Le incompiute del governo Meloni

Dal corposo ed ambizioso programma elettorale presentato dal Centro-destra nel 2022 estrapoliamo alcune tra le opere o le riforme eccellenti che sono rimaste promesse incompiute o quasi. Il Ponte sullo Stretto – una promessa mancante riguarda il Ponte sullo Stretto. Il ministro Salvini lo ha fissato come obiettivo fondamentale ed ha annunciato a più riprese l’imminente avvio dei lavori. Siamo a maggio 2026 ed i cantieri non ci sono, anche a causa delle incongruenze e delle lacune nel progetto rilevate dalla Corte dei Conti. Il governo si è detto pronto a replicare, non lo ha ancora fatto. Misure e riforme a sostegno della produttività e degli investimenti per la crescita – i principali progetti di questo genere, come Transizione 5.0, sono risultati inefficaci, quando il Governo ha provato a modificarli, ha ingenerato proteste tra gli industriali. Promessa rilevante è stata quella dello stanziamento di 25 miliardi a favore delle imprese, per far fronte ai dazi imposti da Trump. Le fonti da cui reperire i fondi sono però apparse complesse e non ben delineate. Di fatti quasi nulla di quei soldi è ancora entrato nel sistema industriale. Con la legge di bilancio si sono fatti degli spostamenti con l’inserimento di circa 3 miliardi per le imprese. Tale cifra però servirà in buona parte per finanziare vecchie misure volute dai precedenti governi e che la presidente Meloni aveva eliminato, salvo poi rivalutarle. La ex ILVA – altra mancata promessa riguarda lo stabilimento ex ILVA. Nel 2024 il ministro Urso affermò che la procedura per la vendita dell’acciaieria si sarebbe conclusa nel 2025. Ancora oggi tutto appare incerto. Piano casa – si tratta di una iniziativa ambiziosa del governo Meloni, che prevedeva di fornire 100 mila nuovi alloggi in 10 anni, con un investimento di 10 miliardi. Proprio in questi giorni il piano è approdato sul tavolo del Consiglio dei Ministri e prevede l’impiego di circa 4-5 miliardi. Tutto ruoterà attorno ad un decreto legge, che affronterà il tema dell’edilizia residenziale pubblica. Vedremo. Centri in Albania – la Presidente Meloni lo scorso dicembre ha affermato che i centri in Albania funzioneranno, considerato che finora sono stati una spesa pressocché inutile. Certo, il tutto è legato anche alle decisioni dell’UE, che al momento sembra più favorevole all’utilizzo di detti centri. Nel frattempo il numero degli sbarchi dei migranti nel Mediterraneo si è stabilizzato: 66.296 arrivi nel 2025, sono stati 67.040 nel 2021, prima dell’insediamento dell’attuale governo. Piano carceri – Ultimamente l’emergenza umanitaria rappresentata dal sovraffollamento carcerario è stata richiamata anche dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Senato. La Presidente del Consiglio aveva promesso 7000 nuovi posti in tre anni, a partire dal 2025. Il sottosegretario Mantovano aveva annunciato: 11.000 nuovi posti entro la fine 2027. La realtà ci dice che a novembre scorso i nuovi posti sono stati 479. Riduzione età pensionabile – Nell’agosto 2022 il ministro Salvini aveva promesso l’abolizione della legge Fornero entro un anno. Finora si è avuto solo un inasprimento dei parametri per il pensionamento anticipato. Dal 2027 inoltre il Governo prevederebbe un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile. Le accise – nel 2019 l’allora leader di Fratelli d’Italia chiedeva la progressiva abolizione delle accise, finora si constata un aggravio complessivo delle stesse. Riduzione delle tasse – la riduzione delle tasse è sempre stato un cavallo di battaglia del Centrodestra. Se invece consideriamo anche le misure introdotte nel 2025, la pressione fiscale sale al 42,8%, il tasso più alto da dieci anni a questa parte. Sono state inasprite anche imposte che nel programma elettorale dell’attuale Governo si sarebbero dovute abolire, come l’IRAP o la Tobin tax.

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