Governo Meloni: stesso schema

Sono passate poche settimane dall’esito del referendum sulla giustizia e non vogliamo certo riprendere le valutazioni già espresse a sostegno del sì o del no, gli Italiani hanno messo la parola fine sul tentativo di riforma costituzionale. Un aspetto però voglio sottolinearlo, perché mi sembra abbia connotato l’Esecutivo dai suoi inizi ed è la volontà di reazione del governo nei confronti della magistratura, “rea” di non assecondare i suoi progetti. Vedi ad esempio gli interventi dei magistrati a favore dei diritti umani, o gli interventi giurisdizionali, o ancora l’ avvio di indagini nei confronti dei politici. Questi tentativi di rivincita non sono isolati. Anche il linguaggio, come parlare di ” blocco navale ” promesso da Meloni in campagna elettorale e ripreso anche in seguito, non è corretto. Il blocco navale infatti è un classico strumento che si usa in guerra ed è disciplinato dall’articolo 42 dello Statuto delle Nazioni Unite. Fortunatamente l’Italia non è in guerra con nessuno, me che meno con l’Africa. Pure il nuovo decreto immigrazione sembra muoversi sulla stessa linea, con lo stesso schema: promesse di atti, fragili sul fronte giuridico, ma utili sul piano comunicativo. Ricordiamo ancora la definizione di ” Paesi sicuri “, per cui, chi arriva da Stati considerati sicuri, deve essere trattenuto, quindi rimpatriato velocemente. L’elenco dei Paesi sicuri stilato dal governo ha suscitato dubbi e non solo. Esiste però il diritto, così la Corte di Giustizia dell’UE, con sentenza dal 1 agosto 2025, ha deciso che un Paese membro dell’Unione può sì designare come sicuro per il rimpatrio un Paese, ma occorre un controllo giurisdizionale effettivo: le fonti di informazione su cui si fonda la designazione devono essere accessibili al richiedente e al giudice e ciò per evidenti ragioni di giustizia. Il rimpatrio deve riferirsi al caso concreto, individuale, aggiornato. Non si può inoltre designare come sicuro un Paese che non offre protezione sufficiente a tutta la sua popolazione. Attendiamo il nuovo regolamento europeo al riguardo, che deve entrare in vigore entro il 12 giugno 2026. Le anticipazioni non sono favorevoli per i richiedenti asilo ed i loro diritti, sembra in dirittura di arrivo la fine del diritto di asilo nell’UE. Gli interventi umanitari non sono l’unico ambito in cui il governo ha interpretato con fastidio gli interventi della magistratura. Quando la Corte dei Conti ha sollevato dubbi sulla sostenibilità economica e sulla solidità delle previsioni riguardanti il Ponte sullo Stretto, richiamando la necessità di verifiche puntuali, la risposta è stata la riforma della Corte stessa. In pratica l’Esecutivo, messo di fronte a vincoli giuridici e finanziari, se la prende con il controllore, sempre lo stesso schema. Val sempre la pena di ricordare che nessun potere è al di sopra del diritto.

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