahu ha fornito un ulteriore elemento di destabilizzazione in quella zona, con pesanti ripercussioni sul futuro immediato in vista di un, seppur difficile, cammino verso la pace. Il Primo Ministro israeliano ha infatti respinto il documento in 15 punti su Gaza annunciato dagli USA. Netanyahu ha inoltre ribadito che ” finché sarò primo ministro non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza, né in Cisgiordania “. A tutto ciò va aggiunto un altro fatto estremamente grave: la violenza perpetrata dai coloni estremisti in Cisgiordania, per decenni minimizzata da Israele, oggi appare in tutta la sua gravità. Gli attacchi dei coloni contro i civili palestinesi e le loro proprietà hanno raggiunto livelli senza precedenti, si configura una strategia coordinata di intimidazione, finalizzata a sottrarre terre, svuotare interi villaggi per incidere in modo irreversibile sulla composizione demografica della regione. Quale la reazione dell’Occidente custode delle libertà? Praticamente nulla di veramente importante, al di fuori di lagnanze o comunicati ufficiali. L’Italia lega il suo intervento a ” osserviamo, seguiamo la situazione, la teniamo sotto controllo “. E’ veramente sufficiente?

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