I fatti di Modena

Quanto è accaduto a Modena ha certamente scosso tutto il Paese e unanime è e deve essere la condanna per un simile gesto, come per tutti i gesti di violenza. Detto questo, è da annotare un ” dettaglio ” che pesa in questa vicenda ed è la battaglia politica, già in atto, su cittadinanza, integrazione e sicurezza. Come poteva essere prevedibile, il ministro Salvini ha subito richiesto una revisione ad ampio raggio, che include il permesso di soggiorno, l’integrazione ed anche i cittadini di seconda generazione. Bene ha fatto il ministro Piantedosi nell’affermare, per quanto riguarda chi ha provocato la strage, che per ora non si può parlare di terrorismo, sottolineando anche un profilo di disagio psichiatrico. Saranno le indagini ad offrire ulteriori chiarimenti. Esaminiamo i punti principali citati citati dal ministro Salvini: revoca della cittadinanza – esiste già una legge la n.91 del 1992, che prevede casi di revoca, ma in ambiti delimitati e con condanne definitive legate a terrorismo od eversione, purché la revoca non produca apolidia. Ampliare la revoca di cittadinanza ai reati comuni gravi, od estenderla a categorie più ampie di cittadini, richiede un intervento legislativo non semplice ed a rischio di incostituzionalità, oltre che di incompatibilità con principi europei ed internazionali contro l’apolidia ( persona che non ha la cittadinanza in alcuno Stato ). A questo punto occorre porsi una domanda: fino a che punto la cittadinanza può essere revocata senza alterare il principio di uguaglianza tra i cittadini? La legge già distingue tra cittadinanza originaria ed acquisita, ma un’estensione generalizzata della revoca introdurrebbe praticamente una cittadinanza più fragile per alcuni italiani rispetto ad altri. Del resto anche gli alleati politici di Salvini non concordano nell’usare il fatto di Modena per apportare una stretta generalizzata sulla cittadinanza. Bisogna inoltre stare attenti a non ingenerare sospetto nei confronti di intere fasce di cittadini italiani. Infatti quando Salvini parla di seconde generazioni che non si integrano, fa una affermazione generalizzante, che non può desumersi da un singolo caso. Inoltre il pericolo che si annida in alcune periferie, il disagio, non sono prerogative solo della seconda generazione, tocca tutti. L’espressione espulsione poi va valutata attentamente, perché per uno straniero in possesso del permesso di soggiorno il discorso è diverso rispetto a quello di un cittadino italiano. Nel primo caso, entro certi limiti, si può parlare di revoca del permesso di soggiorno ed espulsione, nel secondo caso, se non ricorrono i presupposti previsti dalla legge, l’espulsione non è disponibile. Integrazione poi è un bellissimo concetto e dovremmo darci da fare tutti per realizzarla, ma domandiamoci: che cosa è stato fatto al riguardo? tutto il possibile? Erigere una barriera di fatto nel Mediterraneo, che produce migliaia di morti, tende forse all’accoglienza ed all’integrazione? i nostri centri di accoglienza dimostrano volontà di integrazione? L’espressione “remigrazione” portata avanti da Salvini, va di pari passo con integrazione? A titolo esemplificativo in Germania, nei primi sei mesi dal loro arrivo, agli immigrati si insegna la lingua del posto e si danno strumenti atti ad inserirsi nel lavoro, in Italia niente di tutto ciò. I problemi che sono emersi ancora con i fatti di Modena sono reali e di grande impatto, invece di cavalcarli per fini politici, occorre dimostrare capacità e volontà nel risolverli, lungimiranza, umanità nel trattarli.

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