L’aula della Camera, a voto segreto, ha bocciato l’emendamento sulle preferenze, nonostante Governo e Commissione avessero espresso parere favorevole alla proposta di modifica. Ma facciamo un passo indietro: come si vota oggi alle elezioni politiche? Oggi l’elettore vota una lista bloccata, senza poter esprimere preferenze sui singoli candidati, con le preferenze invece il cittadino indica il nome del candidato che vuole eleggere all’interno della lista scelta ( con molte riserve, come vedremo ), come succede per le elezioni comunali ed europee. Posizione dei partiti politici – ad oggi contrari alle preferenze Lega, Forza Italia, favorevoli Fratelli di Italia ( si vedrà poi concretamente la coalizione di centrodestra che cosa deciderà ), Noi moderati. Elly Schlein e Bonaccini del PD si sono detti personalmente favorevoli, ma il tema non è stato ancora affrontato con gli altri big del partito. Ci sembra di poter dire, per quanto attiene al PD, che senza preferenze la corrente della Segretaria avrebbe molto più controllo sugli eletti, mentre con le preferenze la corrente Bonaccini appare più radicata sul territorio. Non dimentichiamo Vannacci, che con le preferenze potrebbe trarre qualche vantaggio, perché in tale scenario contano la notorietà personale, le reti territoriali e le macchine elettorali locali, elementi che già lo stanno aiutando. Da sottolineare il fatto che Meloni a più riprese si è detta favorevole alle preferenze, tanto che nel 2014 aveva presentato una proposta in tal senso e che persino Salvini nel 2014 si era mostrato assolutamente d’accordo. In pratica però i politici non lo dicono apertamente, ma le preferenze rosicchiano potere alle segreterie di partito e svelano come funziona la nostra politica: tutti invocano il potere agli elettori, fino a quando non si tratta di cedere un po’ del proprio. Da ultimo è assolutamente opportuno chiarire che la proposta di Fratelli di Italia, bocciata alla Camera, non ripristinava le preferenze in toto, ma presentava un meccanismo ancora con pochi margini di scelta per gli elettori, ben lontano da un sistema a preferenze ” secche “. Tale proposta infatti prevedeva che il capolista nei collegi plurinominali fosse bloccato, scelto dunque dalle segreterie e destinato ad essere eletto, inoltre i capilista erano esentati dal rispetto dell’attuale legge, che prevede il principio secondo cui né il genere maschile, né quello femminile può superare il 60% di rappresentanza, con buona pace della parità di genere.

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