Extraprofitti

A livello politico molti fatti importanti hanno interessato le cronache di luglio ed agosto, noi vogliamo citare ora un problema che ci tocca molto da vicino: l’aumento del costo dei carburanti e la discussione sulla tassazione degli extraprofitti. I prezzi di benzina e gasolio hanno toccato livelli record e sono diventati un grave problema per la maggior parte degli Italiani. Nei vari, inevitabili dibattiti si è fatto strada un termine quasi nuovo: extraprofitti. Un extraprofitto in pratica non è altro che un profitto eccezionalmente elevato, rispetto a quello che un’azienda avrebbe realizzato in condizioni normali. In questo caso per le compagnie petrolifere il profitto straordinario è dovuto alla guerra in Iran ( iniziata da Trump ed Israele ) ed alla conseguente chiusura dello stretto di Ormuz. Il timore di un drastico calo della produzione infatti ha fatto esplodere il prezzo globale del greggio disponibile sul mercato, anche per i barili che non sono impattati dalla crisi. La guerra in pratica fa aumentare il costo del petrolio prodotto nel Mare del Nord, come quello bloccato nel Golfo Persico. Ora, se una crisi provoca un aumento eccezionale dei profitti di un determinato settore, mentre famiglie ed imprese devono sostenere costi eccezionali, lo Stato può decidere di prelevare una parte di quei guadagni per attenuare l’impatto della crisi. Nel nostro caso si stima che le maggiori compagnie petrolifere europee nel primo semestre 2026 hanno realizzato circa 7,5 miliardi di euro di extraprofitti, mentre fuori dall’UE gli extraprofitti sono stati circa 10,3 miliardi di euro. Tassare gli extraprofitti non è un’idea del tutto nuova. Durante la crisi energetica del 2022, a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’UE introdusse un contributo di solidarietà sugli extraprofitti dei prodotti fossili. Ora, ad esempio, il Portogallo ha approvato una tassa del 33% sui profitti straordinari delle compagnie petrolifere nel 2026. In Italia nel 2022 il governo Draghi introdusse una tassa analoga, poi modificata. Attualmente il problema caro-carburanti in Italia sta creando una frattura all’interno della Maggioranza. La Lega è d’accordo nel chiedere un contributo alle grandi aziende petrolifere, ma anche a banche ed assicurazioni, mentre Tajani non esclude un contributo concordato, non imposto. La Commissione UE intanto ha risposto che la tassazione degli extraprofitti è competenza degli Stati membri. Su questa base l’opposizione in Italia sostiene chiaramente che il Governo non ha più alibi, deve agire. Per finanziare l’ultima misura contro il caro-carburanti il Governo sembra aver architettato un meccanismo finanziario, per cui ENI ed ENEL faranno un versamento anticipato sulle tasse legate ai dividendi già deliberati, ma non ancora distribuiti ai soci. Si parla di circa 130 milioni di euro. Sufficienti per risolvere veramente il problema? Governare un Paese vuol dire operare su basi di equità e di giustizia. E’ così per quanto concerne il problema legato all’aumento dei carburanti?

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