Gaza: per non dimenticare

Dopo oltre due anni di blocco degli aiuti umanitari, di attacchi alle strutture sanitarie e di accesso sempre più limitato a cibo, acqua e cure mediche, le conseguenze dell’occupazione israeliana di Gaza sono divenute devastanti. Purtroppo quando l’accesso agli aiuti viene limitato e le infrastrutture essenziali vengono distrutte, la fame diventa uno strumento di controllo sulla popolazione. E’ quello che sta facendo Israele e tutto ciò ha conseguenze gravissime, come dimostrano anche i dati forniti da Medici senza Frontiere. Citiamo solo che tra il giugno 2025 ed il gennaio 2026 più di metà delle donne in gravidanza ha sofferto di malnutrizione, il 90% dei bambini è nato prematuro e l’84% di tutti i nati presentava un basso peso alla nascita. A causa dell’attuale situazione Medici senza Frontiere ha anche osservato un numero elevato di aborti spontanei. Tralasciamo il numero dei morti. A fronte di tutto ciò viene oggi portato avanti da Israele e dal Governo statunitense un progetto, chiamato ” New Gaza “, che prevede una trasformazione urbana, turistica ed economica imposta su un territorio devastato e su una popolazione privata dei diritti fondamentali. Un simile progetto solleva interrogativi circa l’intento di Israele di controllare in via permanente il territorio e di appropriarsi delle sue risorse. La popolazione palestinese di Gaza è sottoposta a condizioni che non sono compatibili con una vita umana dignitosa e il progetto ” New Gaza ” costituisce una violazione del diritto di autodeterminazione dei popoli, della Convenzione di Ginevra e delle risoluzioni dell’ONU, rimaste finora inapplicate. E’ necessario che la Comunità internazionale, oltre a far cessare le ostilità a Gaza, si ponga anche la questione della titolarità della sua ricostruzione. Preoccupa che sia sparita dal dibattito internazionale la promessa dei ” due popoli, due Stati “. Se non interviene il diritto internazionale è probabile che gran parte dei Palestinesi venga cacciata dai propri territori e Gaza diventi un protettorato permanente di Israele. Gli abitanti della Striscia hanno diritto di vivere nel loro territorio ed operare la ricostruzione con l’aiuto e le garanzie della Comunità internazionale.

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