Meloni ancora sopra le righe

Il 28 ottobre scorso la nostra Presidente del Consiglio ha diffuso un video sui social in cui bollava la decisione della giudice Landoni, che aveva scarcerato Siher, come ” vergognosa “. Affermava, tra l’altro, che lo stesso Siher incitava a partecipare alle manifestazioni concluse con le devastazioni ben note, attraverso la pagina Telegram ” Movimento 17 ottobre “. Si tratta di affermazioni che non rispecchiano quanto accaduto, a cominciare dal fatto che la pagina Telegram è nata il 18 ottobre, esattamente un giorno dopo gli incidenti. Neppure la Pubblica accusa contesta a Siher quelle devastazioni, l’accusa riguarda l’istigazione a delinquere aggravata dal terrorismo. Ebbene la Giudice milanese ha concluso, in 37 pagine di argomentazioni, che nei post esaminati non c’è invito alla violenza, che l’accusato invitava solo alla disobbedienza civile. In pratica mancano del tutto i gravi indizi di colpevolezza che la legge esige per trattenere qualcuno in carcere prima che inizi il processo. Secondo la legge italiana il PM può fermare una persona e chiedere che resti in carcere, ma non decide da solo. Un altro magistrato, il giudice per le indagini preliminari, deve verificare se quella richiesta regge. Si tratta di un doppio controllo, una garanzia per tutti, considerato che, in base all’art. 13 della Costituzione, la libertà personale è inviolabile. Giorgia Meloni ha pieno diritto di non essere d’accordo con le decisioni della Magistratura, ma presentare il controllo giudiziario come una mortificazione di chi protegge i cittadini significa mettere sotto accusa la funzione stessa della garanzia. Un giudice che controlla non umilia nessuno, semmai evita errori. Da considerare inoltre che la Presidente del Consiglio fa parte delle Istituzioni e, quando parla di sentenza ” vergognosa “, succede che milioni di cittadini sono indotti a pensare che i giudici liberano i terroristi, mentre l’ordinanza della giudice Landoni dice il contrario, cioè non esiste prova che Siher abbia incitato qualcuno alla violenza. L’attacco di Meloni dunque ci espone al rischio di una Magistratura indebolita e meno indipendente. In sostanza si può non condividere il pensiero di Siher, ma bisogna ricordare, come già detto, che la libertà personale è inviolabile ed il carcere prima del processo richiede indizi gravi. La giudice non ha assolto l’indiziato, ha respinto la convalida del fermo e la richiesta di custodia cautelare, ritenendo che mancassero un concreto pericolo di fuga e gravi indizi per i reati contestati. Naturalmente l’indagine può e deve proseguire. Uno stato democratico protegge i cittadini dalle devastazioni, gli agenti dalle aggressioni e gli indagati da detenzioni prive dei presupposti di legge. Il giudice che verifica quei presupposti esercita un potere di controllo indispensabile. Con l’ennesimo decreto sicurezza un fermo che non regge potrebbe capitare a tutti e allora vorremmo tutti avere un giudice che controlla.

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