Purtroppo sembra che il nostro Governo e l’ambiente non vadano molto d’accordo: poco è stato fatto e si sta facendo, ad esempio, a favore della transizione ecologica. Se esaminiamo il quadro europeo, vediamo che è in atto una accelerazione strutturale delle politiche e degli investimenti nel campo ambientale. Il nostro Paese, pur formalmente allineato agli obiettivi europei, è ancora fuori dalla traiettoria necessaria per il raggiungimento dei target 2030, con rischi economici, industriali e sociali in aumento. Siamo ancora disallineati per quanto riguarda la quota di produzione di energia rinnovabile, ferma al 41% rispetto al 50% EU e con la quota di energia rinnovabile sui consumi al 19,6% rispetto al 42,5% EU. Punti critici sono: ritardi autorizzativi e di connessione alla rete per le rinnovabili – instabilità normativa e rallentamenti sull’efficienza energetica degli edifici – assenza di una strategia industriale green coerente, che accompagni l’investimento pubblico. Il governo Meloni poteva e doveva fare di più vista la nostra elevata bolletta energetica e dipendenza dalle fonti fossili. Gli altri Paesi europei si sono dati una strategia con progetti e investimenti in infrastrutture di produzione di energia rinnovabile e filiera industriale clean, per abbattere il ricorso al carbone, al gas e al petrolio. L’Italia non è stata capace di fare altrettanto. Il Governo ha mantenuto il gas come principale leva di sicurezza del sistema energetico, sia nella produzione elettrica, sia nei consumi finali. L’aumento delle rinnovabili è avvenuto prevalentemente attraverso il superbonus, che ha favorito il fotovoltaico edilizio e l’autoconsumo, ma non ha costruito un sistema in grado di sostituire strutturalmente il gas, di conseguenza la nostra sicurezza energetica resta esposta a fattori esterni: volatilità dei prezzi internazionali, tensioni politiche e instabilità dei mercati delle materie prime. A fronte di tutto ciò il governo Meloni ha messo sul tavolo due iniziative: disegno di legge delega sul nucleare e obiettivo di fare dell’Italia un hub del gas per l’Europa, con particolare riferimento al Mediterraneo, vedi gli accordi con i Paesi fornitori del Nord Africa e il piano Mattei. In sostanza, da un lato si riapre il tema del nucleare, ma senza effetti concreti sulla sicurezza energetica e sul mix nei prossimi anni, dall’altro un hub gas in Italia presenta limiti strutturali, dato che i principali mercati europei sono già serviti da altri hub e da fonti diversificate. Serve invece una strategia che preveda: attuazione della legge sul clima e relativa governance – piano strategico energetico, industriale e di tutela del territorio.

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