L’Italia al rallentatore

Che il nostro Paese abbia una economia in difficoltà è di dominio pubblico e la conferma è arrivata dal ministro Giorgetti nella conferenza stampa dello scorso mese di aprile, quando ha illustrato i numeri del Dfp da poco approvato. Purtroppo sono tutti numeri al ribasso, guardiamo solo il Pil che scende dallo 0,7 allo 0,6 per il 2026, dallo 0,8 allo 0,7 nel 2027 e dallo 0,9 allo 0,8 nel 2029. Tra l’altro era appena arrivata la ” sentenza ” da Eurostat che ha confermato per l’Italia la procedura per disavanzo eccessivo. Certo ci sono le difficoltà legate alle note, tristi vicende internazionali, ma queste esistono per tutti. Noi purtroppo siamo diventati il fanalino di coda in Europa, superati anche dalla Grecia che aveva difficoltà superiori alle nostre. Di economia ha parlato ovviamente anche la presidente Meloni nel ” premier time ” di metà maggio, un’occasione per fare il punto sulla situazione attuale e sulla strategia del Governo. Ha ribadito le conseguenze delle tensioni geopolitiche che incideranno sulla crescita, rivendicato l’aumento della occupazione stabile e accusato ancora il superbonus, un peso per il debito pubblico, che sarà pagato solo entro il 2027 ( peccato che l’ultima tranche del superbonus sia stata approvata dal Governo attuale ). Da ultimo la Presidente ha affermato che il suo Governo ha diminuito le tasse. Riguardo a quest’ultima affermazione crediamo che ogni cittadino possa dire di non essersi accorto di tale diminuzione, mentre molti diranno invece che fanno fatica ad arrivare a fine mese. L’incremento della occupazione stabile c’è, ma riguarda soprattutto gli over 55 anni, mentre al contrario l’emigrazione giovanile non è stata contrastata, sono migliaia ogni anno i nostri giovani che vanno all’estero per trovare lavoro od avere stipendi più adeguati. Non ha citato la Presidente i molti cittadini che hanno omesso, sfiduciati, la ricerca di una occupazione. Troppe difficoltà poi esistono ancora per lo sviluppo del lavoro femminile e per la parità salariale. Nonostante ciò la Presidente del Consiglio ribadisce il suo ” no ” all’introduzione del salario minimo. Nell’incontro con Confindustria di qualche giorno fa la presidente Meloni ha parlato di un’Italia che deve riprendere il cammino verso il nucleare e di un’Europa che deve dare maggior ” semplificazione ” e non un ” accumulo di regole “. In pratica una richiesta di deroga al patto di stabilità, deroga che, per ora, lascia perplessa Bruxelles. Quanto alla ripresa del nucleare, fanno riflettere le parole di Bonelli al riguardo: ” il nucleare è una presa in giro. Gli Smr, i piccoli reattori modulari di cui si parla, sono tecnologie che oggi non hanno alcuna applicazione industriale concreta “. La nostra Presidente nel suo intervento non ha parlato di bassi salari. Secondo Landini, leader della CGIL, le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia, mentre troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti. Anche per Orsini, leader di Confindustria, i salari bassi incidono negativamente sulla qualità della vita, sulla natalità e frenano la domanda interna. In sostanza anche questi ultimi interventi della Presidente del Consiglio sembrano retorici e staccati dalla realtà del Paese. Per concludere citiamo ancora i seguenti dati: 1) il nostro debito pubblico è allarmante – 2) il lavoro è stato incrementato, però soprattutto per gli over 55 anni – 3) l’esodo giovanile verso l’estro è preoccupante – 4) il lavoro precario è ancora molto elevato – 5) vi è molta difficoltà anche per il lavoro femminile e la parità salariale – 6) siamo in fondo alla graduatoria anche per la crescita del Pil. In sostanza il governo Meloni non ha migliorato la situazione economica rispetto al momento del suo insediamento.

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