Magnifica Humanitas

Ci sembra utile richiamare alcuni concetti espressi nella prima enciclica di papa Leone XIV, possono essere utili sia per i singoli cittadini, sia per coloro che hanno responsabilità politiche.

L’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV si colloca nel solco della Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell’intelligenza artificiale. Lungi dall’essere un elenco di principi e di norme, la Dottrina sociale della Chiesa orienta la lettura degli avvenimenti alla luce del Vangelo. Nelle rispettive epoche i Papi hanno fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio, cioè la dignità della persona, la solidarietà, la sussidiarietà, il valore del lavoro, la centralità della pace, la cura del creato. L’enciclica si suddivide in cinque capitoli e parte da un principio, vale a dire che la tecnologia non è in contrasto con la persona, tuttavia non è neutrale, perché esprime chi la pensa, chi la finanzia, chi la usa. Quindi, dice il Papa, dobbiamo seguire la logica della corresponsabilità e della sussidiarietà, perché in nome di interessi molto potenti non si può ridurre la persona a risorsa da usare e sfruttare. Occorre inoltre riconoscere l’inviolabilità dei diritti umani, primo fra tutti quello alla vita. Altro riconoscimento è quello delle minoranze, con particolare attenzione alle donne, per le quali il Pontefice chiede scelte concrete nelle leggi, nel lavoro, nell’istruzione, nelle responsabilità sociali e politiche. Papa Leone elenca poi cinque principi della Dottrina sociale della Chiesa. Il primo è il bene comune, il cui raggiungimento non può essere separato dal diritto dei popoli ad esistere con la propria identità, quindi qualsiasi tentativo volto ad eliminare o a sottomettere una nazione è gravemente immorale e inaccettabile. Il secondo principio è la destinazione universale dei beni, pertanto le conoscenze e le tecnologie non possono essere concentrate nelle mani di pochi, fatto che alimenta il divario fra inclusi ed esclusi dalla rivoluzione digitale. Ed ecco il terzo e quarto principio, cioè la sussidiarietà, che richiede il superamento dell’assistenzialismo in favore della corresponsabilità e la solidarietà, che si contrappone all’indifferenza e guarda alle generazioni future. Il quinto principio è la giustizia sociale. Nell’epoca del digitale tutti devono avere un accesso equo alle opportunità che esso offre, il criterio guida non deve guardare solo al profitto, ma alla dignità della persona ed al bene dei popoli. Il Papa pensa anche ai migranti, ai rifugiati: il modo in cui la società li tratta dimostra se l’idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità. Segue il richiamo all’accoglienza dignitosa, all’integrazione e alla promozione del diritto di rimanere ciascuno nella propria terra in pace e sicurezza. IL terzo capitolo entra nel vivo dell’IA ed il Pontefice mette in guardia da quello che è il ” paradigma tecnocratico ” a causa del quale ogni scelta viene dettata solo da parametri di efficienza e di profitto. Altra sottolineatura è che l’IA può imitare l’uomo, ma non possiede coscienza morale, capacità affettiva, relazionale e spirituale. C’è bisogno di un codice etico sottoposto a criteri di giustizia sociale, in quanto la morale non può essere decisa da pochi. Bisogna “disarmare l’IA ” per sottrarla alla logica della competizione economica, militare e cognitiva, per rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare, per sottrarla ai monopoli e impedirle di dominare l’umano. Far crescere la tecnica eliminando i limiti dell’umano significa invece far regredire il cuore; l’umanità non deve essere sostituita, né superata. La vera alternativa di fronte all’IA è tra due modi di costruire il progresso: a servizio della persona o delle logiche di potere. Altro aspetto importante è che la cultura generata dal web non deve divenire strumento di omologazione e di dominio, ma spazio di maturazione per libertà interiore e pensiero critico. E’ centrale anche il richiamo affinché nei giovani non si spenga il desiderio di porre domande a causa di macchine perfette che fanno sembrare inutile il pensiero umano. Nella rivoluzione rappresentata dalla transizione digitale papa Leone XIV sottolinea l’importanza di tutelare la dignità e il valore del lavoro. I nuovi modi di lavorare non sono necessariamente i migliori, perché la tecnologia può dequalificare i lavoratori o sottoporli a vigilanza automatizzata, inoltre non debbono portare alla disoccupazione in nome dei costi e dell’aumento del profitto. Per questo è necessario superare il concetto di Pil come parametro del grado di sviluppo di un Paese, puntando invece su dignità del lavoro, prosperità condivisa, riduzione delle disuguaglianze, salvaguardia dell’ambiente. Altro spazio il Pontefice lo dedica a nuove forme di schiavitù, come quella dei lavoratori impiegati nell’estrazione delle terre rare necessarie per la tecnologia. Non reagire o tollerare queste gravi violazioni della dignità umana, dice papa Leone, rende di fatto complici. Anche l’uso delle informazioni vitali usate per guidare strategie economiche è di fatto un volto nuovo del colonialismo. Nel quinto capitolo dell’enciclica papa Prevost parla della guerra e soprattutto del fatto che con l’IA le decisioni sulla vita e sulla morte delle persone saranno sempre più impersonali ed il ricorso alla forza viene ritenuto come una opzione immediata e praticabile. Alla base di ciò sta una cultura della potenza che normalizza la guerra e la riabilita come strumento di politica internazionale. Occorre superare la teoria della guerra giusta, promuovendo il dialogo , la diplomazia, il perdono. Alla forza del diritto, dice il Papa, si sostituisce il diritto del più forte, mentre le istituzioni create per custodire il destino comune dei popoli non vengono più riconosciute nella loro autorità morale. Alla cultura del potere bisogna sostituire la civiltà dell’amore; ciascuno nel proprio ambito di azione è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza o custodire la pace. L’enciclica presenta le seguenti piste di responsabilità: disarmare le parole dicendo la verità – costruire la pace nella giustizia- assumere lo sguardo delle vittime, prendendo posizione – dar voce alle vittime – coltivare un sano realismo. A conclusione dell’enciclica, papa Leone invita i fedeli ad abitare le nuove tecnologie alla luce del Vangelo, affinché anche nel tempo dell’IA tutti possano testimoniare la bellezza di una magnifica umanità abitata da Dio.

Tags:

Comments

Lascia un commento