Decreto sicurezza: uno sguardo al passato?

Mi sembra opportuno analizzare, seppur velocemente, il Decreto-sicurezza che in questi giorni ha acceso un forte dibattito politico e sociale. Si tratta di un decreto che presenta un record di norme penali ed un profilo di possibile incostituzionalità in alcuni punti. Il Consiglio direttivo dell’Associazione Italiana dei Professori di Diritto penale sottolinea come vengono introdotti con decreto-legge ” almeno quattordici nuove fattispecie incriminatrici e inasprite le pene di almeno altri nove reati. Le condotte oggetto di criminalizzazione appaiono, nella quasi totalità dei casi, espressive di marginalità sociale o di forme di manifestazione del dissenso, con interventi che risultano, per diversi profili di dubbia compatibilità con svariati principi costituzionali “. Il decreto-legge inoltre, in questo caso, appare utilizzato in maniera impropria, come un disegno di legge ad effetto immediato e crea così una prassi che porterebbe il Parlamento a non poter svolgere il proprio ruolo. Sempre l’Associazione Italiana dei Professori di Diritto penale rileva un altro aspetto che dimostra la scarsa utilità del Decreto in alcuni suoi punti essenziali: ” Pensare di garantire la sicurezza dei cittadini, facendo esclusivo affidamento sul diritto penale, è illusorio. Come confermano studi condotti a livello nazionale ed internazionale, la creazione di nuovi reati o l’inasprimento delle pene non può garantire di per sé i migliori livelli di sicurezza, né risolvere le cause alla base delle forme di criminalità che si vogliono contrastare “. A ciò possiamo aggiungere che introdurre nuovi reati non risolutivi dei problemi in essere comporta un aumento dei procedimenti processuali e l’aumento della popolazione carceraria in uno stato di sovraffollamento delle carceri. Anche il sindacato CGIL puntualizza che il Decreto-sicurezza è un condensato di propaganda e populismo istituzionale e viene declinato come azione repressiva dei conflitti sociali e come politica punitiva. Tra le norme più criticate vi è il reato di blocco stradale e ferroviario, il trattamento per le detenute madri, la repressione delle proteste legate a infrastrutture come il Ponte sullo Stretto e l’equiparazione delle inflorescenze di canapa industriale alla droga. Da considerare inoltre che quella sulla sicurezza, che la maggioranza non è stata in grado di garantire in questi quattro anni di governo, è pure la legge che introduce il fermo preventivo, fino a 12 ore, per chi è semplicemente sospettato di voler compiere atti violenti durante le manifestazioni. E’ la legge che prevede sanzioni fino a 10.000 euro per i promotori di cortei non autorizzati. Sulla droga invece si cancella la lieve entità e si limita la possibilità di riduzioni di pena in caso di spaccio ” continuativo “. Un aspetto veramente curioso è che, mentre viene approvato il Decreto-sicurezza, se ne prepara già un altro che modifica il primo. La causa è la norma che prevede un compenso di 615 euro per il legale che convince uno straniero a tornare nel suo Paese di origine. Tale norma non è stata accolta dal Quirinale, garante della Costituzione. Il Governo ha inventato così il decreto correttivo, anomalo nella forma e strano nella sostanza. Vediamo ora due importanti rilievi che potrebbero essere mossi al Decreto-sicurezza: diritti fondamentali – alcune disposizioni toccano la libertà di manifestazione e di riunione, prevedendo ad esempio il carcere per chi blocca una strada, anche pacificamente. Altre aggravanti si applicano genericamente a chi delinque in prossimità di stazioni, senza legame col luogo, sollevando così perplessità; il metodo – il decreto sembra non rispondere ai requisiti di necessità ed urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione, perché ha trasformato in decreto un disegno di legge in discussione da tempo, scavalcando così il Parlamento. Anche la eterogeneità dei contenuti è motivo di critica. Attendiamo gli eventi.

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