Il board of peace voluto da Trump è un organismo internazionale di una natura senza precedenti, con l’obiettivo di guidare la ricostruzione della striscia di Gaza. Senza precedenti perché possiamo paragonarlo ad un club esclusivo, i cui membri hanno diritti e poteri differenti, a seconda del contributo finanziario erogato. Anche se l’iniziativa è stata presentata come una sorta di ONU, più rapida dal punto di vista decisionale, in realtà le Nazioni Unite vengono espropriate della funzione centrale di mantenere la pace e la sicurezza internazionale, poteri trasferiti appunto ad una entità esterna. Il board of peace è costruito con struttura piramidale al cui vertice c’è Trump, in pratica un presidente a vita, che si è garantito poteri quasi assoluti: solo lui può invitare un membro ed ha diritto di veto su tutte le decisioni. La maggior parte degli Stati occidentali ha declinato l’invito, anche il Vaticano non partecipa, poiché sostiene che la gestione delle crisi internazionali deve restare nelle mani dell’ONU e non in quelle di organismi paralleli con a capo un singolo leader. Anche le Organizzazioni per i diritti umani affermano che il progetto Trump rischia di ” mettere in mano ai violatori dei diritti umani il controllo di decisioni che riguardano conflitti e ricostruzione e quindi di indebolire la centralità delle istituzioni multilaterali.” Va rimarcato inoltre che a Gaza la popolazione continua a morire, ad essere sfollata con la forza, mentre il collasso del sistema umanitario e sanitario accelera ogni giorno. In questo contesto il Board of peace avrebbe il compito di proteggere i civili, di garantire un vero cessate il fuoco e di permettere la consegna sicura degli aiuti umanitari. I fatti purtroppo dicono il contrario. Da considerare inoltre che, presumibilmente, il nuovo organismo seguirà nella ricostruzione una logica spartitoria, dal momento che le decisioni non saranno prese in base ai bisogni della popolazione, ma in base al peso dei voti dei principali donatori. Soprattutto va denunciata l’esclusione dei Palestinesi dalle decisioni che determinano direttamente il loro futuro, in violazione del diritto di autodeterminazione. In sostanza, dietro la promessa di efficienza, il Board of peace lascia intravedere più verticalità, più comando, meno mediazione. Tutti noi siamo disposti ad accettare un ordine internazionale in cui la pace viene decisa da pochi ed il veto di uno vale più del voto di molti altri?

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