Nessuno o quasi se lo sarebbe aspettato: ha vinto nettamente il No. Di fronte al disegno di modifica della Costituzione i cittadini italiani hanno votato in massa: no, grazie. La Costituzione ancora una volta si conferma un rifugio sicuro contro una politica diventata arrogante e contro lol spettro di un sovranismo che comincia ormai a farsi ben conoscere. Nel nostro precedente articolo abbiamo fatto cenno all’importanza per il Paese di poter reggersi su adeguati contrappesi istituzionali, constatiamo ora con sollievo che gli Italiani hanno tenuto ben presente tale concetto. In questo periodo inoltre si è materializzata la visione di un Paese alleato, gli USA, in cui la politica con Trump può perseguire i suoi scopi in totale libertà ed interpretare gli interessi nazionali al di là della legge. Ecco infatti le azioni dell’ICE, la polizia anti immigrazione, le esternazioni del Presidente sulla conquista della Groenlandia, l’attacco in Venezuela, la guerra contro l’Iran, il caos dei dazi ed il rischio di un conflitto globale. Tale modo di interpretare la politica evidentemente non è piaciuto alla maggioranza degli Italiani, che si sono riparati dietro lo scudo della Costituzione, considerato l’atteggiamento della Presidente del Consiglio nei confronti di Trump. E lo hanno fatto presumibilmente anche per avvertire il Governo di evitare ulteriori passi, come il premierato.
E’ bene ricordare anche che ogni cambiamento della Costituzione deve essere fondato sulla collaborazione delle forze politiche, non sulla lacerazione, come è appena successo. Lo ha ribadito Renzi in una sua dichiarazione: la Presidente Meloni ha provato a chiedere il sì ad una riforma sulla quale in Parlamento non ha concesso nemmeno una modifica. Chiamando poi in causa il decreto migranti, gli stupratori, le scarcerazioni di Torino, riteniamo che abbia caricato il referendum di un significato politico e ciò non l’ha certo avvantaggiata. Da ultimo, ma non certo un aspetto irrilevante, chi ha votato No ha capito che una valida riforma della giustizia non può essere basata sulla separazione delle carriere, che non cambia la durata dei processi, non semplifica le procedure, non modifica il rapporto tra il cittadino ed il tribunale. Abbiamo detto che l’affluenza alle urne è andata ben oltre le aspettative, a ciò ha contribuito anche la mobilitazione dei giovani. Quelle migliaia di ragazzi che erano scesi in piazza contro il genocidio in Palestina, contro la guerra, per l’ambiente e contro la mancanza di valide politiche giovanili, sono andati puntualmente alle urne. Hanno smentito nella maniera più civile l’etichetta di violenti, che era stata loro attribuita. Davanti a loro i giovani non vedono un futuro sicuro, migliaia di loro sono stati costretti a trovare lavoro in altri Paesi, senza prospettiva di un ritorno in Patria. Dopo il voto referendario che cosa potrebbe succedere? La strada delle dimissioni dell’Esecutivo con conseguenti elezioni anticipate difficilmente verrà seguita da Meloni, anche se l’attende un anno difficile, sia all’interno, sia all’estero. Non dimentichiamo, ad esempio, una possibile sconfitta di Orban, quella altrettanto possibile di Trump alle elezioni di Mid-Term, la fine dei soldi del PNRR, la crisi internazionale con gravi ripercussioni sull’economia. L’unica strada è quella delle vere riforme: dalla salute, alla scuola, alla casa, al lavoro, ai diritti civili. Questo credo che sia il messaggio uscito dalle urne.
Dopo referendum: viva la Costituzione
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