Propongo come spunti di riflessione tre punti ancora irrisolti e che costano molto all’umanità: fame nel mondo – salvaguardia dell’ambiente – costruzione della pace.
Fame nel mondo – Sul cammino della globalizzazione si trova anche il terribile ostacolo della fame nel mondo. Purtroppo i popoli denutriti non sono mai stati un rimorso per i popoli ricchi. Il mercato che fa tutte le regole, fa anche quelle della coscienza. Tutto è competizione. Se si potesse lavorare in un clima di cooperazione e di concordia politica, si otterrebbero tangibili risultati. Appaiono quindi sempre più indispensabili regole globali ed istituzioni internazionali forti ed indipendenti dalle contingenze delle politiche nazionali e dalle relazioni fra nazioni sempre mutevoli. La fame è un aspetto tragico del disordine di un mondo che non sa governarsi e che cresce in modo assolutamente diseguale. La miseria dei nostri simili è cosa che ci riguarda, perché svela il carattere antiumano e anticristiano del sistema sociale e politico che abbiamo costruito e che affermiamo essere il migliore dei mondi possibili.
Salvaguardia dell’ambiente – La parola ambiente dovrebbe suggerire l’idea di bellezza, di progresso, di turismo, di panorami incantevoli e puliti, ma purtroppo anche l’ambiente, causa l’egoismo degli uomini, è divenuto un grave problema. Pensiamo allo smaltimento dei rifiuti, all’inquinamento dell’acqua, dell’aria, al disboscamento, al rischio idrogeologico, alla cementificazione dissennata. L’uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera disordinata ed eccessiva le risorse della natura e la sua vita stessa. In questi ultimi anni si sono succeduti incontri e vertici sul clima, purtroppo con scarsi risultati ed anche ciò che è stato concordato richiederà tempi lunghi per venire realizzato, sempre che si decida di realizzarlo. I vari summit hanno dimostrato ancora una volta che l’unico problema ad interessare la politica è sempre e solo quello economico: un’ottica miope e catastrofica. Tutti noi dobbiamo capire che occorre uno sviluppo sostenibile. Si tratta di un modo di porsi consapevole nei confronti dell’ambiente nel quale viviamo. Un rapporto cosciente tra economia ed ambiente, legato alla necessità di preservare la qualità del patrimonio naturale ed alla consapevolezza che, essendo le risorse del pianeta tendenzialmente esauribili, devono essere rivisti ed equilibrati i modelli di sviluppo. Lo sviluppo sostenibile garantisce i bisogni delle generazioni attuali, senza pregiudicare quelli delle generazioni future.
Costruzione della pace- Convertire le armi in cibo e la morte in vita è oggi più che mai un obiettivo inderogabile che l’umanità deve perseguire, se non vuole avviarsi alla sua distruzione. Ce lo impone un’analisi seria sul momento attuale e sul passato, che include il riconoscimento degli errori commessi e dovuti soprattutto alla mancanza di responsabilità verso il prossimo ed il creato. Ne consegue che il primo passo da compiere è l’abbandono di quell’illusorio senso di sicurezza fondato sulla fame del guadagno a tutti i costi. Ciò porta a disuguaglianze ed egoismi che vedono una esigua minoranza della popolazione mondiale possedere la maggioranza dei beni e sfruttare persone e risorse. Viene a crearsi così un “ debito ecologico “ a carico in primo luogo dei poveri e poi delle generazioni future, come ricorda papa Francesco. A livello internazionale tale brama di guadagno e di accaparramento conduce ad ingiuste conquiste, a guerre. Occorre invece che coloro i quali hanno la responsabilità di governare agiscano contro le ingiustizie sociali, le emarginazioni e predispongano un modello di sviluppo capace di porre al centro della politica ogni uomo e tutto l’uomo “ come il pilastro fondamentale da rispettare e proteggere, adottando una metodologia che includa l’etica della solidarietà e la carità politica “ (dal messaggio di papa Francesco al Direttore dell’Unesco ). Ritengo interessante, come spunto di riflessione e di approfondimento dell’argomento trattato, riportare uno stralcio dell’intervento “ La sfida della pace “ del poeta, padre David Maria Turoldo: “ Ho capito, Signore. La pace non me la può dare nessuno. E’ inutile che speri. I governi, gli stati, i continenti hanno bisogno di pace anche loro e non ne sono capaci. E camminano tutti su strade sbagliate. Essi pensano che la pace si possa ottenere con le armi, incutendo paura agli altri stati e agli altri continenti. E intanto si armano e studiano sistemi sempre più potenti e micidiali. Tutti vogliono essere forti. Dicono: solo un forte può imporre il rispetto e la pace. Come se la pace fosse un fatto di imposizione e non d’amore. Io non ho mai visto che ci sia pace per queste strade. Questo è uno squilibrio di terrore: un’altra maniera per essere schiavi; una maniera apparentemente civile. Invece è barbarie come tutte le altre barbarie… No, per queste strade della sopraffazione e del terrore non ci può essere pace… Signore tu attendi che gli uomini imparino che non è giusto, non è giusto che duri così. Solo che tu vuoi che l’impariamo da noi stessi: in tempo e per altre vie. La terra è una. L’umanità è una. Perciò uno non può star bene e l’altro male…”

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