Un altro modo di dire è entrato ormai a far parte del nostro linguaggio: povertà da raffrescamento. Si tratta di una ulteriore disuguaglianza, cioè l’impossibilità di mantenere temperature vivibili in casa e negli spazi pubblici durante le ondate di calore, che non sono più un’anomalia passeggera. I più poveri insomma hanno anche meno alberi, meno ombra e case super bollenti. L’Italia è in testa alla classifica dei Paesi europei più colpiti dal caldo estremo, con ben 4597 vittime registrate nel 2025. Legambiente ha lanciato la seconda edizione della campagna ” Che caldo che fa “, per mappare le isole di calore urbane, dove la mancanza di aree verdi, pensiline, fontanelle trasforma interi quartieri in aree di cemento invivibili. Ricordiamo inoltre che in Italia pesa la mania di cementificazione dissennata: secondo il rapporto Ispra il nostro Paese divora il suolo naturale al ritmo di 2,7 metri quadrati al secondo, portando la copertura artificiale del territorio al 7,17%, quasi il doppio della media europea. La copertura arborea delle nostre città si ferma al 22%, contro il 28% del resto d’Europa. Molte città europee adottano piani di investimento per imporre tetti verdi, facciate alberate e de-pavimentazione obbligatoria, in Italia, al riguardo, la politica è ferma. Legambiente chiede al Governo almeno lo stanziamento delle risorse per il “Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici ” approvato da due anni, ma rimasto senza fondi. Il rischio è che le nostre periferie continuino a rimanere a bagnomaria nel totale silenzio istituzionale.
( Adattato da Anteprima Repubblica)

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